GLI ITALIANI SONO GENEROSI, MA NON HANNO VOGLIA DI IMPEGNARSI

Dai dati Censis emerge un aumento delle donazioni, ma un calo della partecipazione attiva. Quella che permette di rispondere davvero ai bisogni

di Chiara Castri

Un paese dalla generosità diffusa, che, di fronte ad una causa sociale, non esita a donare. Ma anche un paese che in questo tipo di impegno sublima la partecipazione, quella in prima persona, quella attiva. È questa una delle fotografie che e il Rapporto sulla situazione sociale del Paese 2016 del Censis, presentato questa mattina a Roma, offre rispetto al tema del rapporto tra gli italiani, la partecipazione e l’impegno nel volontariato.

Trovando, di fatto, una conferma alla tendenza degli ultimi anni, che vede in crescita nuove forme di impegno volontario, più elastiche, flessibili, libere in entrata e in uscita, che vanno via via facendo breccia ed affiancandosi a quello tradizionale, più strutturato.

Nonostante uno scenario economico decisamente poco favorevole alla fiducia e allo sguardo verso il futuro; nonostante la riduzione del Pil di quasi l’8% dal 2007 al 2015; nonostante la contrazione del reddito disponibile per le famiglie di quasi il 10% e dei consumi finali del 5,7%; nonostante il numero degli occupati in calo in media di quasi il 2%, proprio negli anni della crisi e della maggior percezione dei suoi effetti, la generosità degli italiani non ha permesso alle donazioni di calare. Al punto che, per molte organizzazioni, l’indice finale delle donazioni si è rivelato, addirittura, in crescita.

La generosità degli italiani, tra 5 per mille e sms

Pensiamo al 5 per mille: secondo il dato ufficiale per il 2014, le circa 14 milioni di persone che, in dichiarazione dei redditi, hanno scelto di barrare la casella del 5 per mille, esprimendo una loro preferenza, hanno raggiunto un totale di 500 milioni di euro, che si sono ripartiti tra i circa 50mila enti non profit iscritti all’Agenzia delle Entrate.

Solo tra i primi dieci destinatari, realtà che si occupano di una gamma assai diversificata di attività di rilevanza sociale, enti di ricerca, organizzazioni di volontariato, si sono raggiunti gli oltre 132 milioni di euro, grazie alla scelta di più di 3 milioni di persone. Se la ricerca sul cancro raccoglie oltre 66 milioni di euro, Emergency, in seconda posizione, si attesta intorno ai 14 milioni. Ma anche altre Ong e organizzazioni umanitarie registrano un dato positivo.

generosità degli italiani
Save the children ha aumentato i fondi raccolti

Se, quindi, gli italiani non hanno perso in generosità rispetto a numerosi ambiti sociali – la ricerca, i bambini, appunto, ma anche l’ambiente o i migranti – è assai rilevante che, ad esempio, una realtà come Save the Children, fuori dalla top list delle prime dieci, abbia addirittura registrato un aumento importante dei fondi raccolti, passando dai circa 15 milioni del 2007 agli oltre 80 milioni di euro di otto anni dopo, dove proprio i fondi da privati hanno subito un’impennata da 9,9 a oltre 65 milioni di euro.

Stessa fortunata sorte per organizzazioni come Emergency, Medici senza frontiere, Actionaid. Tutte realtà di grandi dimensioni e con progettualità internazionali. Con un dato, però, interessante: all’aumento delle donazioni –già di per sé rilevante, appunto, perché riferito agli anni della Crisi – è corrisposto anche un aumento dei sottoscrittori. Una propensione alla generosità che gli ultimi terremoti hanno reso ancor più visibile, se solo pensiamo che, se per il sisma del Molise erano stati raccolti 2 milioni, per il terremoto dell’Italia centrale i milioni raccolti sono diventati 15.

La crisi della vita associativa

Certo la tecnologia e la maggior disponibilità di mezzi per donare hanno avuto una loro forte rilevanza: inviare un sms a sostegno di un progetto o di un’emergenza è oggi molto semplice e si ha più modo di essere (e sentirsi) generosi.

Tuttavia, sebbene la spinta alla generosità degli italiani possa manifestarsi in forme diverse, destrutturate, che seguono anche i circuiti dell’informalità, come può essere, ad esempio, la raccolta degli indumenti usati; e sebbene la spinta che porta ad adottare certi comportamenti e a fare certe scelte sia autenticamente di solidarietà verso chi è in una situazione, per cause diverse, di disagio, i dati riportano, tuttavia, un impegno che resta solo economico.

Siamo quindi altruisti e generosi, ci colpiscono le situazioni di disagio e i bisogni e su questi cerchiamo di intervenire portando il nostro contributo, ma siamo disposti a farlo solo nei modi più semplici.

E i numeri lo dimostrano: secondo i dati Istat riportati dal Censis, l’impegno strutturato, la partecipazione e l’adesione al volontariato organizzato sono in calo. Se sono, infatti, in aumento i più giovani (14 anni) che fanno volontariato nelle organizzazioni, ma non sono disposti a partecipare alla vita associativa (un milione e mezzo nel 2007, otre 2 milioni nel 2014), diminuisce il numero di coloro che partecipano alla vita associativa delle organizzazioni.

Si manda, quindi, l’sms solidale e , se proprio si decide di attivarsi in prima persona, si scelgono le nuove forme di partecipazione del volontariato occasionale, del progetto o dell’obiettivo flessibile e magari differenziato, dalle ricadute più tangibili ed immediate.

Generosità degli Italiani
Per Giuseppe De Rita abbiamo ancora voglia di comunità

In questo modo, certo, si perde una fetta di quel senso che, nell’azione strutturata delle organizzazioni tradizionali, ha trovato risposte e offerto la sponda nel costante ritirarsi del welfare pubblico. Tuttavia si conserva, anche se in modo più parcellizzato, la volontà e l’impegno a fare comunità, per nulla scontati in un’Italia che fa fatica a investire sul futuro, che mantiene aspettative negative o piatte, che vive e sente la disintermediazione, il declino delle istituzioni che facevano da gancio tra potere e corpo sociale, il divario tra politica e popolo.

In un’Italia che, tutto sommato, continua a funzionare nel quotidiano, «rumina i cambiamenti e cicatrizza le sue ferite», per usare le parole di Giuseppe De Rita, ma applica la fluidità, la reversibilità, la temporaneità non solo alla spinta di impegno solidaristico, ma anche alla vita affettiva, alla relazionalità.

GLI ITALIANI SONO GENEROSI, MA NON HANNO VOGLIA DI IMPEGNARSI

GLI ITALIANI SONO GENEROSI, MA NON HANNO VOGLIA DI IMPEGNARSI