IMMAGINARE ROMA COME CITTÀ OSPITALE. LA PROPOSTA DEL LABORATORIO CIRCO

Un laboratorio, una ricerca e un libro - Circo. Un immaginario di città ospitale - propongono di realizzare una rete per l'abitare temporaneo

di Maria Elena Iacovone

Una sperimentazione didattica che si radica nella realtà con l’obiettivo di farsi pratica e politica. Una modalità laboratoriale che mette al centro l’ascolto della città, attraversandola e vivendola. È quanto rappresenta CIRCO, acronimo di Casa Irrinunciabile per la Ricreazione Civica e l’Ospitalità, ricerca elaborata in seno al Laboratorio di Progettazione Architettonica e Urbana del corso di laurea magistrale in Progettazione Urbana del dipartimento di Architettura di Roma Tre.

Roma come città ospitale

Il tentativo corale della strategia  proposta è quello di costruire una rete metropolitana di luoghi ospitali a partire dal recupero dei numerosi complessi edilizi abbandonati e inutilizzati presenti sul territorio romano: strutture sanitarie e sportive, caserme militari, cinema, teatri, scuole, rimesse Atac, beni ecclesiastici, edifici lasciati incompleti, immobili di proprietà privata come magazzini e fabbriche.

Circo. Un immaginario
Roma. La presentazione del volume “CIRCO. Un immaginario di città ospitale”, al Porto Fluviale

“Scarti” urbani che divengono così spazi del possibile, aperti a una costruzione collettiva dell’abitare, dove centrale è lo scambio reciproco tra chi ospita e chi viene ospitato. Un ribaltamento di prospettiva e di sguardo che la metafora del circo descrive molto bene: «È un luogo colorato, nomade, fiero della sua diversità, dove ognuno unisce le sue risorse in un progetto comune», ha commentato Francesco Careri, docente di Progettazione Architettonica e Urbana dell’università Roma Tre e membro del Laboratorio di ricerca, nel corso della presentazione del volume CIRCO. Un immaginario di città ospitale, tenutasi lo scorso 12 novembre. «Esistono diverse politiche abitative, ma nessuna ragiona su un abitare temporaneo».

A Roma, infatti, il disagio abitativo non riguarda solamente le migliaia di persone in attesa di una casa popolare, ma anche chi ha progetti di vita diversi, spesso ignorati: artisti, attivisti, lavoratori stagionali e precari; studenti e studentesse fuori sede; migranti economici e in transito; senza fissa dimora e semplici viaggiatori.

Abitare tra persone diverse

Reciprocità: è dunque questa la cifra identificativa di una proposta che rifiuta non solo la categorizzazione in utenti, ma anche un’idea di accoglienza incentrata sulla unidirezionalità.

La copertina del volume “CIRCO. Un immaginario di città ospitale”

«CIRCO è Casa e non un Centro, per dare un senso domestico; Irrinunciabile e non istituzionale perché in molti ne sentiamo l’urgenza, ma siamo consapevoli che è un progetto da realizzare insieme; Ricreazione e non Rigenerazione perché sappiamo che l’ozio genera creatività e l’arte genera spazi; Civica e non Circoscritta perché è uno spazio pubblico; e Ospitalità, perché si tratta di un abitare tra persone diverse», ha spiegato l’architetta Serena Olcuire, del Laboratorio Circo. «Non è una formula, ma una strategia da ripensare di volta in volta». Un agire nella pratica che la rende normogenerativa, e quindi capace di riconoscere i limiti delle norme esistenti e sperimentarne di nuove.

Il volume CIRCO. Un immaginario di città ospitale – che dà conto dell’esperienza del gruppo di ricerca impegnato per 4 anni nel progetto – prevede una prima parte dedicata allo stato dell’ospitalità a Roma; segue poi una panoramica sul complesso degli immobili in disuso mappati dal Laboratorio; infine, spazio al racconto dei princìpi della strategia CIRCO. Tra questi, anche la sostenibilità economica e la circolarità delle risorse, in un’ottica di generazione di valore, lavoro e relazioni.

Ricostruire comunità

«Il disagio abitativo è spesso raccontato in una prospettiva economica o di proprietà», ha sottolineato la giornalista Ylenia Sina. «Le povertà vanno denunciate in termini di diritti, ma non bisogna soffermarsi solo sul disastro, altrimenti si rischia di maltrattare la città marginale». Una narrazione limitante e faziosa che ha interessato anche gli abitanti di Porto Fluviale, caserma occupata nel 2003 dal coordinamento cittadino di lotta per la casa, e luogo considerato vero e proprio «circo in potenza» per la sua modalità “altra” di abitare Roma.

CIRCO rappresenta dunque una visione concretamente utopica di una città che «ha bisogno di essere un laboratorio di ricerca continua e permanente, in cui chi vuole fare politiche attive mette a disposizione gli strumenti per cedere sovranità, anche sui processi decisionali, e per provare a reinventare gli spazi presenti», ha detto Amedeo Ciaccheri, presidente del municipio VIII. «Roma ha davanti delle opportunità preziose, per questo sarà fondamentale investire sui processi di costruzione della comunità e riabilitare il ruolo dei corpi intermedi».

 

IMMAGINARE ROMA COME CITTÀ OSPITALE. LA PROPOSTA DEL LABORATORIO CIRCO

IMMAGINARE ROMA COME CITTÀ OSPITALE. LA PROPOSTA DEL LABORATORIO CIRCO