
LEROY MERLIN: COME RIDARE UN CUORE ALLA CASA DELLA MAMMA
Bricolage del Cuore è il progetto di volontariato d'impresa dedicato al contrasto alla povertà abitativa. Dall’incontro con La Casa della Mamma, è nata la ristrutturazione della “stanza bimbi”, il cuore della struttura
07 Luglio 2026
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Ci sono luoghi che, per le giovani madri in difficoltà, rappresentano un nuovo inizio. Uno di questi è La Casa della Mamma, la prima struttura residenziale per nuclei mamma-bambino del Lazio che dal 1969 accoglie donne e bambini in contesti di fragilità. Il cuore pulsante de La casa della Mamma è la “stanza bimbi”, uno spazio protetto di circa 10 metri quadri dove i più piccoli – i bambini fino ai 4 anni – possono crescere, giocare e gettare le basi della fiducia. Garantire che questo spazio sia sempre più confortevole e funzionale è una priorità per il benessere dei bambini. In risposta a questa esigenza concreta, Leroy Merlin si è attivata con l’iniziativa Bricolage del Cuore, il progetto di volontariato d’impresa dedicato al contrasto della povertà abitativa, nato dalla convinzione che migliorare la casa significhi, di fatto, migliorare la vita delle persone che vi abitano. «La nostra stanza dei bimbi è il cuore della nostra casa» ci racconta Lucia Di Mauro, Direttrice de La Casa della Mamma. «È uno spazio dove i bambini e le mamme possono stare senza essere distolti da niente, neanche dai telefonini. È un tempo sospeso dove si può stare con i bambini in serenità e leggerezza. È uno spazio che non avevamo, che abbiamo costruito negli anni Novanta perché ci teniamo moltissimo. Lì possono stare insieme educatori e mamme con i bambini. Ci raccogliamo e ci distendiamo. Era stato molto usato e avevamo bisogno di ristrutturarlo. Abbiamo chiesto a Leroy Merlin, tramite il bando, di aiutarci. Ci hanno chiedo come la desideravamo. E hanno rispettato i nostri desideri».
Sonia Antonicelli (Leroy Merlin): «Le competenze professionali e le passioni personali dei nostri collaboratori si rivelano fondamentali»
Bricolage del Cuore è uno di quei progetti in cui si lavora in sinergia tra impresa, volontariato e terzo settore. Così una squadra di oltre 15 persone, di cui 10 volontari del negozio Leroy Merlin di Roma Salaria, clienti e operatori dell’associazione partner La Casa della Mamma Fondazione ETS, hanno lavorato alla completa riqualificazione della stanza. Tutto questo ha avuto un impatto diretto sui 6 bambini tra gli 8 mesi e i 3 anni ospiti della struttura, che ora hanno uno spazio più sicuro e stimolante, e sulle loro mamme, che ricevono un concreto sostegno alla genitorialità in un ambiente più sereno. L’intervento di Roma è solo uno dei tanti progetti realizzati in tutta Italia grazie all’edizione 2026 di Bricolage del Cuore, un’iniziativa di volontariato aziendale e un momento di coinvolgimento attivo della comunità che vede ogni anno centinaia di persone di tutto il Paese mettere al servizio della collettività tempo, competenze ed energie. Se tempo ed energie sono degli aspetti chiave del volontariato, nel volontariato aziendale la competenza è spesso un elemento centrale. «Quando ci arrivano le richieste, effettuiamo un sopralluogo per valutarne la fattibilità» ci spiega Sonia Antonicelli, Store Leader Leroy Merlin. «Una volta approvata l’iniziativa, coinvolgiamo i collaboratori dei vari reparti per individuare i materiali e le soluzioni più adatti. In questo processo, le competenze professionali e le passioni personali dei nostri collaboratori si rivelano fondamentali. Ad esempio, se la nostra addetta del reparto vernici ha saputo consigliare i prodotti e i rulli più adatti per le pareti, un altro collega, bricoleur appassionato nel tempo libero, si è occupato della posa».
È il terzo settore a proporre i progetti
Quest’anno sono stati proprio gli enti del terzo settore a proporre i progetti di miglioria e riqualificazione, in risposta alla call to action nazionale dell’azienda. Su quasi 300 richieste, circa 50 sono già state selezionate e attivate nel programma: le rimanenti saranno destinate ad altre iniziative aziendali, come La Casa ideale e la partnership con la piattaforma Regusto. Una dimostrazione della volontà dell’azienda di essere partner dei territori e delle comunità in cui opera, per generare un impatto sociale concreto e positivo. È proprio l’agire sulle proposte del terzo settore uno degli aspetti importanti. «C’è una volontà di lavorare in maniera diversa» ci conferma Sonia Antonicelli. «Anziché essere noi a proporre gli interventi, sono le realtà del territorio a presentarci i loro progetti, raccontandoci gli obiettivi e il valore che possono generare per la comunità». In questo modo sono nate collaborazioni stupende. «Nel 2017 a Palermo abbiamo collaborato con il Centro Astalli» ci rivela la Store Manager. «L’obiettivo non era solo sostenere una realtà impegnata nell’accoglienza dei rifugiati, ma anche offrire a queste persone l’opportunità di imparare un mestiere. Abbiamo trasformato un’ex biblioteca in un laboratorio per la lavorazione del legno e avviato corsi di formazione per favorire l’inserimento nel mondo del lavoro. Alcuni di questi ragazzi sono poi stati assunti da Leroy Merlin».
