
DDL BONGIORNO. IL 28 FEBBRAIO IN PIAZZA A ROMA: «SENZA CONSENSO È STUPRO»
La riformulazione del disegno di legge sulla violenza sessuale elimina il riferimento esplicito al consenso libero e attuale e introduce il criterio della volontà contraria. Centri antiviolenza, organizzazioni femministe, reti di associazioni denunciano un passo indietro culturale e giuridico e annunciano mobilitazioni in tutta Italia
27 Febbraio 2026
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«Inaccettabile». È unanime il giudizio sul Ddl Bongiorno da parte delle migliaia di donne che il 28 febbraio scenderanno in piazza a Roma per dire no a un passaggio che va oltre la mera questione linguistica: l’eliminazione della parola «consenso» dal disegno di legge sulla violenza sessuale in discussione in Parlamento e la sua sostituzione con la più generica espressione «volontà contraria all’atto sessuale». Una proposta, quella della senatrice Bongiorno, a cui le rappresentanti dei Centri antiviolenza e delle realtà femministe hanno già risposto con la mobilitazione dello scorso 15 febbraio, coinvolgendo le città di tutta Italia, da Trieste a Bari, da Napoli a Milano. «Il Ddl Bongiorno sposta il baricentro dal consenso al dissenso, introducendo nel testo una novità radicale e non una sottigliezza linguistica», commenta Etelina Carri, vicepresidente di Di.Re, rete formata da 88 organizzazioni che, sul territorio italiano, gestiscono 118 Centri antiviolenza e oltre 60 Case rifugio. «Per questo il 28 febbraio esprimeremo la nostra posizione chiara e netta: vogliamo bloccare questo disegno di legge. E non ci fermeremo».
“Senza consenso è stupro”: le parole d’ordine della mobilitazione
Per capire la posta in gioco bisogna fare un passo indietro e partire dall’articolo 609 bis del Codice penale, riscritto nell’ormai lontano 1996 con la legge n. 66, che ha profondamente modificato l’articolo 609 bis: fino a quel momento, infatti, il Codice Rocco qualificava la violenza sessuale come reato contro la morale pubblica e il buon costume, anziché contro la persona. A 30 anni da una legge all’epoca rivoluzionaria, con il disegno di legge 1743, noto anche come Ddl Stupri, il Parlamento è intervenuto nuovamente sul principio del consenso, mai esplicitato nella normativa vigente, allineando l’ordinamento giuridico italiano agli standard internazionali più aggiornati. Grazie a un’intesa tra la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, nel novembre 2025 la Camera dei deputati ha approvato all’unanimità un testo che introduceva espressamente il principio della mancanza del «consenso libero e attuale» come elemento costitutivo della violenza sessuale. «Dire che il consenso deve essere libero significa che deve essere prestato senza coercizione, intimidazione, manipolazione o abuso di autorità», spiega Dalila Novelli, presidente di Assolei, associazione nata nel 1993 per combattere ogni forma di violenza e discriminazione nei confronti delle donne. «E deve essere attuale perché deve esserci qui e ora. Non è sufficiente averlo dato in passato, perché il consenso deve poter essere revocato in qualsiasi momento».
Consenso versus dissenso, molto più di una questione linguistica
Questo approccio, ispirato a una parte della giurisprudenza e alla Convenzione di Istanbul sulla violenza nei confronti delle donne ratificata dall’Italia nel 2014, è stato smentito dalla riformulazione del Ddl per opera della Commissione Giustizia del Senato, presieduta dalla relatrice Bongiorno. A gennaio, durante l’esame al Senato, la maggioranza ha presentato una nuova versione del testo di legge che elimina il concetto di consenso, sostituendolo con quello di dissenso. «La volontà contraria all’atto sessuale», si legge nel testo, «deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso. L’atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso». Questa modifica ha suscitato reazioni critiche da parte non solo dell’opposizione, ma anche di molte associazioni civiche e movimenti per i diritti delle donne. Amnesty International Italia ha lanciato la campagna #IoLoChiedo per chiedere una legislazione che usi esplicitamente il principio del consenso come standard e diverse organizzazioni si sono mobilitate sotto lo slogan «Senza consenso è stupro» che, dopo essere rimbalzato sui social, ha riempito le piazze lo scorso 15 febbraio. «Il consenso è una scelta attiva, una volontà positiva di partecipare», rimarca Carri. «La volontà contraria, invece, ha bisogno di essere dimostrata. La legge attuale nasce da una lunga e ostinata battaglia delle donne: passare dal reato contro la morale a quello contro la persona e contro la sua libertà non è un dettaglio tecnico, ma un cambio di sguardo sul piano culturale, sociale e giuridico. In questo senso, la riformulazione del Ddl rappresenta un passo indietro rispetto al quale diciamo: no, grazie».
Laboratorio permanente Consenso_scelta_libertà: l’iniziativa trasversale per dire no al Ddl Bongiorno
Nel frattempo, per contribuire a bloccare la proposta Bongiorno, è nato il laboratorio permanente Consenso_scelta_libertà: un’iniziativa «dinamica» e «trasversale» che intende costruire una risposta collettiva alla riformulazione del testo di legge presentato in Senato. L’obiettivo dichiarato è quello di fare informazione sugli effetti sociali e materiali delle scelte normative che riguardano lo stupro, insieme alla promozione di una mobilitazione diffusa che – nell’intenzione delle promotrici – andrà oltre la manifestazione del 28 febbraio.
Centinaia i centri antiviolenza, le organizzazioni, le reti che saranno in piazza domani a Roma. Associazione Nazionale Volontarie del Telefono Rosa, Casa Internazionale delle Donne, Fondazione Pangea, Fondazione Una Nessuna Centomila, Rete Reama, Differenza Donna, Casa delle Donne Lucha Y Siesta, Be Free coop. Sociale, SCOSSE, Fondazione Pangea, Fondazione Una Nessuna Centomila, Donna Lilith Latina, Collettiva, InQuiete festival, Arci Roma Aps sono solo alcune. Le adesioni sono in continuo aggiornamento.
Immagine di copertina Di.Re






