SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE: I RAGAZZI SIANO LA BUSSOLA

L'intervento di Raffaele De Cicco alla presentazione del suo libro, “Il Servizio civile universale"

di Chiara Castri

«Un “giocattolo” complesso, che può dare risultati importanti, se utilizzato nel modo corretto». È così che Raffaele De Cicco definisce la Riforma sul servizio civile universale in occasione della presentazione del suo ultimo libro, “Il Servizio civile Universale. Una politica «con» e «per» i giovani” (Aracne, 2017), organizzata dai Centri di Servizio per il Volontariato del Lazio Cesv e Spes il 7 Marzo scorso. Un manuale, una guida attraverso le novità introdotte dalla Riforma del Servizio civile universale. Un libro che, nelle intenzioni dell’autore,  «serve a provocare un dibattito sui nodi non risolti della Riforma, che evidenzia le criticità, ma anche le possibili soluzioni».

Un intervento appassionato – che richiama l’attenzione su punti nodali, criticità e opportunità della Riforma, a partire da una centralità dei ragazzi da affermare con forza – di cui riproponiamo alcuni brani.

«Diciamolo subito, non abbiamo a che fare con le Tavole di Mosè, la Riforma è perfettibile e deve essere integrata con robusti interventi  nella fase di attuazione, ma introduce numerose questioni su cui riflettere: come si definisce, ad esempio, cos’è un Piano di intervento, com’è composto, quali sono i criteri che deve avere? Com’è la programmazione? »

 

LA PROGRAMMAZIONE. «Non potendo avere a riferimento, come accenno nel mio libro, la programmazione classica, occorre – nell’ambito della programmazione triennale – pensarne e attuarne una light che individui i settori dove c’è più necessità per poi, solo nell’ambito della programmazione annuale, quantificare sulla base del contingente il quantum da assegnare per ogni piano di intervento individuato nella triennale. È dentro la programmazione annuale che stanno gli interventi sul territorio, e il ruolo delle Regioni».

 

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Raffaele De Cicco, autore del libro durante la presentazione del 7 Marzo scorso presso i Csv del Lazio Cesv e Spes

 

Per Raffaele De Cicco è quindi fondamentale l’elemento della programmazione, pena l’inattuabilità dell’intero disegno: «La norma transitoria finale afferma che il servizio civile universale è attuato con le norme del servizio civile nazionale fino all’approvazione della prima programmazione triennale. Pensiamo agli enti piccoli: restare nell’albo nazionale senza passare all’albo del servizio civile universale fino all’approvazione della prima programmazione triennale vuol dire rischiare di esser tagliati fuori». La norma,  spiega De Cicco, «non individua una data, ma un fatto: per continuare a fare progetti di servizio civile, all’approvazione della prima programmazione triennale l’ente deve essere nell’albo del servizio civile universale».

 

LA CENTRALIZZAZIONE è, per De Cicco, un altro snodo  importante.  «Il decreto legislativo 40 del 6 marzo 2017 – che istituisce il servizio civile universale – ha introdotto una linea verticale, che centralizza, affidando alle Regioni un ruolo di partecipazione alla programmazione e all’approvazione dei programmi di intervento». Un piano triennale, quindi, modulato  per  piani  annuali e attuato mediante programmi di intervento, proposti  dagli  enti. Il Piano triennale e i piani annuali – predisposti  dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri sentite  le  amministrazioni competenti e le Regioni – sono approvati con decreto del  Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri sentite la Consulta  nazionale  per  il  servizio  civile universale e la Conferenza Stato-Regioni.

Secondo quanto stabilito dall’articolo 5, i programmi di intervento sono valutati  ed  approvati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con il coinvolgimento delle  Regioni  interessate: «Il punto sta proprio nell’approvazione centralizzata. La norma parla, infatti, di “coinvolgimento”: come riempiranno di contenuti quella parola le istituzioni deputate? ». In questo senso, De Cicco propone una sorta di commissione a geometria variabile, sul disegno europeo. «Uno strumento con una parte fissa – lo Stato, il Dipartimento – e una variabile, in cui intervengono le Regioni sulla base dei programmi che stanno sul territorio di riferimento.  Un disegno in cui la Regione tornerebbe a fare il proprio mestiere. Basti pensare alla figura del tutor per l’ingresso sul mercato del lavoro: le Regioni hanno già i corsi di formazione professionali, saranno loro a gestire questo aspetto. Sarà quindi necessario un accordo, perché è previsto un contribuito pubblico per la formazione da erogare al personale degli enti di servizio civile universale».

 

A RUOLI INVERTITI. Per De Cicco la Riforma è un giocattolo complicato, ma capace di produrre grandi effetti, se utilizzato correttamente. «La Riforma introduce un’inversione dei ruoli: nel servizio civile nazionale esce il bando, si presentano i progetti e ognuno  ha la sua mission, in base alla quale presenta progettualità, e poi si arriva alla valutazione. È l’ente ad avere una funzione propositiva, la direzione del processo è della società civile. La Riforma inverte questo processo quando afferma che i soggetti pubblici fanno una programmazione sulla base di un quadro nazionale. Programmazione entro la quale l’ente deve operare. Si tratta di una politica di carattere più generale, non più del singolo progettino presentato da un ente insieme ad altri enti, magari piccoli, legato al territorio, magari in un paese di mille abitanti, di cui si sa poco. Tuttavia i programmi di intervento derivano dallo studio di una realtà specifica, dei suoi bisogni, dei fenomeni che ne sono oggetto e del loro impatto sul territorio. E agli enti viene richiesta una nuova capacità di fare rete tra loro ».

