
DALLA TERRA AL MARE, IMMAGINI DI UN’UMANITÀ CHE STA CAMBIANDO
Nei giorni del blocco della seconda operazione della Global Sumud Flotilla arriva in streaming il documentario “Dalla terra al mare”, diretto da Lorenzo Baldi, su OpenDDB in libera visione. Baldi: «Nel film un’umanità che si mette in gioco nel grande vuoto lasciato dalla politica. Il vuoto che separa i palestinesi dall’esercito israeliano: in mezzo non c’è nessuno a proteggerli»
07 Maggio 2026
6 MINUTI di lettura
ASCOLTA L'ARTICOLO
«Non c’è gioventù senza sana follia. Per conoscere la saggezza». Sono parole che ascoltiamo da una canzone dei Wasleh che hanno curato la colonna sonora di “Dalla terra al mare”, il documentario sulla Global Sumud Flotilla. C’è stata tanta gioventù, un pizzico di follia, ma anche saggezza, e senso di giustizia, di comunità, di partecipazione in quella missione, sia da parte di chi era in mare, sia da parte di chi stava a terra. Nei giorni in cui è stata bloccata la seconda operazione della Global Sumud Flotilla, le cui navi sono state abbordate in acque internazionali dalle autorità israeliane, arriva in streaming il documentario Dalla terra al mare, diretto da Lorenzo Baldi, su OpenDDB in libera visione (previa registrazione, tutte le info sul sito: https://openddb.it/film/dalla-terra-al-mare/): sarà possibile contribuire con una donazione e tutte le quote destinate tramite piattaforma al docufilm saranno interamente devolute alla Global Sumud Flotilla. «La Flotilla è come se avesse dato impeto, come se avesse dato fuoco alle micce e avesse attutito in qualche modo questo senso di impotenza che attanaglia tutto e tutti facendoci presagire non solo che un altro mondo è possibile e non è lontano ma che possiamo plasmarlo noi, con le nostre mani» dichiara Francesca Albanese alla fine del film. «Sono proprio i più giovani che mi danno speranza».
Free Palestine vuol dire giustizia globale
Dalla terra al mare parte dal 1917 per arrivare al 2007, dai primi arrivi dei coloni inglesi all’istituzione del blocco navale, per raccontare la progressiva militarizzazione delle acque di quei territori. È importante che ci sia anche questo, per capire che tutto non è iniziato il 7 ottobre del 2023, ma più di un secolo prima. Che la questione non è la religione, ma il colonialismo, lo sfruttamento delle terre e delle risorse. E che il discorso, man mano che ascoltiamo le persone coinvolte nella missione, non riguarda solo la Palestina. Free Palestine vuol dire giustizia globale, distribuzione giusta delle ricchezze. Vuol dire chiedere un mondo dove si mettono al centro le persone, al di là della religione, del credo. È una lotta che esprime tutte le lotte: quelle per i diritti civili, quelle dei movimenti anti-coloniali. Quello che è successo lo scorso autunno è che è nato un movimento sociale. «È un cambiamento così grande che non è facile da elaborare» ci ha raccontato Lorenzo Baldi. «Il film parla da solo, parla del presente, ed è un presente di trasformazione radicale. Quello che si vede è l’umanità che sta cambiando, che sta uscendo da una comfort zone e si sta mettendo in gioco in quel grande vuoto lasciato dalla politica. Quel grande vuoto che, come ha detto Dario Salvetti, separa i palestinesi dall’esercito israeliano: in mezzo non c’è nessuno a proteggerli».
