BULLISMO, ANGELO BOTTONE: «È SUCCESSO SULLA MIA PELLE»

Lui, Angelo, il bullismo lo ha vissuto in prima persona. E, sceneggiatore e regista di 13 anni, ha cercato di trasformare la sua storia in un messaggio. Non solo per i coetanei, ma per tutti. Il suo corto “Le cose che (non) si vedono” è stato premiato al Festival Internazionale della Cinematografia Sociale - Tulipani di Seta Nera. Ed è su RaiPlay. «Volevo che la gente potesse mettersi nei panni del ragazzino bullizzato, che capisse e potesse vivere sulla propria pelle questa esperienza»

di Maurizio Ermisino

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Abbiamo conosciuto Angelo Bottone tre anni fa, in occasione del Moscerine Film Festival. Angelo aveva vinto il premio per la miglior regia con il suo corto Le disavventure di un Angelo: Alieni vs Zombie, un racconto horror sci-fi, pieno di immaginazione ed ironia, sull’importanza di vivere sempre il reale prima che il virtuale. Abbiamo ritrovato Angelo Bottone oggi, in occasione del Festival Internazionale della Cinematografia Sociale – Tulipani di Seta Nera, con Le cose che (non) si vedono, un cortometraggio che parla di bullismo e che ha vinto il premio Sorriso Tulipani Fuoriclasse – Talenti in Erba “Giovanissimi – Primi sguardi”. La storia è molto interessante. Pietro è un ragazzino timido, vittima di bullismo da parte di Jessica, una ragazza popolare interessata a suo fratello Luca. Quando Pietro desidera che Luca possa vivere un solo giorno nei suoi panni, accade l’impossibile: i due fratelli si scambiano i corpi. Solo così Luca capirà davvero cosa significa essere bullizzati. E, attenzione: anche per Jessica ci sarà un finale inaspettato. Le cose che non si vedono è scritto e diretto da Angelo Bottone, ed è prodotto da Daniela Porcelli per LP Produzioni. Lo potete vedere su Rai Play.

Angelo Bottone: «Volevo che il messaggio non arrivasse solo ai ragazzi, ma anche agli adulti»

Angelo Bottone usa uno schema narrativo tipico di un certo cinema americano, pensiamo a commedie come Quel pazzo venerdì e Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo. Quello dello scambio di persona, o meglio di corpi, è un espediente che provoca immediatamente la risata, perché in scena c’è, di fatto, la persona sbagliata nel posto sbagliato. Ma, in questo caso, è un espediente che più che mai dà il senso di quale dovrebbe essere l’antidoto a ogni tipo di bullismo, e anche ad ogni litigio o guerra. Mettersi nei panni dell’altro. Di solito è una metafora. Qui accade letteralmente. «Mi sono concentrato per trovare un’idea e far sì che il messaggio arrivasse nel modo più chiaro e diretto possibile», ci ha raccontato Angelo Bottone. «La scelta dello scambio dei corpi è nata dal fatto che volevo rendere questo film divertente e diverso da tutti gli altri che parlano di bullismo. Mi sono ispirato a film americani come Quel pazzo venerdì».

La chiave, non solo per quanto riguarda il bullismo, ma per ogni tipo di rapporto conflittuale, o in qualsiasi situazione che comporta dei giudizi, è proprio quella di mettersi nei panni degli altri. «Secondo me, se visto dalle persone giuste, questo corto potrebbe essere un messaggio molto incisivo» riflette Angelo. «Potrebbe aiutare i ragazzi, o anche persene più grandi, che soffrono il bullismo e problemi di questo tipo. Volevo che il messaggio non arrivasse solo ai ragazzi, ma a tutti quanti, anche agli adulti, in modo che la gente si potesse mettere nei panni del ragazzino bullizzato, che capisse e potesse vivere sulla propria pelle questa esperienza, si potesse emozionare vedendo un cortometraggio di un ragazzo che ha sofferto di bullismo. Non volevo che questo messaggio fosse troppo pesante, così l’ho reso più divertente».

