ATLETICO DIRITTI: IN GOL PER L’INTEGRAZIONE

Nell'Atletico Diritti migranti e detenuti abbattono i muri inseguendo un gol. «Giocando insieme possiamo offrire a tanti ragazzi una possibilità di riscatto»

di Giorgio Marota

«Con un pallone tra i piedi ci ricordiamo che siamo davvero tutti uguali». Parola di Mirko, uno dei quasi 1500 detenuti del carcere romano di Rebibbia, tra i protagonisti di un torneo di calcio decisamente singolare. Si sono sfidati sul campo del penitenziario una squadra composta dagli stessi detenuti, una di Magistratura Democratica (formata da pm e giudici) e l’Atletico Diritti, in cui giocano migranti, ragazzi provenienti da percorsi penali, in affidamento ai servizi sociali o in libertà vigilata e studenti universitari.

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Un momento del triangolare giocato a Rebibbia il 26 settembre scorso in occasione della presentazione del club alla stampa.

«Io sono qui perché ho sbagliato e ci penso ogni giorno – racconta Mirko –  tranne quando faccio sport e ho gli scarpini ai piedi. In quell’ora smetto di contare i mesi che mi separano dalla libertà». Il triangolare – vinto dai detenuti grazie a due vittorie su due – è andato in scena martedì 26 settembre in seguito alla presentazione alla stampa e alle autorità dell’Atletico Diritti, club nato nel 2014 per volontà delle associazioni Progetto Diritti, impegnata a fornire assistenza legale alle comunità immigrate, e Antigone, che da anni combatte le ingiustizie del sistema penale. Una famiglia che cresce e che oggi trova anche il supporto di Banca Etica, un istituto di credito ispirato dalla finanza etica e da valori quali cooperazione sociale, diritti umani, tutela ambientale e attenzione alle conseguenze degli investimenti.

 

#FRATELLIDISPORT. «Per la quarta stagione siamo iscritti al campionato di Terza Categoria laziale – ha raccontato Susanna Marietti, presidente della squadra e coordinatrice nazionale di Antigone – anche quest’anno vogliamo lanciare un segnale: il calcio è uno straordinario strumento di integrazione. Giocando insieme possiamo abbattere i muri, contrastare il razzismo e offrire a tanti ragazzi una possibilità di riscatto». Ne sono un esempio due dei punti di forza dell’Atletico Diritti, entrambi rifugiati: il giovane Ibrahim, 18 anni, proveniente dal Gambia e arrivato in Italia un anno e mezzo e fa, e il 20enne ivoriano Konan Felicien che sogna di diventare un goleador come Drogba, uno dei più grandi calciatori della storia del suo Paese.

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«Ci auguriamo che percorsi di integrazione sociale simili a questo siano sviluppati in tutto il territorio nazionale». Lo ha detto il sottosegretario alla Giustizia Gennaro Migliore in occasione dell’evento.

L’Atletico Diritti fa parte dell’ultima categoria del nostro calcio, ma ha acquisito negli anni una nomea internazionale per essere stato uno dei primi club ad aver aderito alla campagna #SignAndPass, lanciata dal Barcellona e dall’Unhcr con l’obiettivo di far crescere la consapevolezza sulla drammatica condizione che milioni di rifugiati stanno vivendo in tutto il mondo. Hanno firmato (“sign”) e passato (“pass”) questo pallone simbolico quasi 1 milione e mezzo di persone, con il campione Lionel Messi tra i primi ad apporre il suo nome.

 

RIFORMA CARCERE. All’evento di presentazione dell’Atletico Diritti e al triangolare erano attesi anche Zerocalcare e il Ministro della Giustizia Andrea Orlando; entrambi non si sono presentati per motivi personali, ma hanno lasciato un messaggio: il noto fumettista nato e cresciuto proprio nel quartiere Rebibbia ha fatto arrivare un disegno, mentre il Ministro, le cui veci sono state fatte dal Sottosegretario Gennaro Migliore, ha scritto un testo da leggere che si concludeva così: “L’impegno agonistico di questi ragazzi testimonia più di tante parole come lo sport sia uno strumento per combattere disagi ed emarginazione. Ci auguriamo che iniziative del genere e percorsi di integrazione sociale simili a questo siano sviluppati in tutto il territorio nazionale”.

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Sovraffollamento, condizioni igieniche, misure alternative e percorsi di reintegrazione sono solo alcune delle questioni su cui in molti si aspettano l’intervento del Governo

Una speranza che si associa a quella di una giusta riforma del sistema carcerario che migliori le condizioni dei penitenziari italiani e aggiorni un ordinamento entrato in vigore ormai da 40 anni.

I lavori delle commissioni per l’elaborazione dei nuovi testi sono iniziati il 19 luglio e dovrebbero andare avanti fino alla fine di dicembre. Un argomento molto sentito da parte del governo, ma anche delle opposizioni e da chi, come l’associazione Antigone, sta cercando di monitorare la situazione, tenendo alta la guardia e fornendo al tempo stesso preziose proposte: dalla necessità di ridurre il sovraffollamento delle carceri a quella di migliorare le condizioni di igiene e dei salute dei detenuti; dalla richiesta di misure alternative per le pene meno gravi ai percorsi di riqualificazione e reintegrazione per le persone, fino ad arrivare a norme specifiche e più chiare per i carcerati minorenni. Ci sono gol da fare in campo e gol da fare nella vita.

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