CHE PAURA E CHE BELLEZZA, LA SUBACQUEA PER I DISABILI

Le emozioni dei ragazzi con sindrome di Down e degli istruttori che svolgono attività subacquea a Roma, grazie ad un progetto di DDI Italy

di Ilaria Dioguardi

«Per Andrea fare subacquea è diventata sin da subito un’attività irrinunciabile, è una grande passione». A parlare è Marco, papà di Andrea Moriconi, ragazzo di 25 anni con sindrome di down, che svolge attività subacquea grazie ad un progetto, della durata di tre anni, che vedrà DDI Italy, Fondazione Decathlon e Dan Europe lavorare insieme. Nel progetto saranno 600 le persone con disabilità beneficiarie, circa 400 le persone attivamente coinvolte (istruttori, staff, volontari), 17 le città italiane in dieci regioni differenti ad essere toccate da corsi e manifestazioni.

I centri DDI nel Lazio, che propongono l’attività subacquea per i disabili, sono otto, uno a Viterbo e sette a Roma, sei centri della Capitale sono siti di questo progetto.

 

EMPATIA E CONDIVISIONE. «Un grande amico di Andrea, Giorgio, l’anno scorso ha iniziato quest’attività subacquea. Andrea ha fatto una lezione di prova e si è innamorato di questa disciplina. Il corso di sub comporta una procedura a cui bisogna fare molta attenzione: bisognava verificare, all’inizio, se riusciva a sopportare lo stress. La perplessità era legata alla resistenza sott’acqua, anche per l’attrezzatura che è necessario portare addosso. Invece è andato tutto bene, Andrea ha completato il corso, dovremmo ritirare a breve il brevetto relativo all’immersione in piscina, il mare sarà oggetto di un approfondimento».

I ragazzi sott’acqua si parlano a gesti: la gestualità è fondamentale per comunicare se si è in difficoltà e si ha bisogno di aiuto. Bisogna riuscire a collaborare, nella subacquea questo può essere vitale. È fondamentale capire quello di cui ognuno ha bisogno: per poter essere aiutato al meglio, in caso di pericolo, il linguaggio gestuale deve essere comprensibile per tutti. «Gli istruttori sono molto soddisfatti dell’interscambio di informazioni che Andrea e gli altri ragazzi che frequentano il corso riescono a trasmettersi tra di loro e con gli accompagnatori, sott’acqua, e per l’empatia e la condivisione che si sono creati».

 

subacquea per i disabili
Andrea, uno dei ragazzi beneficari dell’attività subacquea gratuita

OLTRE L’ANSIA. «Mamma, sai che sott’acqua si sente il cuore?». Ha fatto questa domanda Giorgio Altieri, 20 anni, ragazzo con sindrome di down, dopo aver provato le prime immersioni. «Quando mi ha detto questo, ho capito quanto per lui la subacquea per i disabili stesse diventando importante. Mi sono decisa ad andarlo a vedere solo alla terza lezione», racconta Giovanna. Giorgio partecipa a Special Olympics, l’acqua è il suo ambiente naturale, «ma il fatto di immaginarlo sott’acqua mi faceva stare in apprensione. Sono venuta a sapere di corsi di sub dedicati a ragazzi con disabilità intellettive, con un buon rapporto con l’acquaticità, abbiamo fatto la prova ed è andata benissimo. Gli istruttori sono eccezionali, con un linguaggio semplice riescono a far comprendere tutto. Facciamo una lezione al mese, inizieremo a primavera le immersioni in mare. Io non so nuotare, quando mio marito mi propose quest’attività per Giorgio, ero scettica. All’inizio è normale avere un po’ di ansia, ma poi si supera».

Giorgio e Andrea si conoscono da quando erano piccoli e da anni condividono tanto del quotidiano. «Questa nuova disciplina li rende ancora più complici, sotto l’acqua l’uno dipende dall’altro, rafforza ancora di più il loro rapporto di amicizia».

 

I VANTAGGI E LE DIFFICOLTÀ. «Seguiamo in questo momento tre ragazzi con sindrome di down: Andrea, Giorgio e Salvatore», racconta Alessandra Ferreri, istruttrice nella scuola Tuttisub di Roma. «La condivisione è una caratteristica che fa parte della subacquea, un’attività che si pratica insieme agli altri: è vietato fare immersioni da soli. Obbliga ad avere rapporti con un compagno, con il gruppo, in tutte le sue fasi: la vestizione, la programmazione, la gestione dell’immersione. Si impara a comunicare con dei segnali universali, diventa un altro modo di comunicare. Per le persone con disabilità quest’aspetto è amplificato, ha un impatto molto forte, si trovano in acqua con persone sconosciute, con le quali si crea un rapporto molto forte. La subacquea è un’attività molto emozionale, legata alle sensazioni, condividerle lega molto le persone».

