FROSINONE. CARLO MICCIO RACCONTA LA PRECARIETÀ NELL’ACCOGLIENZA DEI MIGRANTI

L'incontro, presso la Casa del Volontariato di Frosinone, con Carlo Miccio, autore di "Copula Mundi". Che propone la pluralità dell’Io come antidoto contro l’indifferenza

di Gianluca Minotti

Venerdì 12 maggio, presso la Casa del Volontariato di Frosinone, si è svolto l’incontro con Carlo Miccio, autore di Copula mundi.  (Edizioni Alphabeta Verlag, 2022). Organizzata dal Centro Allonsanfan Oltre l’Occidente, all’interno del progetto Viaggio tra color che son sospesi. Storie di ordinaria precarietà nell’accoglienza dei migranti, l’iniziativa è la prima di una serie di eventi che si propongono, toccando più luoghi del territorio provinciale, di indagare nel suo complesso il tema della marginalità. Con l’autore, hanno dialogato Anna Maria Tufano, psicologa e psicoterapeuta ad orientamento sistemico-relazionale e Gianluca Minotti, scrittore e critico letterario. La serata, introdotta da Paolo Iafrate del Centro Allonsanfan Oltre l’Occidente, è stata arricchita dagli interventi del vicepresidente IDOS immigrazione, Antonio Ricci.

Responsabilità condivise

Carlo Miccio
L’incontro è il primo di una serie di eventi che si propongono di indagare  il tema della marginalità

Entrare in un Centro di Accoglienza Straordinaria e farlo attraverso un libro e grazie all’incontro con il suo autore, Carlo Miccio, che si offre a un dialogo aperto, senza retoriche e cliché. Cercando di dribblare, direbbe lui, il linguaggio tossico dei media. Primo grande ostacolo da aggirare affinché la riflessione si apra davvero all’umano: perché dovrebbe toccare tutti noi. Anche se magari non siamo profughi o richiedenti asilo, anche se non siamo operatori precari che lavorano nei CAS, giacché tutti noi viviamo in qualche modo un’analoga sospensione: lavorativa, emotiva, esistenziale. E comunque, limitandoci ai profughi e al loro legittimo diritto ad avere un futuro migliore, noi tutti siamo chiamati a rispondere e ad assumerci la nostra parte di responsabilità. È uno dei punti che Carlo Miccio fa subito emergere, per sgombrare il campo da qualsiasi ambiguità o strumentalizzazione. Come la responsabilità di una cattiva gestione della politica migratoria in Italia sia imputabile parimenti alla Sinistra come alla Destra.

Il Casolare

All’inizio di tutto c’è il romanzo, Copula mundi, ambientato in un vecchio e malridotto edificio, il Casolare, che sorge lungo la via Appia, alle porte di Latina, parzialmente riadattato a Centro di Accoglienza Straordinaria per profughi e richiedenti asilo. Ed è qui, in questo raccordo di marginalità, tra profughi sospesi nel vuoto di un transito e operatori precari, prigionieri di esistenze altrettanto sospese, che è ambientata la vicenda. Il Casolare, quasi fosse un organismo vivente o, comunque, un ecosistema di storie drammatiche e sorprendenti, di destini, relazioni e voci che si intrecciano, irrompe nella Casa del Volontariato e si spalanca quando l’autore spiega come il romanzo metta insieme più esperienze lavorative personali: «Io sono stato responsabile di quel centro, il centro di cui si parla all’inizio è un centro davvero esistente, adesso non più operativo. Ho lavorato per dieci anni nel settore dell’immigrazione in diversi tipi di cooperative, in diverse situazioni, sia CAS che SAI, l’accoglienza residenziale diffusa. E uno dei momenti più formativi rispetto all’incontro con le culture altre, anzi, con individui provenienti da culture altre, è stato proprio qui a Frosinone, dove ho fatto il mediatore linguistico in Prefettura per il famoso colloquio per il riconoscimento dello statuto, che è il momento centrale di tutto il viaggio dei profughi».

