IL NUOVO LINGUAGGIO POLITICO DEI GIOVANI

Gli slogan sui cartelli non sono solo provocazioni goliardiche. È un nuovo linguaggio politico di una generazione che si mette in gioco totalmente

di Claudio Tosi

Le manifestazioni del Friday for Future hanno spiazzato molti: perché non credono nei giovani e nella loro voglia di partecipazione, ma anche perché non riescono a decifrare i linguaggi di questa generazione. In questo articolo, tratto dal blog Cantosommesso,  Claudio Tosi offre una interessante chiave di lettura: è un nuovo linguaggio politico.

Roma. Decine di migliaia di esseri umani sfilano rivendicando gioiosamente e convintamente il loro diritto a crederci, in quel futuro che si sentono di incarnare. Un Futuro che è già obiettivo in sé, come dice il cartello in cui la frase “Vogliamo un futuro migliore!” ha la parola “migliore” cancellata.

Ma non c’è mestizia, piuttosto determinazione e testimonianza, e un nuovo linguaggio politico, che ritorna a coniugare il personale con il comune. Le immagini spiegano meglio delle parole e, nella loro giocosità, vanno prese sul serio e non confuse con “la goliardia degli studenti”.

In questa massa densa, decisa e rilassata di corpi che si snoda per le vie c’è un senso di realizzazione nuovo. Non sono qui perché qualcosa succeda, ma perché qualcosa è successo, il loro uprising li rende testimoni diretti di una nuova possibilità, di un ritrovato rapporto tra vita globale e individuale, tra macro e micro cosmo. Sembrano dire: «Incarniamo i destini del globo, se la terra ce la fa, anche io posso sperare di farcela e per dare energia alla terra la mia la devo poter canalizzare nel senso più speranzoso e vitale possibile!».

 

nuovo linguaggio politicoEd ecco il fiorire di cartelli carnosi e sensuali, in cui l’inizio del cambiamento parte da un ribaltamento delle priorità e da una liberazione dei comportamenti. Il corpo, il sesso, la spinta vitale, la ciclicità irrompono nelle rivendicazioni e nel nuovo linguaggio politico degli studenti, soprattutto delle ragazze, che rivendicano quindi anche un protagonismo nelle scelte e nelle relazioni.

L’invito a «fottere tra noi piuttosto che fottere il pianeta» non è elegante, ma rilancia la relazione e la rende premiale rispetto all’accumulo e allo sfruttamento. Il cartello a fianco che mostra dollari e prati e chiede a quale verde teniamo di più, risponde idealmente e concretamente, proponendo il luogo per realizzare il desiderio e ricordando che non serve essere ricchi per amarsi.

 

nuovo linguaggio politicoConsiderare solo provocatorie le scritte gioiosamente incongruenti che rimano «più sesso orale, meno riscaldamento globale», è una reazione conservativa all’esuberanza vitale, che chiede solo di potersi esprimere in sintonia con il pianeta di cui si vuole appunto salvare l’essenza vitale e procreativa.

 

Le giovani, delicatissime ragazze che innalzano cartelli spudorati in cui giocano con i desideri più sensuali e vogliosi («È mai possibile che il pianeta sia più caldo di me!?» o  «di caldo voglio gli appuntamenti non il pianeta») funzionano mediaticamente per la distanza tra forma e contenuto, ma svelano  una tensione reale, in cui echeggia il timore o l’angoscia di essere concretamente espropriati di un sano desiderio di vita, di una reale possibilità di viversi la propria gioventù e di potersi immaginare nel futuro.

 

E qui, come dice il mio amico Francesco, il sorriso compiaciuto di chi, adulto, guarda questa massa e ricorda la propria infanzia ribelle, si trasforma in un morso allo stomaco, perché è chiaro che in gioco non ci sono ghiacciai e foreste, ma la crescita equilibrata dei nostri figli e nipoti, quel furto di futuro che abbiamo spostato per secoli nelle terre lontane è rispuntato qui, nel cuore dei nostri giovani, che con orgoglio disperato si chiedono se l’amore è ancora di casa e se della loro parte ne è rimasto qualcosa. E allora, ci rendiamo finalmente conto, il patto per resistere non lo fanno più con noi, ma con la terra e a noi ci mettono in guardia, con quel verso che sembra dei Queen: «Mama just killed the earth», ma a cui manca la virgola e senza quella virgola l’omicida diventiamo noi.

 

nuovo linguaggio politicoE allora eccoli i giovani, in rapporto stretto con il loro pianeta, di cui non c’è un lato B, di cui si difende il ritmo profondamente sconvolto dallo sfruttamento che interrompe processi e spezza ciclicità e allora ci si espone, in un impeto di simpateticità umano-planetaria con il cartello più disarmante: «il clima è più irregolare del mio ciclo»!

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