LA PACE NEL MEDITERRANEO LA FANNO LE DONNE E IL DIALOGO TRA RELIGIONI

Si intitola "Il Femminino Mediterraneo" il libro curato da Chiara Canta, che propone le donne come costruttrici di dialogo

di Paola Springhetti

Nuove religioni e nuove culture si sono inserite tra le popolazioni del Mediterraneo del Nord, fino a poco tempo fa piuttosto omogenee, quanto a identità. Probabilmente è proprio partendo qui, dalle religioni e dal dialogo tra le religioni, che si può costruire una pacifica convivenza. E in questa costruzione un ruolo centrale lo hanno le donne.

Lo sostiene un libro di recente uscita, Il Femminino Mediterraneo (Aracne 2019), curato da Carmelina Chiara Canta dell’Università Roma Tre e denso di contributi. Il testo è dedicato appunto al dialogo interreligioso, che è sicuramente difficile da portare avanti, ma imprescindibile. Per dialogo, infatti si intende un’attività fatta di rapporti e di comunicazione tra religioni diverse, ognuna delle quali mantiene la propria identità – cioé la propria teologia – ma è disposta a individuare obiettivi comuni (ad esempio valori etici e sociali) da proporre a tutti. Le grandi religioni del mediterraneo – Ebraismo, Cristianesimo e Islam – hanno in comune il Libro e, anche se molti elementi le rendono diverse tra loro, non dovrebbe essere impossibile immaginare un dialogo di questo tipo.

 

IL RUOLO DELLE DONNE. Il Femminino Mediterraneo sostiene la tesi che le donne possono giocare un ruolo centrale in questo percorso.

«È noto che hanno una forte presenza, quantitativa e qualitativa, nelle comunità religiose; in tutte tre le religioni del libro ad esse è delegata in primis, sebbene informalmente, la trasmissione della fede alle nuove generazioni, la quale avviene attraverso la socializzazione primaria; inoltre le donne sono generalmente più praticanti degli uomini, come dimostrano le indagini sociologiche. Tuttavia l’ebraismo, il cristianesimo e l’Islam non hanno riconosciuto e non riconoscono loro ruoli apicali né posti decisionali. Esse sono costantemente considerate in posizione gregaria rispetto agli uomini che detengono il potere decisionale ultimo», si legge nel testo. A questa posizione gregaria si oppongono i movimenti femministi che si trovano in tutte tre le religioni e che rivendicano un ruolo diverso per la donna. Ed è proprio questo impegno che spesso interseca anche il dialogo interreligioso.

Le testimoni privilegiate intervistate nel libro dicono comunque che il dialogo è difficile, ma non impossibile; che le donne hanno una particolare attitudine in questo senso, per la loro capacità di ascolto e la propensione ad essere solidali; che sarebbe importante prendere più iniziative condivise: dai momenti di preghiera (comuni, ma distinti) ai servizi nei confronti dei più fragili, alle iniziative culturali, all’attenzione verso le famiglie miste.

Inoltre spesso sono proprio le donne immigrate a fare da ponte e a diventare di fatto, nella loro vita quotidiana, punti di riferimento di un dialogo interculturale, tese come sono tra le radici identitarie legate alla loro origine e la necessità di assumere elementi culturali della terra cui sono approdate. La “doppia presenza” – nel sociale e in privato – le predispone ad essere mediatrici, anche perché «prima di essere credenti, ebree, musulmane e cristiane sono donne, portatrici di vita e di novità, coerenti e fedeli alle loro origini, ma proiettate verso un futuro che coinvolge tutte le donne».

Dopo avere dato la parola a mediatrici culturali, immigrate, donne che hanno subito violenza, altre impegnate in progetti di solidarietà, il Femminino Mediterraneo propone
il paradigma del dono, dimensione che accomuna tutte le donne, come alternativa ad un’economia che ha come unico scopo il profitto. Le donne, attraverso il dono e il dialogo, possono essere portatrici di pace.

 

religioni in carcereIL DIALOGO E LA LAICITÀ. Dicevamo, però, che costruire dialogo non è così facile, prima di tutto perché non è semplice, per molti, accettare il pluralismo. I processi migratori hanno innescato dinamiche complesse, che convergono nel creare insicurezza e paura: soprattutto la paura di perdere la propria identità è sempre in agguato e il pluralismo viene da molti vissuto come relativismo, ossia perdita di valori. Dunque, i pericoli sono due: il relativismo da una parte e il fondamentalismo dall’altra. Per evitarli, è necessario assumere il pluralismo come valore, o come universo di valori da costruire insieme, all’interno di una situazione fluida, dentro il quale cercare nuove forme di coesione sociale. Tra i due estremi (relativismo assoluto e integralismo fondamentalista) solo il dialogo può garantire il rispetto della dignità dell’altro.

L’antidoto alla paura è dunque la “laicità dialogante” (ovviamente possibile solo là dove sia garantita la libertà religiosa). Con questa espressione Femminino Mediterraneo propone una laicità che non pretende di relegare le religioni nel privato; che non copia i modelli adottati in altri Paesi; che ha una componente utopica (nella possibilità di costruire un contesto di benessere e libertà); che è dialogica; che è interreligiosa, nel senso che propone una società pluralista in cui  i credenti delle diverse fedi e i non credenti si confrontano.

dialogo interreligioso___________________________

Carmelina Chiara Canta (ed)
Il Femminino Mediterraneo
Aracne 2019
pp. 236
€ 13,00

 

 

 

 

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