
GIULIO REGENI. DIECI ANNI IN ATTESA DI VERITÀ E GIUSTIZIA
Nel documentario di Simone Manetti la storia di Giulio Regeni a dieci anni dalla sua morte, attraverso le parole dei suoi genitori e dell’avvocata Alessandra Ballerini. Il regista: «Quella di Giulio non è la storia di un ragazzo, di una famiglia, ma una storia che riguarda tutti noi». Il 2, 3 e 4 febbraio al cinema
27 Gennaio 2026
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Giulio Regeni – Tutto il male del mondo è il primo documentario che ricostruisce la verità giudiziaria sul sequestro, le torture e l’omicidio del ricercatore italiano ritrovato ucciso 10 anni fa, nei pressi del Cairo: era il 3 febbraio del 2016. Scritto da Emanuele Cava e Matteo Billi, con la regia di Simone Manetti, in 100 minuti il documentario racconta la storia di Giulio, per la prima volta, attraverso le voci dei suoi genitori, Claudio Regeni e Paola Deffendi: un padre e una madre che per arrivare alla verità hanno sfidato la dittatura militare di Abdel Fatah al-Sisi. Accanto a loro, la testimonianza di Alessandra Ballerini, l’avvocata che li ha assistiti nella lunga battaglia legale che nel 2023, a distanza di otto anni dalla scomparsa di Giulio, ha portato a processo contro quattro agenti della National Security egiziana. Iniziato nella primavera del 2024, andrà a sentenza entro la fine del 2026.
L’anteprima a casa di Giulio
Nel 2015 Giulio Regeni, all’età di 27 anni, si trasferisce al Cairo per il dottorato di ricerca sui sindacati egiziani, all’interno di uno studio storico economico più ampio. Quello che avrebbe dovuto essere un progetto di ricerca accademica si trasforma in una tragedia che rivela i meccanismi di controllo e repressione del regime egiziano. La sua famiglia di abita a Fiumicello Villa Vicentina, piccolo comune in provincia di Udine, dove è avvenuta l’anteprima nazionale del documentario il 25 gennaio e dove, quel giorno, si riuniscono da tutta Italia migliaia di persone per commemorarne l’anniversario della scomparsa. Un grande rito collettivo che si rinnova ogni anno e che nel 2026 è arrivato al suo decimo anniversario. «La proiezione si è svolta durante l’ormai tradizionale incontro a Fiumicello del 25 gennaio, al termine del quale abbiamo fatto, come tutti gli anni, il tradizionale minuto di silenzio alle ore 19,41. A quell’ora, dieci anni fa, Regeni inviava l’ultimo messaggio alla sua famiglia», dice il regista Simone Manetti.
«Per esserci giustizia deve esserci memoria»
«Con questo documentario vogliamo impedire che la storia di Giulio venga portata via dal tempo che svanisce perché crediamo fortemente che per esserci giustizia ci deve essere memoria, e perché ci sia memoria ci deve essere racconto. Quindi abbiamo deciso di unirci al “popolo giallo” per continuare a chiedere verità e giustizia per Giulio», continua Manetti.
Al fianco dei genitori di Giulio Regeni, un intero popolo, appunto il “popolo giallo”, un movimento di migliaia di persone della società civile, artisti e attori, cittadini comuni e giornalisti, che hanno sostenuto e continuano a sostenere la battaglia di Paola e Claudio.
Paola e Claudio: 10 anni di lotta per la verità
«Sono esattamente come si sono sempre mostrati», dice Manetti riferendosi a Paola Deffendi e Cladio Regeni, i genitori di Giulio di cui troviamo le testimonianze nel documentario. «È chiaro che hanno subito il dolore peggiore che un genitore possa subire, ma. pur essendo due normali cittadini. hanno deciso di non arrendersi e incominciare una lotta per ottenere verità e giustizia. Quello che hanno fatto è stato un atto anche di generosità estrema: trasformare la loro battaglia personale in una battaglia per la collettività», prosegue Manetti. «Perché fondamentalmente la storia di Giulio non è una storia di un ragazzo, di una famiglia, ma una storia che riguarda tutti noi perché va a ledere i diritti fondamentali dell’uomo. Loro portano avanti una battaglia per tutti noi, per le persone che credono che sia giusto che i diritti fondamentali dell’uomo siano sempre rispettati. Quello che ti restituiscono quando li conosci è quello che ti restituiscono anche nella dimensione pubblica. Hanno una fermezza, un’etica in quello che fanno, una compostezza difficili da riscontrare così facilmente nelle persone. Sono, da questo punto di vista, stupefacenti».
Giulio Regeni. «Ho visto sul suo volto tutto il male del mondo»
Il 3 febbraio Giulio Regeni viene ritrovato senza vita ai bordi di una strada statale, lontano dal centro della città. Il suo corpo porta i segni evidenti di orribili torture. L’autopsia parla di giorni e giorni di sevizie, di contusioni e abrasioni in tutto il corpo, lividi estesi compatibili con lesioni da calci, pugni e bastoni; più di due dozzine di fratture ossee, tra cui sette costole rotte, tutte le dita di mani e piedi, così come entrambe le gambe, le braccia e scapole, oltre a cinque denti rotti; bruciature e ferite da taglio su tutto il corpo.
Il titolo del documentario, Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, «richiama la frase che la madre di Giulio pronunciò durante la prima conferenza stampa al Senato, quando affermò: «Ho visto sul suo volto tutto il male del mondo». Paola descrisse in maniera perfetta e atroce quello che aveva provato quando aveva potuto rivedere il corpo di suo figlio. Però noi volevamo ampliare un po’ il significato, come hanno sempre fatto i genitori di Giulio nella loro lotta», continua Manetti. «Quindi per noi tutto il male del mondo è riferito anche al male sistemico, al male che avviene quando la violenza diventa l’unico atteggiamento, quando vengono violati i diritti fondamentali. Un significato personale che allarga alla collettività».