Vivere il bullismo sulla propria pelle

Il bullismo, Angelo, lo ha vissuto davvero. Per questo tutto quello che racconta è così intenso. E per questo è prezioso il fatto che lo abbia raccontato con questa ironia. «È successo sulla mia pelle» racconta Angelo. «E ho visto anche il bullismo su altre persone. Sono stato bullizzato per diversi anni alle medie. Per lo sport. E perché portavo i capelli in un determinato modo. È dall’inizio della scuola media che ho sempre voluto realizzare un cortometraggio sul bullismo. E ho voluto studiare tanto, per rendere questo messaggio più incisivo». Sì, le medie sono, per definizione, una terra di mezzo. Un medioevo. La cosa bella è che, a un certo punto, finiscono.

Il nuovo film di Angelo Botttone è molto diverso dagli altri, ma ha comunque dei tratti in comune con i precedenti. In tutti i suoi film c’è qualcosa di fantastico, uno scarto tra l’immaginazione e la realtà. Che, ed è proprio questo il bello, rende la realtà ancora più vivida e vicina. Il cinema di Angelo ha un tratto ben definito, e lui ha le idee ben chiare sullo stile che vuole avere. «Tutti i corti che ho fatto hanno tre segni che voglio che mi contraddistinguano» ci spiega. «La realtà, un’esperienza che ho vissuto sulla mia pelle. Un po’ di magia, come lo scambio dei corpi in questo film, gli zombi e gli alieni in quello precedente. E dei tratti comici, delle parti divertenti per non rendere il film noioso». «I miei film preferiti sono i film d’azione, i film Marvel, quelli di James Cameron, come Avatar» continua. «La Marvel, ad esempio, è magia e comicità, Avatar è realtà e magia. Ho sempre preso qualcosa da questi film per unirli alle mie esperienze. Tra i miei attori preferiti ci sono gli attori giovani di oggi, come Tom Holland, Timothée Chalamet e Zendaya».

«I social sono la cosa più importante dopo il cibo. Ma vanno tenuti sotto controllo»

Nel film ci sono anche i social. «Non hai abbastanza follower per parlarmi» dice una ragazza. Quanto sono importanti i social e gli smartphone per la generazione di Angelo? «I social sono la cosa più importante dopo il cibo» risponde. «Senza social non si può vivere. Comunichi con persone che vivono a distanza. Puoi fare una foto per postarla e avere più like e follower. Avevo fatto già un corto sugli smartphone per evitare che possano succedere spiacevoli situazioni. La scelta di dire “non hai abbastanza follower per parlarmi” è un modo per far capire che senza social non si può vivere. Ormai nella società dei ragazzi ci sono tantissime dinamiche, anche piuttosto complesse, basate sui social. Io li uso, mi piacciono, mi ci diverto. Evito di esagerare e di usarli in modo sbagliato. Tutti i social devono essere gestiti. Il mio profilo Instagram è gestito da mia madre che mi dà una mano con le mie attività legate al cinema. I social sono una cosa buona. Ma vanno tenuti sotto controllo altrimenti possono degenerare».

Un’altra cosa particolare del film di Angelo Bottone è che vediamo una ragazza nel ruolo del bullo, mentre si pensa che il bullismo sia un fenomeno soprattutto maschile.  «È una cosa molto equilibrata» ci risponde Angelo. «I ragazzi bullizzano i ragazzi, le ragazze bullizzano le ragazze. In questo corto ho voluto un po’ mischiare le carte, per far sì che si capisca che il bullismo può accadere in tanti modi». Ragazze e ragazzi in questo film recitano molto bene e sono molto credibili. Segno che Angelo Bottone, oltre che scrivere e dirigere, sa anche fare i casting. «Alcuni attori li abbiamo scelti con un casting, altri erano dei miei amici, alcuni sono venuti da fuori» ci racconta il giovane regista. «Alcuni li abbiamo voluti noi in prima persona. È stata una scelta molto studiata, molto precisa. Alcuni recitano già, altri sono alla loro prima esperienza. Ho fatto anch’io una piccola parte, un cameo di 30 secondi, nel ruolo di un ragazzino bullizzato su un muretto».

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