IL FUTURO DELL’EUROPA SI COSTRUISCE INSIEME. E QUESTO È IL MOMENTO

Pier Virgilio Dastoli spiega perché è importante partecipare, attraverso la piattaforma dedicata, alla Conferenza sul Futuro dell'Europa

di Paola Springhetti

“Quale futuro per le istituzioni europee?” Se ne discuterà con l’economista Paolo Paesani in un incontro on line della serie di “Futuro Prossimo”, che si svolgerà il 26 maggio alle 17:30 (qui il link per le info e l’iscrizione).

Il dibattito si svolge a pochi giorni dall’avvio della Conferenza sul futuro dell’Europa: un’occasione importante che ci sfida a trasformare l’insoddisfazione nei confronti delle istituzioni europee in spinta costruttiva al cambiamento: un’Europa più attenta alle povertà, alla solidarietà, all’equità, in sostanza più sociale si può costruire se c’è un impegno dal basso, che coinvolga cittadini, associazioni e tutte le espressioni della società civile. Il vero cambiamento si fa insieme, o non si fa. Per questo la piattaforma “Il futuro è nelle tue mani”, che permette a tutti i cittadini di partecipare è uno strumento importante, da conoscere e utilizzare (ne abbiamo parlato qui). Ne abbiamo parlato con Piervirgilio Dastoli, presidente del Consiglio Italiano del Movimento Europeo.

Il 9 maggio il presidente del Parlamento Europeo David Sassoli, durante l’inaugurazione della Conferenza sul Futuro dell’Europa a Strasburgo, ha detto che i temi sociali saranno centrali. Partiamo da qui: a che punto è il Pilastro Sociale europeo (che fissa i 20 principi e diritti fondamentali in ambito sociale)?

«Nel novembre 2017 fu adottata a Goteborg questa dichiarazione solenne – senza carattere giuridicamente e finanziariamente vincolante – sul pilastro sociale. Sono passati tre anni e mezzo, in cui questa dichiarazione doveva essere tradotta un piano di azione vincolante. Poi è arrivata la pandemia, il cambio della Commissione eccetera. Finalmente il 4 marzo 2021 la Commissione Von De Leyen ha presentato un piano di azione per l’implementazione del Pilastro. All’inizio di marzo si è svolto a Porto un vertice, organizzato dalla presidenza portoghese, cui hanno partecipato istituzioni europee, parti sociali e rappresentanti della società civile: l’obiettivo era definire l’agenda della politica sociale europea per il prossimo decennio. Prima del vertice, però, è stata resa pubblica una dichiarazione di 11 governi, secondo la quale tutte le questioni sociali (occupazione, sicurezza, lavoro eccetera), in base al trattato sono responsabilità non dell’Unione ma dei vari Stati membri. A Porto, di conseguenza, ci si è limitati a fare una dichiarazione senza carattere vincolante, fissando alcuni obiettivi fino al 2030, che riguardano il tema della disoccupazione e della lotta alla povertà. Il vertice di Porto secondo alcuni è stato comunque un passo avanti, secondo altri è stato solo un piccolo passo. Si tratta quindi di vedere se la commissione sarà coerente e presenterà proposte di regolamenti e di raccomandazioni in base al piano del 4 marzo, e quali saranno le reazioni del Consiglio, che è evidentemente diviso».

 

Piervirgilio Dastoli, presidente del Consiglio Italiano del Movimento Europeo

Quindi c’è un problema di competenze in materia sociale?

«Molti ritengono che le competenze attribuite all’Unione siano inadeguate e vadano rafforzate, il che implica discutere della riforma dei Trattati. Come ha detto Sassoli, bisognerà mettere sul tavolo anche il tema della divisione delle competenze tra Unione e Stati membri».

In realtà, non solo in questo campo le istituzioni europee appaiono farraginose e deboli. La Conferenza sul Futuro dell’Europa affronterà anche questo tema?

«La Conferenza non è un luogo decisionale, ma di dibattito e confronto tra società civile e istituzioni. Il Parlamento Europeo ha detto più volte, che bisogna mettere mano a una revisione dei trattati, ma perché questo avvenga bisogna che all’interno della Conferenza emerga una volontà chiara dei cittadini e dall’altra parte che i parlamentari nazionali, assieme a quelli europei, esprimano una maggioranza che chiede di aprire il cantiere della riforma. Serve quindi che dai dibattiti emerga questa linea maggioritaria e che la Conferenza veda una mobilitazione vera dell’opinione pubblica. Per ora, purtroppo, la mobilitazione è scarsa: a metà maggio sulla piattaforma on line si erano iscritti solo 14mila cittadini. I media non ne  parlano, e non c’è una vera consapevolezza da parte dell’opinione pubblica sul fatto che si è aperto questo dibattito sul futuro dell’Europa. Eppure è un’occasione importante e innovativa: in tutte le altre iniziative che riguardavano i Trattati i cittadini sono stati solo consultati, in questo caso cittadini e istituzioni stanno su un piano di uguaglianza.

