CASA DELLA COMUNITÀ EROI, DOVE LA SANITÀ DIALOGA CON IL VOLONTARIATO

Inaugurata l’11 dicembre scorso, la struttura è aperta agli abitanti del quartiere Trionfale e alla cittadinanza. Al centro il PUA, che integra servizi sanitari e sociali e lavora in rete con le associazioni, che lì hanno creato il SAV, lo Sportello delle associazioni di volontariato. Il frutto è un luogo che è diventato  un punto di riferimento per i cittadini, che lì trovano risposte alla fragilità. In programma un ciclo di incontri per combattere la solitudine

di Antonella Patete

5 MINUTI di lettura

ASCOLTA L'ARTICOLO

In Via Frà Albenzio 10, nel quartiere romano Trionfale, la Casa della Comunità Eroi vuole essere un luogo aperto non solo agli abitanti della zona, ma a tutti i cittadini e le cittadine romane. E nello stesso tempo un luogo aperto alle associazioni del volontariato sanitario e sociale che collaborano con la struttura da anni, da prima dello scorso 11 dicembre, quando il passaggio da Casa della Salute a Casa della Comunità è diventato ufficiale in attuazione del DM 77 del 2022 del Ministero della Salute: la riforma che ha riorganizzato l’assistenza sanitaria territoriale attraverso il Fondo del PNRR (Missione 6). Un passaggio sostanziale e non un semplice cambio di targa, secondo la coordinatrice Cinzia Crescia che in questa innovazione ci crede davvero: «La vera differenza sta proprio nella rete», spiega. «La riforma punta sul collegamento tra le diverse strutture territoriali, che non lavorano più come isole. Ed è proprio questo collegamento a garantire che nessun cittadino rimanga mai senza risposta».

Un Hub aperto h24, sette giorni su sette

Una trasformazione che, nel caso della Casa della Comunità Eroi, passa anche per il miglioramento degli spazi, con locali rinnovati, luminosi e dotati di arredi e strumentazioni nuove. Ma la sostanza è nei servizi e nella loro organizzazione. La struttura è un Hub: un presidio medico h24, aperto sette giorni su sette, con presenza infermieristica per dodici ore al giorno, collegata nell’architettura della riforma a strutture satellite più piccole chiamate Spoke. Poi ci sono gli ambulatori per le cure primarie, gli ambulatori infermieristici, il centro prelievi e il Cup, ma anche gli ambulatori festivi e per le prestazioni specialistiche come cardiologia, ortopedia, pneumologia, nonché un servizio per le malattie infettive. Oltre ai prelievi e le visite, si possono seguire programmi di screening e approfittare degli open day vaccinali.

Il PUA e l’integrazione socio-sanitaria

Ma una Casa della Comunità è molto più di un poliambulatorio, è un punto di riferimento per i cittadini, che trova il suo elemento distintivo nell’integrazione socio-sanitaria. «Per me tutti potenzialmente hanno bisogni socio-sanitari», spiega Crescia. «Nel momento in cui arriva una persona con un problema sanitario, si cerca sempre di capire se esiste anche un aspetto sociale». Il fulcro di questo tipo di strutture è il PUA, il Punto unico di accesso. «È qui che vengono prese in carico le richieste ed è qui che si attua pienamente l’integrazione tra l’ambito sociale e quello sanitario. Il PUA è il motore di tutto, il luogo di presa in carico delle persone, dove infermieri e assistenti sociali aziendali lavorano fianco a fianco con gli assistenti sociali del Municipio». A collegare il PUA con le altre strutture territoriali – ospedali, medici di base, servizi sociali – c’è la COT, Centrale Operativa Territoriale: non uno sportello aperto al pubblico, ma un nodo interno che gestisce i flussi tra le strutture e garantisce che ogni bisogno trovi una risposta nel posto giusto.