Bocciato per eccesso di verità

Siamo nel cuore di Copula mundi, nelle pagine in cui i due protagonisti della vicenda, Valerio Ballestracci e Marco Cicoli, si confrontano proprio su questi aspetti. Uno dei compiti di Valerio, il responsabile della Cooperativa Albalonga, è infatti quello di tradurre le lunghe interviste contemplate dalle procedure legali e richieste dalla commissione territoriale. Un lavoro che spesso assume tratti narrativi. C’è bisogno, insomma, di alterare un poco la realtà vera. Di essere scrittori. Di sapere alcune nozioni fondamentali sull’autofiction. E questo perché la realtà vera, quella fattuale, ciò che è precisamente accaduto, non sempre risulta credibile agli occhi di un giudice che potrebbe bocciare la richiesta di asilo a causa di un eccesso di verità. È una delle tante contraddizioni che emergono dal libro e che il vicepresidente del Centro Studi e Ricerche Idos mette in luce, tentando, insieme all’autore, di fare una riflessione su quella che è la situazione oggi in Italia, anche rispetto a come è percepita l’immigrazione: con i CAS equiparati ad alberghi a 5 stelle e i profughi che per alcuni sono «tutti giovani, palestrati e superdotati».

Io plurale, contro l’indifferenza

Carlo Miccio
L’incontro è stato organizzato dal Centro Allonsanfan Oltre l’Occidente nel progetto Viaggio tra color che son sospesi. Storie di ordinaria precarietà nell’accoglienza dei migranti

È il diritto al rancore, un diritto che oggi in Italia sembra curiosamente essere tutelato in maniera maggiore rispetto al diritto dei profughi ad avere un futuro migliore. Al di là degli stereotipi tra vittime e carnefici, tra migranti politici e migranti economici, perché è questo che emerge durante l’incontro: come si abbia sempre bisogno di polarizzare un fenomeno complesso ma inevitabile come quello delle migrazioni senza mai avere la capacità di mettersi nei panni dell’altro e svestire per una volta i pregiudizi e le proprie rigide categorie. Che è poi quanto invece Copula mundi mette in questione attraverso la frammentazione dell’autore che perde la propria integrità e si moltiplica, essendo lui al contempo Marco Cicoli e Valerio Ballestracci ed Hamza e Lamin e Mario Bismark, il ragazzo partito dal Ghana che sogna di fare il calciatore, e Grace che porta nel grembo il futuro, dando voce alle loro storie e traumi e speranze. È la pluralità dell’Io che Carlo Miccio propone come antidoto contro l’indifferenza, come possibilità dell’incontro dell’umano con l’umano. D’altronde, che il tema centrale della serata sia appunto quello dell’incontro con chi si fa portatore dell’altrui fragilità, ce lo spiega bene Anna Maria Tufano quando ricorda come nel 2018, in occasione del progetto Chi ci salva dall’integrazione. Ecologia della salute mentale a 40 anni dalla legge Basaglia, organizzato dall’Associazione Oltre l’Occidente, in uno di quegli eventi fu invitato lo stesso Carlo Miccio. In quel caso l’autore presentò, presso la Cappella dell’ex manicomio di Ceccano, il suo romanzo precedente, La trappola del fuorigioco (edizioni Alphabeta Verlag, 2017). A significare una linea di continuità negli anni e un bisogno, sempre rinnovato e mai domo, facendo rete nel territorio attraverso la sinergia tra diverse associazioni, di riflettere sulla marginalità. Condizione rimossa o banalizzata e mai compresa e non sempre del tutto accolta, usata strumentalmente come “argomento” nel dibattito politico, quando invece sembra essere oggi il tratto distintivo del nostro tempo.

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Carlo MiccioCarlo Miccio
Copula mundi
Edizioni Alphabeta Verlag, 2022
pp. 152, € 16

FROSINONE. CARLO MICCIO RACCONTA LA PRECARIETÀ NELL’ACCOGLIENZA DEI MIGRANTI

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