HA APERTO A ROMA LA CASA DELL’ECONOMIA CARCERARIA

Ci sono i sandali A Piede Libero, le mascherine Tutti Uniti, e le tante altre produzioni del circuito dell'economia carceraria. Perché il carcere deve liberare

di Maurizio Ermisino

L’economia carceraria ha finalmente una nuova casa. Da lunedì 18 maggio, «anche se in libertà condizionata», come piace dire a loro, è aperta al pubblico la nuova Casa dell’Economia Carceraria a Roma, in via dei Marsi 22, nel quartiere di San Lorenzo.

Nella nuova casa ci aspettano tante novità, come gli splendidi sandali A Piede Libero, le meravigliose mascherine solidali Tutti Uniti, e le tante altre produzioni del circuito dell’economia carceraria. Per ora è possibile entrare su appuntamento, e nel rispetto delle regole del distanziamento, di igiene e di protezione della persona con mascherina.

 

casa dell'economia carcerariaLa Casa dell’Economia Carceraria è l’ultima idea dell’associazione Semi di libertà Onlus, che da alcuni anni ha deciso di puntare sul riscatto dei detenuti e degli ex detenuti, e di provare a dare vita a qualcosa che possa dare loro un lavoro. Ha fondato un birrificio, e una linea di birre dal nome Vale la Pena, poi ha aperto un pub, in Via Eurialo 22, a San Giovanni, a Roma. E ha da poco dato vita a un nuovo progetto, la linea di sandali capresi A Piede Libero.

Ora è il momento della nuova casa, che dà un senso a tutto il lavoro fatto finora, ed è il posto dove dare vita a nuove iniziative come queste. È un progetto congiunto tra Semi di libertà ed Economia Carceraria, che nasce da Semi di libertà ed è una vera e propria spin-off, una piccola società di distribuzione. «Non è retorica dire che le bruttezze del carcere si contrastano anche con la bellezza», ci ha spiegato Paolo Strano, presidente di Semi di libertà. «È vero, per tutta una serie di motivi. Noi siamo abituati da sempre trasformare i problemi in risorse. Il carcere è visto come un problema da tutti e, per com’è strutturato in Italia, lo è. C’è un fatto oggettivo: l’Art. 27 della Costituzione dice che il carcere dovrebbe essere un luogo di rieducazione, anche se è un termine che non amo, perché non si tratta di rieducare ma di includere. Non dovrebbe essere esclusivamente afflittivo ma rieducativo. Questo in Italia non accade: la pena viene vista come una vendetta e questo rende il carcere criminogeno: è facile uscire e fare di nuovo reati. Questo lo dicono i numeri, le statistiche sono impietose. Si chiama recidiva, ed è esattamente il tema che noi affrontiamo».

La comunicazione e la birra

«Abbiamo deciso di puntare sulla comunicazione per il motivo appena spiegato», continua Paolo Strano. «Alla base di tutto ci sono scelte politiche. Il carcere è impopolare: non porta consenso. C’è chi lo utilizza per parlare alla pancia delle persone e ottenere consenso in un’altra direzione. Chi per Dna politico dovrebbe occuparsene non lo fa, perché non porta consenso». Serve allora fare informazione, comunicazione e, anche se con numeri piccoli, i progetti come questo fanno la loro parte, anche se non cambiano il sistema.

 

casa dell'economia carceraria
La casa dell’economia carceraria

«Una buona comunicazione è uno strumento efficace per far conoscere alle persone questo problema e far capire che tutto questo può diventate una risorsa», racconta Paolo Strano. «Abbiamo sempre scelto dei modi particolari per farlo. La birra artigianale è di moda, interessa ai giovani, e parlare di questi temi davanti a un bel boccale di birra è tutta un’altra cosa rispetto alla notizia di un telegiornale. Abbiamo ritenuto che fosse uno strumento interessante, quando siamo partiti era il 2012 ed era un settore in crescita».

Il pub è stato il secondo step di questa operazione. «È chiaro che vuol dire poter vendere direttamente la birra e poter assumere persone in esecuzione penale», ragiona Paolo Strano. «Ma abbiamo visto che il pub è un luogo che cambia le cose soprattutto a livello di comunicazione: le persone vengono, conoscono le persone che lavorano qui, ci parlano, vedono la loro voglia di riscatto. E vedono che sono delle persone, non solo un numero, uno stereotipo, e cambiano il proprio modo di vedere il problema. E davanti a un boccale di birra, o ad altri buoni prodotti dell’economia carceraria, è tutto diverso. E questo è stato un altro step importante». Come tutti gli altri esercizi di questo tipo anche il pub Vale la pena ha chiuso per due mesi e ora ha appena riaperto.

