TUTTO FUMO E NIENTE ARRESTO: DETENUTI E MAGISTRATI IN GARA AI FORNELLI

Tutto Fumo e Niente Arresto è una gara di cucina etica dove a vincere sono il gusto e la solidarietà. Un’iniziativa di Semi di Libertà

di Maurizio Ermisino

L’idea è quella di passare un «venerdì al fresco» negli splendidi giardini dell’Isola Solidale in via Ardeatina 930 a Roma. Per voi ci sarà un aperitivo, una cena, con un contest molto particolare, e una esposizione e vendita dei prodotti dell’Economia Carceraria. Stiamo parlando di Tutto Fumo e Niente Arresto, una vera e propria gara di cucina, come quelle che oggi sono tanto in voga in tivù. Solo che qui parliamo di cucina etica e a vincere, oltre che il gusto, è la solidarietà. E grazie alla quale si recuperano le persone, oltre che le eccedenze alimentari, le tradizioni e le buone condotte culinarie.

 

Tutto Fumo e Niente Arresto è l’ultima, brillante iniziativa (ma ne hanno altre cento in testa) dell’associazione Semi di Libertà ONLUS, che da alcuni anni ha deciso di puntare sul riscatto dei detenuti e degli ex detenuti, e di provare a dare vita a una serie di progetti, che possano dare a queste persone un lavoro, una vita, un futuro. Dopo aver fondato un birrificio, e una linea di birre dal nome Vale la pena, ed aver aperto un pub, in Via Eurialo 22, a San Giovanni, a Roma, dopo aver lanciato la linea di sandali capresi A Piede Libero, e aver aperto la nuova Casa dell’Economia Carceraria a Roma (ne abbiamo parlato qui), in via dei Marsi, Semi di Libertà ha lanciato l’iniziativa Tutto Fumo e Niente Arresto, una serie di giornate di enogastronomia, solidarietà e buone pratiche. La prima è andata in scena il 3 luglio e la prossima è prevista per il 18 settembre. I proventi della serata finanzieranno il progetto Uniti per l’Amazonia e le attività d’inclusione delle due associazioni organizzatrici, L’Isola Solidale e Semi di Libertà ONLUS, in particolare il nuovo laboratorio di pelletteria e serigrafia A Piede Libero. Il progetto è sostenuto anche dal Centro Agroalimentare di Roma (CAR), da Economia Carceraria e dalla Cooperativa O.R.T.O del Carcere di Viterbo.

 

Tutto Fumo e Niente Arresto: un format formativo

Tutto Fumo e Niente Arresto «è n format che avevamo ideato già da qualche anno. ma che tardavamo a far partire, mancava l’occasione di farlo», ci ha spiegato Paolo Strano, presidente di Semi di Libertà ONLUS. «Nasce come format formativo: volevamo fare un percorso di formazione all’interno di un carcere per poi portarlo all’esterno. Avevamo provato a lanciarlo a gennaio-febbraio, ma poi il Covid-19 aveva bloccato tutto quanto». Ma proprio durante l’emergenza Covid-19 c’è stato uno di quegli incontri da cui possono nascere opportunità. «Noi e L’Isola Solidale ci siamo incontrati più volte nelle carceri romane, perché entrambi portavamo sollievo», racconta Paolo Strano. «Noi consegnavamo mascherine, loro pasti e altri generi di conforto. Nel corso di uno di questi incontri ne abbiamo parlato, e abbiamo detto: facciamolo».

Il social housing per detenuti

L’Isola Solidale, in via Ardeatina 930, a Roma, è una struttura che accoglie i detenuti in esecuzione penale esterna, o i detenuti a fine pena, che non hanno riferimenti familiare e non hanno domicilio e lì possono trovare un alloggio. «Ci siamo accorti che c’erano tutte le opportunità per realizzare questo progetto», racconta Paolo Strano. «Hanno un magnifico spazio a disposizione, una cucina perfettamente attrezzata, e contatti con chef».

E quella tra Semi di Libertà e L’Isola Solidale è una di quelle sinergie destinate a nascere, che si realizzano quasi naturalmente. La mission delle due realtà è la stessa. «Loro agiscono su un versante fondamentale, il social housing» commenta Strano. «È una funzione molto importante: è chiaro che se queste persone escono e si trovano a vivere per strada il rischio recidiva aumenta». «Noi affrontiamo il discorso da altro punto di vista, quello formativo e dell’inclusione lavorativa», continua. «In questi casi il rapporto diventa meravigliosamente vincente. È il classico esempio di rete che conviene a tutti».

 

Quando si invertono i ruoli

Se la vita ci porta spesso a strani cambi di prospettiva, e può capitare di trovarsi nella situazione in cui vedevamo gli altri, anche Tutto Fumo e Niente Arrosto è un format – che è sempre lo stesso – dove ruoli e protagonisti cambiano. «Ci sono due brigate di cucina che si scontrano», spiega Paolo Strano. «E ci sono due gradi di giudizio, come in un processo. Il primo grado è affidato dagli ospiti che intervengono, e l’appello a una giuria che cambia di volta in volta».

