A VITERBO ANCHE I DISABILI FANNO SPLASH, GRAZIE AL LAVORO DI RETE

Il progetto dell'associazione Eta Beta, con scuola, società Larus, Asl e Croce Rossa permette anche a chi ha una disabilità intellettiva di nuotare

di Giorgio Marota

L’integrazione non è mai un buco nell’acqua, eppure qualcuno ha deciso di farla in piscina. È la storia di Eta Beta Onlus – Asd Sorrisi che nuotano e di Facciamo Splash!, il progetto che ha portato in vasca una seconda e una terza media della scuola Tecchi di Viterbo, in cui sono presenti due ragazze con disabilità intellettiva. Finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del POR FSE 2014-2020 con il programma “Fuoriclasse”, si tratta di un ottimo esempio di come Terzo settore, istituzioni e famiglie possono creare insieme un ambiente veramente inclusivo.

 

PERCHÈ LO SPORT. Nella piscina comunale di via della Pila, messa a disposizione dalla società Larus, ogni martedì e mercoledì l’ora di educazione fisica si trascorre in acqua.

«Abbiamo iniziato il 10 ottobre e c’è già un entusiasmo incredibile», ha dichiarato il presidente dell’associazione Eta Beta – Sorrisi che nuotano Maurizio Casciani, «Luisa e Alice, le due ragazze diversamente abili, sono pienamente integrate nel gruppo, vengono aiutate e supportate sia dallo staff che dai compagni di classe. Vogliamo dare loro sempre più autonomia e al tempo stesso far crescere la sensibilità verso il mondo della disabilità. Non esisteranno discriminazioni in questo mondo se l’educazione e il rispetto per la diversità inizieranno a scuola e nello sport».

Facciamo Splash
Luisa con i suoi compagni

Asd Sorrisi che nuotano, costola sportiva di Eta Beta, è nel programma di Special Olympics, che propone e organizza allenamenti ed eventi per persone con disabilità intellettiva per ogni livello di abilità. «Tanto si è fatto e tantissimo si sta facendo, ma in Italia ci sono 2 milioni di persone con disabilità intellettiva e solo 20 mila fanno attività sportiva. Abbiamo il dovere di crescere di più», ha spiegato il presidente.

 

ALTRI TEMPI. Far diventare questa associazione una realtà solida e radicata nel territorio era il sogno di Giorgio Mauro Schirripa, neuropsichiatra infantile ideatore di Eta Beta nel 1998. Schirripa, scomparso nel 2006, auspicava già nel 1998 grandi interventi di integrazione in ambito scolastico, ricreativo e lavorativo.

«Forse i tempi non erano maturi», ricorda Casciani. «lui incontrò tante resistenze. Portare i disabili fuori dalle classi era visto come qualcosa di strano e pericoloso. Oggi lo ringraziamo perché dobbiamo al suo coraggio e alle sue idee tanti piccoli passi che il nostro mondo ha fatto».

 

LA RETE. Nel progetto Facciamo Splash!, insieme alle due classi, è coinvolta un’equipe di 5 istruttori federali di nuoto, 2 educatori professionali per l’assistenza, un insegnante di educazione fisica e uno di sostegno. «Il momento più bello? Quando Luisa è arrivata a toccare il bordo tutti gli altri hanno fatto un applauso. È stato emozionante e spontaneo», ha ricordato Casciani.

La sinergia tra scuola, settore sanitario, istituzioni pubbliche e mondo del volontariato può dirsi riuscita. Facciamo Splash!, infatti, è sostenuta dalla Asl di Viterbo e dal dottor Marcelli, direttore della unità operativa complessa “Salute mentale e riabilitazione dell’età evolutiva”, ma anche dalla Croce Rossa Italiana e dal Comune di Viterbo che fornisce gratuitamente dei pulmini per il trasporto delle classi dalla scuola alla piscina e viceversa.

 

Facciamo Splash
Viterbo, Istituto Tecchi. La classe di Alice

LA SOLIDARIETÀ. Simona Cimichella, direttore tecnico, ha descritto le modalità del lavoro in acqua all’interno del progetto Facciamo Splash: «Le classi sono state suddivise in tre gruppi: “ambientamento” per chi non ha quasi mai nuotato, “rafforzamento degli stili” per tutti coloro che hanno già una certa abitudine e “perfezionamento” per i ragazzi e le ragazze che fanno già nuoto. Li seguiamo tutti e proponiamo un percorso a seconda del livello iniziale di ciascuno».

In tanti sono al primo livello, Luisa e Alice sono entrambe al secondo. «Il nostro lavoro inizia dal momento in cui i ragazzi salgono sul pulmino fino a quando tornano a scuola. Altri momenti importanti sono quelli dello spogliatoio e della merenda. È lì che si creano le relazioni più vere ed è lì che si fa vera integrazione».

Le ragazze stanno bene e la classe sembra aver risposto con entusiasmo, dopo qualche diffidenza iniziale: «Quello che mi soddisfa di più è che si sta creando un forte senso di responsabilità e solidarietà comune. Tutti sentono il dovere di aiutare le due ragazze e la classe, anche fuori dall’acqua e dai banchi, è sempre più unita».

 

IL FUTURO. Nelle ultime due lezioni di maggio è previsto un saggio aperto alle famiglie e agli amici, ma Eta Beta e il suo presidente guardano già al futuro: «Il prossimo anno puntiamo a coinvolgere ancora più classi e, speriamo, più scuole. Nel frattempo portiamo avanti l’attività del calcio integrato nel liceo Buratti di Viterbo e stiamo pensando a come inserire la danceability nelle scuole. Ci piacerebbe far ballare insieme al resto della classe i ragazzi in difficoltà. È un sogno, ma in fondo anche il nuoto lo era, no?».

A VITERBO ANCHE I DISABILI FANNO SPLASH, GRAZIE AL LAVORO DI RETE

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