Una casa accogliente

L’apertura ufficiale della Casa dell’Economia Carceraria è attesa a giorni, una volta ultimate tutte le autorizzazioni. Per ora è comunque aperta come associazione (le vetrine non sono visibili dall’esterno e bisogna suonare per entrare), e non è una coincidenza che si apra a giugno, pochi giorni dopo l’anniversario del Festival dell’Economia Carceraria fatto due anni fa, nel 2018.

 

Le mascherine in vendita nella Casa dell’Economia Carceraria

«È un punto di arrivo di quel percorso, che era quello a cui miravamo» racconta Strano. «Abbiamo deciso aprire un luogo che fosse un po’ la casa dell’economia carceraria. Naturalmente è un negozio, dove questi prodotti si possono vedere, toccare, assaggiare, indossare. Ma è soprattutto un luogo dove puoi venire e parlare con queste persone».

In questa casa avverranno tutta una serie di attività. «Partirà un’attività di e-commerce, perché questo locale dispone di un bel magazzino, e faremo una serie di corsi di formazione: uno è già partito, sulla produzione di sandali artigianali», anticipa Strano. «Cercheremo di richiamare piccole attività imprenditoriali artigianali da sviluppare nel nostro circuito. Ci piacerebbe sviluppare altre idee di persone in detenzione, e ce ne sono tante, o di piccoli imprenditori che hanno un’idea e noi potremmo aiutare nel circuito dell’economia carceraria».

Prima e dopo il lockdown

Per la nuova Casa dell’Economia Carceraria era tutto pronto ai primi di marzo. «Avevamo pensato a un grande evento di inaugurazione, con una sfilata, modelle, un gruppo jazz», confessa il presidente di Semi di Libertà. «Poi è arrivato il lockdown. Ma non ci siamo persi d’animo e abbiamo trasformato tutto in una campagna di crowdfunding per i sandali A Piede Libero: tutti, da tutta Italia, hanno possibilità di sostenere questo progetto. Tutti possono acquistare i sandali on line, e possiamo spedirli. Ovviamente chi si trova a Roma può venire da noi, dove il nostro artigiano può farli letteralmente sul piede della persona. Tutti possono contribuire a far crescere questo progetto. Ci siamo riorganizzati, e durante i mesi del lockdown abbiamo lavorato sul creare community, sul comunicare il brand e finalmente,  si può venire a trovarci su appuntamento, anche per mantenere il distanziamento. Ma vorremmo riuscire a creare in qualche modo un evento di inaugurazione, festeggiare una nuova riapertura, la voglia di essere felici».

A piede libero

La storia del progetto dei sandali A Piede Libero è meravigliosa.

 

«Nasce da una persona che ha sperimentato la privazione della libertà, un artigiano bravissimo che ha avuto un’esperienza di detenzione a Regina Coeli, a Roma», racconta Strano. «È da sempre un artigiano nel settore del cuoio, e negli ultimi anni si è specializzato in questo prodotto, i sandali capresi. Ha avuto l’idea di fare questo prodotto, ha il know-how e si è messo a disposizione per trasferirlo ad altri. Noi abbiamo assemblato i pezzi e abbiamo creato un corso: sta per arrivare la prima detenuta di Rebibbia che verrà a lavorare con noi, ed è in arrivo un’altra ragazza molto giovane. È un prodotto femminile, ad acquistare i sandali verranno soprattutto donne, e ci piace il fatto di iniziare facendo lavorare due ragazze».

Cosa troverete nella casa

Nella nuova casa, accogliente, luminosa, ricca di energie positive, troverete anche tutti gli altri prodotti di economia carceraria, (li trovate anche sul sito), sia alimentari che tessili. «E naturalmente incontrate noi… scusate se è poco», ricorda simpaticamente Strano. «Noi vi spieghiamo questo mondo, vi aiutiamo a capirlo. Chi viene a trovarci ci sta portando doni, complementi di arredo: la nostra è una casa e gli amici portano delle cose». Ed è uno di quei luoghi di incontro (hub, si direbbe oggi) dove nascono opportunità in continuazione. «Una persona ci ha portato uno stereo, e parlando abbiamo scoperto che sistema arnie in giro per Roma», racconta Paolo Strano. «Dopo 10 minuti abbiamo dato vito a un progettino per mettere arnie in carcere. Il nostro è un luogo di relazioni e opportunità».

Se avete correzioni o suggerimenti da proporci, scrivete a comunicazionecsv@csvlazio.org

HA APERTO A ROMA LA CASA DELL’ECONOMIA CARCERARIA

HA APERTO A ROMA LA CASA DELL’ECONOMIA CARCERARIA