COSÌ LA SOLIDARIETÀ DIGITALE HA CONNESSO 230 RAGAZZI

Un progetto di Liberi Nantes per portare la connessione a Internet nei Centri di accoglienza, con la collaborazione dei gestori delle reti

di Giorgio Marota

In qualunque modo la si voglia vedere, è sempre una questione di rete. C’è quella della porta, ad esempio, dove il Liberi Nantes da anni cerca di segnare il gol più importante: l’integrazione di rifugiati e richiedenti asilo. Esiste poi una rete solidale, perché a Pietralata, quartiere di Roma, si respira un’aria di vera comunità quando scende in campo “la squadra degli immigrati”, frase che una volta poteva sembrare discriminatoria, ma che oggi strappa persino un sorriso di ammirazione alla signora Maria, che di pallone ne capisce poco, ma comprende appieno il senso di un messaggio inclusivo. E poi c’è la rete del web, che grazie alle moderne tecnologie di comunicazione ha permesso a (quasi) tutti di sentirsi meno soli durante il lockdown: è qui che si creano le connessioni che abbattono le distanze, stabilendo contatti, pur mediati da uno smartphone o da un pc, essenziali nel rinsaldare i rapporti umani.

La solidarietà digitale

Purtroppo, però, l’accesso alla risorsa web non è così scontato. E senza le giuste protezioni la terza rete rischia di bucarsi. I volontari dell’associazione se ne sono accorti quando hanno organizzato i primi incontri virtuali con i “loro” ragazzi. A quel punto, si sono trovati davanti a ostacoli insormontabili: la connessione andava e veniva, i giga terminavano, le promozioni scadevano. Lo sport ha sempre combattuto l’isolamento sociale e il Liberi Nantes lo sa bene. Il calcio è condivisione, contatto, rapporto, abbraccio, spogliatoio, doccia insieme e persino particelle di sudore che si liberano nell’aria e creano l’alchimia necessaria per conquistare una vittoria. Ma durante la quarantena c’era una partita virtuale da giocare, altrettanto importante: garantire una connessione internet a banda larga, stabile e aperta nei luoghi dove vivono i richiedenti asilo.

solidarietà digitale
Giocatori del Liberi Nantes

Direte voi, “fossero questi i problemi del sistema di accoglienza in Italia”. Giusta osservazione, «ma siamo dell’opinione che questa criticità rappresenti comunque la spia di una disattenzione importante rispetto al benessere dei richiedenti asilo e dei titolari di protezione ospiti delle strutture», precisa l’associazione. La chiamano “solidarietà digitale” ed è sempre di più un diritto fondamentale dell’uomo.

Oggi – e lo abbiamo capito soprattutto nei giorni più tristi dell’emergenza coronavirus – la rete dà ai cittadini la possibilità di informarsi e alimenta quella socialità che il distanziamento obbligatorio per forza di cose impedisce. È nato così un progetto dal nome “Linfa”, operante in due direzioni: mappare la qualità e la disponibilità delle connessioni internet nei centri di accoglienza di Roma e provincia e sondare la disponibilità delle maggiori compagnie telefoniche a potenziare gratuitamente un numero di centri per un periodo di 6 mesi.

Il progetto Linfa

«Noi facciamo anche corsi di italiano per migranti e stiamo sperimentando una formula che ci permette di utilizzare il calcio per insegnare la lingua», ha raccontato Alberto Urbinati, presidente di Liberi Nantes. «Quando abbiamo tentato di mantenere i rapporti con i ragazzi nella modalità online, un po’ come hanno fatto tutti gli italiani per lavoro o per svago, abbiamo trovato delle vere e proprie barriere. Molti studenti non avevano una connessione adeguata, come si è visto anche nella scuola con la didattica a distanza. Nei centri non c’è una connessione wi-fi e i ragazzi tornavano a sentirsi soli, rischiando di perdere mesi di lavoro insieme agli altri. La diseguaglianza in termini d’accesso alle risorse digitali rischia di diventare l’ennesima forma di discriminazione».

E così i volontari si sono subito attivati: «Abbiamo chiesto alle compagnie telefoniche la totale gratuità del servizio per 6 mesi e così abbiamo dato la connessione a 230 ragazzi. La cosa veramente bella è che le compagnie non ci hanno chiesto nulla in cambio, hanno aderito perché sentivano che fosse giusto così. Poi ci siamo seduti intorno a un tavolo per condividere i risultati di “Linfa” con gli stakeholder che ritenevamo più strutturati come l’Unhcr, il Centro Astalli, l’Unar e l’Argi. Abbiamo messo a disposizione questa buona pratica, sperando che possa essere implementata da chi ha le capacità per farlo».

L’indagine ha coinvolto 10 strutture. Otto hanno aderito alla proposta, fornendo i dati tecnici e logistici necessari al potenziamento delle connessioni. Tre centri hanno già beneficiato dell’intervento di potenziamento del segnale, per uno è in corso la fase di studio, in 2 non è stato possibile implementare una soluzione tecnica a costo zero e altri 2 hanno rinunciato a beneficiare dell’azione. Circa 230 ospiti adesso sono “online”.

«Abbiamo trovato grande disponibilità da parte dei gestori telefonici», dice Sara Vicario, volontaria di Liberi Nantes e curatrice del progetto. «Qualche difficoltà, invece, l’abbiamo incontrata con i centri d’accoglienza dato che non tutti hanno aderito, ma in generale devo dire che siamo felici per la rapidità con cui siamo riusciti a intervenire. Ci siamo posti il problema a fine marzo e verso la metà aprile si poteva già usufruire della banda. Questo dimostra che anche nelle emergenze si possono trovare delle soluzioni rapide ed efficaci. Speriamo che “Linfa” venga replicato e imitato, magari a livello nazionale». Il volontariato è sempre un passo avanti alla burocrazia.

Se avete correzioni o suggerimenti da proporci, scrivete a comunicazione@csvlazio.org

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