Questo non vuol dire che non ci siano difficoltà, ma «quelle che i ragazzi hanno incontrato sono molto comuni: sott’acqua ci si sente inizialmente a disagio, non è un ambiente naturale per nessuno. Ma i ragazzi che seguiamo erano molto entusiasti, è capitato che avessero più difficoltà persone senza nessuna disabilità».

 

subacquea per i disabili
Gli allenatori hanno avuto una formazione specifica

LA DIDATTICA. La didattica DDI prevede standard uguali per tutti, le persone con disabilità intellettive ci mettono solo più tempo a raggiungere gli obiettivi. «Dipende anche dal tipo di disabilità intellettive: i tempi di apprendimento sono diversi non solo in base al tipo e al grado di disabilità, ma da soggetto a soggetto. Giorgio, Andrea e Salvatore hanno caratteristiche molto differenti l’uno dall’altro. C’è chi tende a vivere l’attività subacquea in maniera molto giocosa, come Giorgio, esuberante e a volte “caciarone”: è capitato che ogni due minuti uscisse dall’acqua per dire “quanto è bello, quanto è fantastico”; Salvatore l’ha preso come un impegno, una sfida, un obiettivo importante da raggiungere, mentre Andrea è una via di mezzo, è discreto e prende anche in giro Andrea per il suo essere così espansivo».

La didattica DDI è rivolta a tutte le disabilità, anche fisiche. Per le disabilità mentali vengono fatte delle valutazioni: è molto importante vedere come la persona reagisce in acqua. «Questo vale per tutti: è un impatto molto forte, quello con l’attività subacquea per i disabili e per i normodotati. Le persone devono provare e poi capiscono dove possono arrivare. Ci si può anche fermare solo all’esperienza in piscina e ottenere il riconoscimento Pool diver, se non si vuole provare l’esperienza in mare. Respirare sott’acqua, stare in assetto, muoversi in assenza di peso sono sensazioni positive, la disabilità non è il limite, il limite è la persona», afferma Alessandra.

 

GLI ISTRUTTORI. «Io, altri due istruttori e un assistente istruttore abbiamo iniziato la formazione alla subacquea per i disabili l’anno scorso, per questo progetto di DDI insieme alla Fondazione Decathlon e a Dan Europe. La formazione è stata gratuita per due istruttori, abbiamo deciso di farne formare altri due perché abbiamo condiviso la didattica DDI, solida e strutturata molto bene», spiega ancora Alessandra. La formazione DDI ai propri istruttori si focalizza sulle tecniche di adattamento alla persona, si trattano argomenti di attenzione verso le disabilità mentali e fisiche, anche su persone paraplegiche e tetraplegiche, con un uso limitato o assente di alcune parti del corpo.

Subacquea per i disabili
Lo staff diTuttisub

«Abbiamo iniziato quest’avventura con tanta curiosità e paura. La paura era dettata dalla “non conoscenza”: ci ponevamo noi stessi delle preoccupazioni, nei confronti del rapporto con i ragazzi con sindrome di down, che erano esagerate. Ci siamo accorti che non c’è nulla di differente. Dal punto di vista emotivo i ragazzi con disabilità mentale creano un legame molto forte con noi istruttori, perché si fidano ciecamente di noi», aggiunge Francesco Coppola, dello staff Tuttisub di Roma. Una lezione o un esercizio spesso sono seguiti in acqua da un abbraccio perché i ragazzi sono felici quando riescono a raggiungere un obiettivo. Ci ripagano così di qualunque sforzo ed impegno ed è molto emozionante. Loro si legano molto anche al resto delle persone che frequentano la piscina, abbracciano e baciano tutti, hanno un’espansività che non è comune».

Gli istruttori di Tuttisub organizzano anche corsi per amici e familiari, perché siano parte attiva, sia come subacqueo, che come assistente di superficie e non sono solamente degli accompagnatori. «In questi corsi i familiari partecipano, imparano tecniche adattive alla persona: è un elemento ancora di più di inclusione sul quale stiamo lavorando», conclude Francesco.

 

NO BARRIER TOUR. Durante i corsi uno spazio è dedicato al No Barrier Tour, eventi dimostrativi che puntano a far conoscere l’attività subacquea per disabili. Sono coinvolte 76 associazioni di persone con disabilità. Alcune di loro terminano l’esperienza con una prova in piscina, altre che esprimono la volontà di proseguire il percorso d’apprendimento proseguono con un vero e proprio corso sub gratuito, come i ragazzi con sindrome di down di cui vi abbiamo parlato.

Se avete correzioni o suggerimenti da proporci, scrivete a comunicazione@cesv.org

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