DONNE A LAVORO: ANCHE COSÌ SI COMBATTE LA VIOLENZA

Contro la violenza sulle donne serve un cambiamento culturale e il lavoro è un aspetto importante. A Roma un Festival sul futuro del lavoro al femminile

di Ilaria Dioguardi

Sabato scorso a Roma si è svolta la grande manifestazione Non una di meno contro la violenza sulle donne: finora sono state 116 le vittime di femminicidio nel 2016. Hanno partecipato tra le centomila e le duecentomila persone, donne e non solo. Le richieste delle manifestanti? Un cambiamento di prospettiva e di cultura, politiche attive, educazione dei ragazzi al problema, creazione di reti di assistenza, strumenti giuridici nuovi e adeguati. La strada da fare è lunga e complessa. «Uno dei settori su cui bisogna puntare molto è quello del lavoro, importante nella vita di una persona ed anche per combattere la violenza sulle donne», dice Maria Grazia Avataneo Fey, cofondatrice della Onlus Donne a Lavoro che ha organizzato il Festival Donne a lavoro! Ecco il futuro dell’Italia.

Tre donne e un progetto ambizioso

L’associazione è nata ad aprile di quest’anno, il punto di partenza è stata la rubrica Mum at work, sul sito Lettera43 di Francesca Guinand, presidentessa di Donne a Lavoro, giornalista, tra le fondatrici della onlus insieme a Maria Grazia Avataneo Fey, vicepresidentessa e tesoriere, psicologa del lavoro e delle organizzazioni e coach specifico per le donne, e Daniela Tonelli, vicepresidentessa e segretaria, di professione event manager. «Nel corso del tempo Francesca Guinand ha avuto modo di intervistare e conoscere molte donne con professionalità diverse su tematiche differenti. Ci siamo conosciute in occasione di due interviste, Francesca aveva intenzione da un po’ di organizzare questo Festival: i tempi sembravano maturi, si è resa conto che c’era bisogno di fare da “collante” tra tutte le informazioni che riceveva grazie al suo lavoro».

Perché in Italia lavora solo il 46,8% delle donne?

Perché nel nostro Paese non si fanno più figli? Perché le donne sono pagate in media il 7% in meno degli uomini? Perché ci sono meno donne manager? Perché il 30% delle neo mamme perde l’impiego? Quali sono i lavori del futuro per le ragazze?

donne a lavoro
Francesca Guinand, presidentessa di Donne a lavoro

Da queste domande prenderà il via la prima edizione del Festival Donne a Lavoro, che si svolgerà il 3 dicembre in Luiss Enlabs a Roma Termini, dalle 10,30 alle 18. L’obiettivo? Fare cultura e trovare soluzioni immediate per donne e famiglie che lavorano. L’evento prevede tre talk, una tavola rotonda, due workshop, un’area baby, un momento di aperitivo/networking con una selezione di offerte di lavoro. Le iscrizioni sono gratuite fino a esaurimento dei posti. «Stiamo avendo un riscontro positivo nella partecipazione al Festival: da giorni non sono più disponibili posti ai talk. Chi non potrà partecipare al Festival ci sta mostrando forte interesse e ci chiede aiuto. Abbiamo lavorato molto al programma, non è stato facile racchiudere in una giornata i temi da trattare, ma tutte le persone che abbiamo contattato, che hanno a che fare con gli argomenti specifici per esperienza e per competenza, ci hanno detto subito di sì», racconta Maria Grazia Avataneo Fey. I temi che verranno trattati spazieranno dalla genitorialità alla conciliazione della famiglia con il lavoro, dalla gestione del patrimonio familiare alle professioni del futuro per donne e ragazze. Tra gli speaker, la vicepresidentessa del Senato Valeria Fedeli, la direttrice del dipartimento Pari opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri Monica Parrella, Riccarda Zezza, presidentessa di Piano C e autrice di “Maam, la maternità è un master”, Flavia Marzano, assessora Roma Semplice, Linda Serra, CEO e fondatrice di Work Wide Women, Serena Baldari, cofondatrice del coworking con area baby “L’Alveare” di Roma, e molti altri.

Donne a lavoro: i progetti futuri

Il Festival di Roma è una delle iniziative dell’associazione. «L’obiettivo sarebbe quello di organizzarlo ogni anno in una città diversa. Vorremmo anche realizzare eventi minori dedicati a tematiche specifiche di approfondimento, coprendo anche le province più piccole. Il nostro augurio è di diventare un punto di riferimento, anche per dare risposte alle tante domande che ci stanno facendo le donne, che ci stanno scrivendo con richieste di aiuto e di informazioni su molti argomenti. Questo ci fa capire quanto ci sia bisogno di qualcuno che si occupi di tematiche quali il mobbing, le vessazioni, le violenze sessuali, ma anche le start up, i contratti di lavoro, la famiglia», continua la vicepresidentessa.
«Vogliamo fare delle proposte alle istituzioni politiche, anche per il fatto che abbiamo avuto, da subito, il supporto della senatrice Valeria Fedeli. Oltre a lei, abbiamo avuto l’appoggio di tante persone, questo ci ha dato una grande forza. Inoltre, è necessario un supporto economico perché l’impegno che ci stiamo mettendo, da questo punto di vista, non è indifferente. Avremmo anche bisogno di persone che si aggreghino a noi per aiutarci a portare avanti i nostri progetti».

Il lavoro e la violenza contro le donne: uno stretto legame

«Il lavoro è anche un’arma contro la violenza, basti pensare alle donne che non hanno reddito o ne hanno uno troppo basso e non lasciano il compagno o marito violento perché non saprebbero come fare dal punto di vista economico», spiega Maria Grazia Avataneo Fey.

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Un momento della manifestazione Non una di meno del 26 novembre a Roma

Il lavoro ha anche una valenza sociale, di relazione, di aggregazione e di apertura. «Uscire di casa, incontrare altre donne può aprire nuove prospettive anche rispetto ai rapporti privati. A volte abbiamo la nostra vicina di scrivania che è nella nostra stessa situazione, attraverso lo scambio ci si può aiutare. Il lavoro è una della possibilità che ci portano ad essere libere e autonome, a livello economico e anche mentale ed emotivo: a volte, donne che sono vittime di violenza non riescono a esplicitare le loro sofferenze. Avere un impiego può aiutare molto, un maggiore investimento su qualcosa che ci realizza ci fa togliere energie a rapporti negativi e non gratificanti. Molte donne non sanno che esistono realtà in cui cercare aiuto, soprattutto nelle classi sociali meno abbienti. Spero che le aziende presto comincino a destituire al loro interno delle figure di supporto, come già alcune offrono supporto psicologico o hanno l’assistente sociale in sede. È un mio sogno quello di riuscire a fare in modo che nelle aziende si riescano a toccare queste tematiche, che darebbe anche un senso ad una delle funzioni sociali delle aziende. È una strada molto lunga, già si sa poco delle vessazioni, del mobbing, delle violenze sessuali… È come se ci fosse una sorta di pudore a parlarne, noi donne dobbiamo smettere di colpevolizzarci, di pensare di essere sbagliate noi stesse».

Immagine di copertina: Yoshiyasu Nishikawa

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