«Nell’evento del 3 luglio due brigate di avvocati e magistrati sono stati giudicati da una giuria di detenuti», racconta con soddisfazione il presidente di Semi di Libertà. «Possiamo dire che in quel modo il cibo ha invertito i ruoli, e grazie alla cucina i detenuti sono diventati i giudici di chi li ha giudicati». «Nel secondo evento si scontrano 2 squadre di detenuti: le ospiti della Casa di Leda, una struttura confiscata alla malavita, che accoglie detenute con bambini piccoli, contro la brigata dell’Isola Solidale», racconta Strano.

«La giuria è stata affidata a personaggi famosi: ambiamo a far diventare queste serate delle opportunità di relazioni. Può accadere che nascano opportunità per i detenuti che partecipano al contest, magari sotto forma di stage della cucina di un ristorante. Quando hai un rapporto diretto nasce una relazione, un rapporto umano, ed è molto più facile che nasca un’opportunità».

A chiudere il contest, poi ci sarà la finale tra la brigata che ha vinto il 3 luglio e la vincitrice del 18 settembre. «La risposta degli intervenuti è stata eccezionale» commenta Strano. «Il primo evento è andato sold out, tutti hanno manifestato grande apprezzamento per la serata, ma la cosa più bella è proprio la nascita di relazioni: ho visto persone parlare con i detenuti, come fossero persone qualunque, senza pregiudizi».

 

Tutto fumo e niente arrestoMettere in campo valori e persone

Tutto Fumo e Niente Arresto è un contest di cucina, ma anche molto altro. «Quello che mettiamo in campo in queste serate è tanta roba» spiega Strano. «Sono principalmente valori, persone, prodotti del circuito dell’economia carceraria. Sono presenti nel menu prodotti del circuito economia carceraria, come i germogli del carcere di Viterbo, o prodotti coltivati presso l’orto dell’Isola Solidale, o prodotti frutto di solidarietà: ci sono sponsor che forniscono prodotti per alleggerire il costo della serata. E poi durante questi eventi c’è un’interessante mercato dell’economia carceraria, dove si trovano prodotti del laboratorio A Piede Libero, e prodotti realizzati nei penitenziari italiani».

Sdrammatizzare il carcere

Quei «venerdì al fresco», quel titolo «Tutto Fumo e Niente Arresto», fanno parte di un codice di linguaggio che ha contraddistinto sin dall’inizio la comunicazione di Semi di Libertà, improntato su un’ironia che permette di andare oltre i pregiudizi e di sdrammatizzare. «Non è solo ironizzare: dietro ci sono una serie di ponderate valutazioni comunicative per attirare il più possibile l’attenzione», spiega Strano. «Questo è fondamentale per due motivi: il primo per attirare le persone, serve che vengano fisicamente in questi eventi e partecipino. Il secondo è perché è un modo di sdrammatizzare questi temi, che solitamente vengono percepiti come pesanti».

 

A Piede Libero diventa un brand

L’Isola Solidale ha avuto un ruolo fondamentale anche in un’altra bella storia di Semi di Libertà. «A Piede Libero nasce come produzione di sandali artigianali, ma ha il problema della stagionalità», spiega Paolo Strano. «E questa, inoltre, è un’estate molto particolare. Per creare tutta una serie di nuove opportunità, abbiamo deciso di rendere A Piede Libero un vero e proprio brand, con un’accezione molto più ampia rispetto al sandalo artigianale. Stiamo aprendo un laboratorio di pelletteria e di serigrafia».

Questo consente all’associazione tutta una serie di vantaggi. «In primo luogo possiamo dare vita a tutta una serie di attività con i detenuti, non solo quella dei sandali, e possiamo strutturare un’attività molto più solida. Tutto questo infatti sta nascendo in totale sinergia e sintonia con L’Isola Solidale» svela Strano. «Loro hanno un ampio spazio da adibire a laboratorio, che ci viene dato in comodato d’uso gratuito, e questo è un primo vantaggio. Il secondo è che abbiamo a disposizione un gran numero di persone in esecuzione penale: lì ci sono quaranta ospiti, e non dobbiamo più relazionarci per le autorizzazioni con il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.

Alla Casa dell’Economia Carceraria a Via dei Marsi, dove produciamo i sandali, giorni fa è venuta Natasha, una ragazza che lavora con il nostro artigiano, ma l’abbiamo aspettata tre mesi. All’Isola della Solidarietà, non abbiamo questo problema. È importante anche per loro: le persone là dentro possono starci un tempo determinato, hanno dei percorsi personalizzati, non dovrebbero stare lì dentro per più di sei mesi. Avere all’interno delle attività formative di inclusione lavorativa per loro è una grandissima opportunità».

Se avete correzioni o suggerimenti da proporci, scrivete a comunicazionecsv@csvlazio.org

 

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