È uno dei limiti della nostra informazione il fatto, che normalmente parla poco di Europa e con un certo pressapochismo. Però forse anche da parte delle istituzioni europee ci si poteva aspettare un maggior impegno sul piano della comunicazione…

«La Commissione ha strumenti di informazione molto limitati. Sta facendo un’azione di pubblicità alla piattaforma, che è stata messa online il 19 aprile; ha dato incarico a tutte le sue rappresentanze di informare l’opinione pubblica; ma non basta. Si dovrebbero muovere i governi nazionali, con campagne di mobilitazione. E dovrebbero mobilitarsi soprattutto i partiti politici europei, attraverso i partiti nazionali e insieme a sindacati e alle altre realtà della società civile. Ad esempio il Partito Democratico ha deciso di coinvolgere i propri circoli, anche attraverso corsi di formazione rivolti ai dirigenti. Ma dovrebbero mobilitarsi tutti, compresi i 701 parlamentari europei».

Questa Conferenza è arrivata in un momento in cui lo scetticismo nei confronti dell’Europa sembra ridimensionato e i partiti nazionalisti sembrano avere meno consensi. È solo un’impressione? Questo faciliterà la partecipazione?

«Lo confermano anche gli ultimi dati di Eurobarometro. La crisi determinata dalla pandemia ci ha fatto capire che alcuni problemi o si affrontano insieme o non si risolvono. È essenziale non solo una maggiore cooperazione tra gli Stati, ma che si agisca in maniera unita: basti pensare alla ricerca sui vaccini, alle campagne di vaccinazione, alle misure di aiuto economico, eccetera. L’UE ha dato segnali di essere capace di reagire, attraverso misure finanziarie abbastanza considerevoli. Anche i partiti Euroscettici sono in difficoltà, in diversi Paesi membri, ma non in tutti. In Italia è evidente che, senza l’aiuto dell’Unione, abbiamo difficoltà ad affrontare le conseguenze della crisi, mentre in altri Paesi, che hanno problemi molto minori dei nostri, restano presenti e forti i partiti euroscettici (ad esempio Polonia, Ungheria, Finlandia, Paesi Bassi, Finlandia, Austria…). I Parlamenti di questi Paesi hanno difficoltà a dare l’assenso all’aumento delle risorse proprie, necessario per far partire il piano di rilancio: su 27 Paesi 19 hanno dato l’assenso, 8 non hanno ancora ratificato. Questo ci riporta al problema più generale del funzionamento dell’Unione ed alla necessità di passare da un sistema basato sul voto all’unanimità al voto a maggioranza. È una delle ragioni per cui bisogna riaprire il cantiere dell’Unione».

Alla piattaforma – cui si può accedere sia per restare aggiornati sugli evento e sui dibattiti, sia per dare il proprio parere, avanzare proposte, organizzare eventi – possono accedere solo i cittadini o anche le associazioni?

«Le associazioni hanno qualche difficoltà a creare profili, ma si può fare: basta ignorare alcune domande di carattere statistico, tarate sui singoli cittadini. Noi, come Movimento Europeo, siamo stati i primi a farlo: ci vuole solo un po’ di pazienza. Ed è importante scegliere di intervenire su più temi, per avere un po’ più di visibilità».

Questi contributi saranno davvero letti, raccolti, valorizzati?

«La Conferenza prevede quattro sessioni plenarie, nelle quali si discuterà anche delle idee che i cittadini hanno messo sulla piattaforma. L’idea è che le conclusioni della Conferenza, nel rapporto finale, tengano conto di quanto espresso dai cittadini. Poi le istituzioni, cioé Parlamento, Consiglio e Commissione, dovranno tradurre gli orientamenti e le idee emerse in proposte, anche per cambiare i tratti. In più, noi abbiamo chiesto che, finita la Conferenza, la piattaforma resti in funzione, trasformandosi in strumento attraverso il quale i cittadini possano monitorare il percorso delle loro proposte ed esprimere le proprie reazioni rispetto al modo in cui le istituzioni hanno dato seguito a quanto emerso dalla consultazione, fino alle elezioni europee del 2024».

Il Movimento Europeo ha redatto un documento con le proprie proposte per la Conferenza. Si intitola “Apriamo subito i cancelli del cantiere europeo. Documento di lavoro in vista della prima sessione plenaria della Conferenza sul futuro dell’Europa del 19 giugno 2021”, e si può leggere a questo link.

IL FUTURO DELL’EUROPA SI COSTRUISCE INSIEME. E QUESTO È IL MOMENTO

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