Farlo insieme è più interessante
Il futuro del rapporto tra profit e non profit e del volontariato aziendale è proprio questo. Non più progetti calati dall’alto, ma co-progettazione e condivisione. «Nel 2013 abbiamo concluso il percorso vision aziendale, in cui tutti i collaboratori hanno partecipato alla definizione della nostra mission: da quel momento il diritto alla casa ideale è diventato il nostro principio guida» ricorda Sonia Antonicelli. «Da quel momento è iniziato un percorso che ha abbracciato anche la sfera sociale. Siamo un’azienda, ma crediamo che si possa fare il nostro mestiere in modo diverso. Il diritto alla casa ideale non passa solo dai prodotti che offriamo, ma anche dall’impegno che mettiamo a disposizione delle comunità in cui operiamo. All’inizio il nostro contributo si traduceva soprattutto nella donazione di prodotti. Poi ci siamo chiesti: perché non realizzare questi progetti insieme? È stato un cambio di prospettiva che ci ha permesso di costruire un rapporto più stretto con le comunità del territorio, che hanno iniziato a vederci non solo come un’azienda, ma come un alleato. Oggi il volontariato coinvolge molti collaboratori anche al di là delle iniziative aziendali: scelgono di dedicare spontaneamente il proprio tempo libero a questi progetti». Il Bricolage del Cuore è il passaggio dal ‘fai da te’ al ‘fai da noi’, un concetto importante, un modello di collaborazione perfetto per contrastare la povertà abitativa e promuovere l’inclusione sociale. «Portiamo tutti la stessa divisa perché vogliamo essere tutti uguali» commenta Sonia Antonicelli. «Lo stesso spirito anima anche Bricolage del Cuore: non vogliamo limitarci a donare prodotti, ma costruire i progetti insieme, mettendo a disposizione tempo, competenze ed esperienze e valorizzando, allo stesso tempo, quelle delle realtà con cui collaboriamo. È questo il senso del ‘fai da noi’: crescere insieme al territorio, attraverso un rapporto di reciproco scambio.».
Lucia Di Mauro (La Casa della Mamma): «Oggi accogliamo sei nuclei di giovani madri e l’obiettivo è sempre lo stesso: tenere insieme madre e bambino»
E sul territorio di Roma, nella zona del Leroy Merlin Roma Salaria, c’è stato uno di quegli incontri che cambiano la vita, quello con La Casa della Mamma, un’associazione che ha una storia bellissima. «La nostra Paola Spada, per tenere madri e bambini insieme, pensando che la maternità non fosse una questione soltanto delle donne incinte, ma che fosse un tema sociale che ci riguardava tutti, ha pensato di creare questa casa che potesse accogliere queste madri con l’obiettivo di tenerle insieme, cercando di dare un futuro alle mamme e ai bambini» racconta Lucia Di Mauro. È ancora così. «Ci siamo adeguati ai tempi che cambiano» continua. «Oggi accogliamo sei nuclei di giovani madri, dai 14 ai 24 anni, con i loro figli. L’obiettivo è sempre lo stesso, tenere insieme madre e bambino, con l’idea che crescano nella casa famiglia insieme dopo che la madre ha fatto un percorso di ristrutturazione della personalità, in modo che possa proteggere se stessa e il bambino in futuro. Abbiamo progetti di formazione al lavoro e di studio. Le mamme arrivano molto giovani, a volte non hanno neanche la terza media. Proprio oggi una mamma sta facendo gli orali degli esami di maturità». «Le ragazze che arrivano sono prive di identità» spiega. «Dobbiamo lavorare sulla loro identità di donne e cittadine. Nel ‘69 era più facile accogliere i bambini. A quel tempo le donne erano cacciate di casa. Oggi sono allontanate dalle loro famiglie dal tribunale». Oggi La Casa della Mamma ha due progetti di formazione lavoro. Un bed & breakfast e una fattoria gestita dalle mamme. Perché mamme e bambini possano avere un futuro. Una casa ideale, intanto, ce l’hanno.