Le cose si fanno perché sono giuste
«Per amore di mio figlio credo che tutti i bambini abbiano il diritto di poter sorridere». Lo dice una ragazza cilena. Insieme a lei conosciamo persone che sono arrivate da tutto il mondo: Australia, Germania, Stati Uniti, Malesia, Turchia. Non si tratta solo portare aiuti, ma di togliere un velo sulla Palestina, fare pressione ognuno sui propri governi perché agiscano. I membri della Flotilla sono andati a pungolare i governi nelle loro contraddizioni, nella loro inazione. Per questo danno tanto fastidio. «Direi di sì» riflette il regista. «È sicuramente dovuto alla natura di una missione che vuole rompere un blocco militare che non è mai stato legale. Il problema è profondo, non tocca solo i governi di adesso, ma la struttura del sistema internazionale. Suscita tanta rabbia perché persone dichiaratamente fragili hanno deciso di usare la loro fragilità per cambiare qualcosa di così grande e dimostrare che si può fare tanto. È facile dire narcisista, è facile fare tante critiche: ma quando entri in contatto con loro capisci il grande coraggio. E che farebbe bene a tutti credere di più quotidianamente alla Flotilla». Si sono dovute muovere le persone comuni, la società civile proprio per fare quello che non hanno fatto i governi. Si sono mosse «accarezzando il pensiero della morte». «Ma le cose si fanno perché sono giuste»
Immagini di pace e immagini di guerra
Dalla terra al mare vive della continua dialettica tra le immagini di pace – quelle delle barche portare dal vento, dalle vele gonfie d’aria e di solidarietà, dell’azzurro del cielo e del mare – e le immagini dalle tetre sfumature dal grigio al nero, del cemento a brandelli, degli scheletri delle case sventrate a Gaza. E, ancora, delle immagini di repertorio, in bianco e nero o ingiallite, seppiate come vecchie foto, gli anni Quaranta, Sessanta, Novanta, gli incontri di Netanyahu e Bill Clinton. È importante per capire che questa storia non sia nata in questi anni. «Ho inserito queste immagini per questo e anche perché quello che racconto è una nuova attivazione da parte di nuove generazioni” ci ha spiegato Baldi. «È come se scoprissero delle cose nascoste nel mondo. Io sono militante dal 2023, anche se conoscevo la questione palestinese. È come se fosse caduto un velo sul passato, è come se avessimo tutti riconnesso dei fili con il passato, con la resistenza». Scorrono le immagini e le parole del CALP, il collettivo dei portuali di Genova, che già nel 2019 aveva bloccato degli armamenti destinati all’Arabia Saudita per la guerra in Yemen. Riascoltiamo le parole di Riccardo Rudino, uno dei portuali. «Se soltanto per 20 minuti perdiamo il contatto con le nostre navi noi blocchiamo tutta l’Europa. Non esce più un chiodo. Bloccheremo tutto». Riviviamo tutte le manifestazioni dal 22 settembre al 4 ottobre. Quel sindacalista che grida alla polizia «non fatevi trovare dall’altra parte, ma fatevi trovare dalla parte giusta. Dalla parte del popolo». E la polizia che arretra. Sentiamo cantare “Bella ciao”. Quella vera. Quella con la parola «partigiano».
Nessuno può fermare la voce dell’umanità
«Il modello di solidarietà è forte. Quello che si è creato intorno alla volontà di supportare Gaza è un movimento trasversale, interculturale, interreligioso straordinario. Secondo me potrebbe fare tante altre cose relative alla Palestina, o ad altri temi» dice uno dei portuali del CALP. Quello che è stato straordinario di questo movimento è che nono vedevamo più l’attivista che parte. Ma il nostro vicino di casa, il compagno di scuola. Abbiamo capito che è qualcosa che riguarda tutti. Tutto è connesso. È un movimento. È probabilmente dai giorni del social forum di Seattle, dal G8 di Genova, dal movimento No Global di 24 anni fa che non si vedere un’unione di intenti. Una comunione di idee, un idealismo così fervente. Un percorso collettivo. «Ho 33 anni e quei movimenti li ho studiati di recente» spiega l’autore. «Sto andando a presentare il film in un posto dove ci sono i loro eredi, Ya Basta. C’è quel fermento dell’internazionalismo di quegli anni. Ci sono tante persone di quella generazione che hanno lavorato sulla Flotilla. Ma è come se fosse nato un nuovo impeto usando nuovi strumenti. E quindi è molto diverso. Gli strumenti e il contesto sono talmente cambiati che è un nuovo tentativo di fare qualcosa che magari recuperi delle esperienze ma non la stessa idea. No Kings si evolve da quei passi ma va in un’altra direzione».
«L’abbiamo fatto solo per questo motivo segreto dell’intelligenza collettiva del potere del popolo che è fiorito in una circostanza come questa. Abbiamo un potere straordinario, più potere di qualsiasi governo. Ma quel segreto viene dall’organizzazione collettiva». A parlare è Thiago Ávila, l’attivista brasiliano che attualmente è detenuto in Israele e di cui oggi si chiede a gran voce il rilascio. Vedere oggi quelle immagini ti fa pensare come in qualche modo sia stata fatta, e si stia ancora facendo, la Storia. Che la missione della Flotilla, nei libri, possa essere ricordata come una Dunkerque. Questo è un film d’azione che si svolge su più piani, una storia che procede avvincente in montaggio alternato. La Flotilla va avanti. «Nessuno può fermare la voce dell’umanità».