Casa della Comunità Eroi
Un ciclo di incontri sulla solitudine con cadenza quindicinale aperto a tutti e un gruppo di aiuto-mutuo-aiuto per l’elaborazione del lutto sono due dei progetti in partenza alla Casa della Comunità Eroi

Lo Sportello di ascolto per le fragilità e l’integrazione socio-sanitaria

Il PUA si rivolge a tutti i cittadini e in particolare alle persone vulnerabili. Rappresenta, dunque, il primo passo di quell’integrazione socio-sanitaria che consiste nel fornire una risposta unitaria a due tipi di problemi apparentemente diversi, ma spesso interdipendenti: perché dietro una patologia ci può essere un anziano solo, un caregiver esausto, una persona senza dimora. Per facilitare l’accesso, il PUA si trova al piano terra, proprio accanto all’ingresso della struttura. Nella stessa ala c’è anche lo Sportello di ascolto per le fragilità dedicato a tutte quelle persone con problemi particolarmente complessi come anziani soli, famiglie multiproblematiche, caregiver, persone a rischio di dipendenza o con bisogni complessi a seguito delle dimissioni dall’ospedale. «Uno psicologo della Asl è presente due volte a settimana», chiarisce Crescia. «Lo sportello è anche il luogo dove cerchiamo di intercettare i problemi prima che evolvano in patologia».

Casa della Comunità Eroi: come funziona il SAV, lo Sportello delle associazioni di volontariato

Ogni Casa della Comunità deve essere calata nel contesto del territorio in cui si trova. È questo il punto essenziale ed è questo a rendere ogni struttura diversa dall’altra. Nel quartiere Trionfale, per esempio, ci sono molte persone senza dimora per via della vicinanza a San Pietro e tanti anziani rimasti soli. Un aiuto a intercettare i bisogni e a trovare le risposte migliori arriva sicuramente dal SAV, lo Sportello associazioni di volontariato attivo dal 2017, quando la struttura era ancora una Casa della Salute, e oggi aperto al pubblico tre o quattro giorni a settimana dalle 10.00 alle 12.00. Fino al 2019 le associazioni presenti erano una decina, ma sono diventate sei dopo il Covid: Antea, Cittadinanza Attiva, Città della Vita, Spazio Disponibile, Frà Albenzio e Avo Roma che, oltre all’attività di sportello, accoglie e indirizza nel centro prelievi e negli ambulatori, come anche durante gli open day vaccinali. «Lo Sportello è nato perché a un certo punto il personale sanitario si è reso conto che gli abitanti del quartiere non avevano solo esigenze sanitarie, ma anche altri tipi di problemi», racconta Pierpaola Parrella, vicepresidente di Avo Roma. «Allo Sportello si alternano tra i 10 e i 12 volontari e volontarie», spiega Emilio Fasoli, volontario di Antea e coordinatore del SAV. «Tranne Frà Albenzio, che si occupa principalmente di disagio sociale e Cittadinanza Attiva che fa sportello legale, le altre associazioni operano tutte nell’area sanitaria e del disagio mentale». Poi per le questioni legali particolarmente delicate, come i casi di violenza domestica o di pazienti psichiatrici autori di reato, il SAV collabora anche con Semi di Rosa Onlus, che fornisce un servizio di consulenza legale gratuita. «Il nostro valore aggiunto all’interno della Casa della Comunità è che, come insieme di associazioni riusciamo a lavorare in sinergia per offrire vari tipi di supporto», aggiunge Fasoli. «È lo stesso PUA a indicarci i nomi delle persone in difficoltà, che poi noi provvediamo a contattare per capire come essere di aiuto».

Volontariato come antidoto contro la solitudine

Ma ci sono anche persone che hanno semplicemente bisogno di parlare, magari perché non sanno con chi farlo. È un problema che si chiama solitudine e che non nasce dal disagio psicologico. Anziani che non hanno nessuno su cui contare, stranieri soli e senza famiglia, sono tante le persone che avrebbero bisogno semplicemente di essere ascoltate. Per questo, nelle prossime settimane grazie ad Avo Roma partirà un ciclo di incontri sulla solitudine con cadenza quindicinale, aperto a tutti e condotto da uno psicologo. Un altro progetto in partenza è il gruppo di aiuto-mutuo-aiuto per l’elaborazione del lutto organizzato da Antea e Città della Vita. È dedicato anche questo a chi, per via della perdita di una persona cara, si sente solo. E forse non sa bene a chi confidare il proprio dolore.

CASA DELLA COMUNITÀ EROI, DOVE LA SANITÀ DIALOGA CON IL VOLONTARIATO

CASA DELLA COMUNITÀ EROI, DOVE LA SANITÀ DIALOGA CON IL VOLONTARIATO