«Ipotizziamo un progetto complessivo con una rete di organizzazioni sulle quattro Regioni-obiettivo italiane – Campania, Puglia, Calabria e Sicilia – con il Ministero dell’Istruzione e i provveditorati regionali sull’abbandono scolastico: come pensarlo? Il programma di intervento deve integrarsi con le politiche di settore, con gli interventi e le iniziative che già vengono portati avanti. Deve integrarsi con il Ministero, le Regioni, i Comuni: il progettino singolo deve essere calato in realtà complesse. Questo significa fare sistema, produrre economia di scala, investire cento, ottenendo cinquecento, con un meccanismo moltiplicatore che determina un effetto sistema». Un meccanismo valido per De Cicco, perché focalizzato sull’impatto globale: «La rivoluzione sta nel fatto che non si parte più dall’ente, che detta le regole e il progettino, ma si tratta di qualcosa di più grande , complesso,  capace di dare risultati prima irraggiungibili».

 

LA CENTRALITÀ DEI GIOVANI. «Il paradigma generale – la difesa della patria quale difesa delle istituzioni democratiche e repubblicane – viene rafforzato dalla normativa sul servizio civile universale, con un riferimento all’articolo 11 della Costituzione e al tema della pace che è esplicitato come finora non era mai avvenuto. Stesso paradigma, quindi, ma diversa attuazione, che si lega ai momenti storici del nostro Paese: dalla contestazione del sistema negli anni 60, alla solidarietà dagli anni Ottanta, per passare con gli anni Novanta alla globalizzazione e alla crisi del nuovo millennio; il servizio civile è diventato per i ragazzi una tappa nella ricerca della propria soggettività, strumento contro la realtà virtuale della rete.  Oggi in particolare il servizio civile è per i ragazzi». È infatti, per De Cicco, la coesistenza del suo duplice obiettivo di aiuto per l’altro ed il bene pubblico e di formazione per i giovani il motivo per cui con il servizio civile vincono tutti: gli enti, che raggiungono la loro mission e hanno ricambio generazionale; lo Stato e le istituzioni; i ragazzi, che vengono reinseriti nel circuito della formazione e del lavoro, elemento importante soprattutto per i neet, i giovani con minori opportunità e coloro che, per motivi diversi, ne sono esclusi.

 

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«È tempo di domandarsi cosa possiamo fare per i nostri figli, perché siamo in un periodo di disaffezione dei giovani verso le istituzioni democratiche. Istituzioni chiamate a promuovere politiche che li mettano in condizione di stare dentro i processi che li riguardano»

 

«I giovani sono chiamati, con il servizio civile, a difendere la Patria. Qui sta il possibile paradosso, chiamare i giovani a difendere quelle istituzioni repubblicane che prendono decisioni che li pongono ai margini del processo di produzione, distribuzione e consumo della ricchezza, qualcosa che li esclude. Di qui la centralità dei ragazzi, seconda gamba della riforma del Servizio Civile Universale. È da loro che bisogna partire, salvarne uno vale tutti i soldi del servizio civile. Senza strumentalizzazioni, però: il servizio civile non si è tramutato in una politica giovanile, dobbiamo pretendere che, nella prossima legge finanziaria, gli stanziamenti per il servizio civile non siano inseriti nell’ambito delle politiche sociali, ma nel bilancio dello Stato, politiche istituzionali. Occorre una battaglia su questo, perché significa riaffermare, a livello centrale, che il servizio civile è una politica di difesa della patria. Occorre restare ancorati a quel paradigma, mantenere viva la forza del servizio alla comunità e al bene pubblico e della formazione dei giovani, oggi più che mai caratteristica fondante del servizio civile».

Per  l’autore del libro oggi «è tempo di domandarsi cosa possiamo fare per i nostri figli, perché siamo in un periodo di disaffezione dei giovani verso le istituzioni democratiche. Istituzioni chiamate a promuovere politiche che li mettano in condizione di stare dentro i processi che li riguardano». In questo senso, ribadisce, «la Riforma introduce strumenti di inclusione che contribuiscono ad ingenerare autostima e consapevolezza di sé».

Chiude con un invito De Cicco, a  discutere della Riforma, negli enti, con le amministrazioni interessate; con un appello alla rappresentanza dei volontari affinchè pretenda che quanto previsto nel testo di legge trovi applicazione « perché in questo momento sono i ragazzi a pagare di più la crisi»; con un focus sui crediti formativi: «non solo per il conseguimento della laurea, ma anche per l’esercizio di professioni. A questo riguardo è previsto che la Presidenza del Consiglio dei Ministri firmi una convenzione con il Ministero dell’Istruzione alla quale gli albi professionali dovranno attenersi».

Testo non rivisto dall’autore.

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servizio civile universaleRaffaele De Cicco

Il Servizio civile Universale. Una politica «con» e «per» i giovani

Aracne, 2017

pp.212, € 15,00

 

 

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