IL RACCONTO DELL’ANCELLA: LA SERIE TIVÙ CHE RACCONTA LA MORTE DEI DIRITTI

Si intitola "The Handmaid's Tale" e predice un futuro senza diritti per donne ed omosessuali. Un racconto distopico, ma siamo davvero così lontani?

di Maurizio Ermisino

Le ancelle sono vestite di rosso, con lunghe vesti dal colore scarlatto. In testa una cuffia bianca, che sembra quelle delle donne delle comunità americane dell’Ottocento. Le mogli indossano abiti lunghi dal colore verde scuro. Le zie una sorta di tonaca marrone, di tessuto spesso, tra l’operaio e il monacale. In un mondo che ha perso la fertilità, molte mogli non possono più procreare. Le ancelle sono le poche donne fertili, e sono cooptate e destinate solo alla procreazione. Sono sante, dicono. In realtà sono schiave.

Ma dove siamo? Siamo in un incubo distopico, The Handmaid’s Tale (Il racconto dell’ancella) un libro che Margaret Atwood scrisse nel 1984 (uscì nel 1985) e, forse sarà una coincidenza, ha un sapore orwelliano. Quel libro è diventato una serie tv, giunta alla seconda stagione, in onda su Tim Vision. È ambientato a Gilead, un immaginario Stato che ha preso il posto di parte degli Stati Uniti d’America dopo un golpe. Siamo in un futuro prossimo venturo. Ma siamo sicuri che il racconto dell’ancella non sia qui e ora?

 

https://youtu.be/hx-fU_DAbYU

 

QUANDO SI TORNA INDIETRO SUI DIRITTI. Siamo sicuri di non essere già a Gilhead? Pensateci. Quello che impressiona è come, nel racconto della Atwood, si immagini un tremendo passo indietro sul piano dei diritti. Diritti che, dopo un percorso di anni, ormai sembravano dati per acquisiti. Pensate al percorso per la parità fatto dalle donne, e immaginate che tutto svanisca; nessun diritto all’autodeterminazione, nessuna possibilità di scelta. Non possono lavorare, non possono possedere denaro, non possono scegliere con chi formare una famiglia. Distopia? Fantascienza? Forse. Ma nel mondo stanno accadendo cose preoccupanti che non sembrano tanto lontane da quel racconto.

Nel Racconto dell’ancella le donne, una volta partorito, sono costrette ad essere separate dai loro figli. Come è accaduto nei centri di accoglienza degli Stati Uniti di Trump. Ma immaginate che, di colpo, qualcuno, in nome di questo nuovo ordine e nuovo destino delle donne, metta in dubbio l’unione tra persone omosessuali, un’altra conquista frutto di lotte lunghe e faticose che, ormai, in un paese civile, dovrebbe essere accettata.

C’è una puntata bellissima, la seconda della seconda stagione, in cui vediamo il passato di una delle future ancelle, Diglen (sì, le ancelle perdono anche il loro nome, e diventano “di”, cioè di proprietà del capofamiglia). Si chiamava Emily, era sposata con una donna e avevano un figlio: intuito il clima, provano a scappare verso il Canada. Ma, di colpo, viene detto loro che le regole sono cambiate. Che la loro unione non esiste più. Può partire solo una, tra i pianti del bambino. Abbiamo assistito a questa scena proprio nei giorni in cui, in Italia, si insediava un ministro della Famiglia per il quale non esistono le famiglie arcobaleno, e queste non possono avere figli, neanche tramite la maternità surrogata all’estero. Guardando quella puntata non si può fare a meno di pensare a tutto questo. Ma è ogni fatto di cronaca, oggi, che fa pensare a un continuo, brusco, ritorno indietro sul piano dei diritti. Non per le donne, ma per altre categorie sociali.

 

 

il racconto dell'ancellaTRUMP, WEINSTEIN E L’AMERICA OGGI. Che il mondo sia tornato indietro, o che non sia mai andato avanti. Il Racconto dell’ancella della Atwood uscì  negli anni Ottanta, anni di immagine e di superficialità: l’autrice aveva intuito il percorso di mercificazione della donna, la sua riduzione ad oggetto. La serie , evidentemente programmata prima, è arrivata sugli schermi proprio nell’era Trump e post Weinstein. È sembrata subito uno specchio dell’America di oggi, della misoginia del presidente americano, e del sistema di molestie e di violenze portato avanti dal tycoon del cinema americano. Se, da un lato, il mondo sembra tornare indietro, dall’altro sembra essere rimasto fermo a secoli fa, quando alla donna non veniva attribuita alcuna dignità e alcuno status.

Quello che fa male, guardando Il racconto dell’ancella, è che questo sistema di sfruttamento delle donne sia perpetrato e avvallato da alte donne. Facendoci pensare a quella solidarietà che tra donne dovrebbe esserci, ma che spesso manca. Basti pensare ai tanti commenti riguardo ad altre donne che denunciano una molestia, o una violenza. Spesso c’è empatia, ma molto spesso anche scherno, disprezzo. Dal punto di vista della complicità tra donne, però, la seconda stagione della serie riserva qualche sorpresa…

 

INTEGRALISMI. Ma c’è un’altra cosa che The Handmaid’s Tale riesce a fare, oltre che a parlarci di come il nostro mondo stia tornando indietro. Riesce a spiegarci bene cosa accade in molti altri mondi non tanto lontani dal nostro mondo occidentale. La serie americana riesce a mostrarci in modo efficace che cosa sia l’integralismo religioso. Si prendono le sacre scritture e le si eleva a precetti, prendendo estratti, frasi, citandoli fuori contesto, piegandoli ai propri fini. Si riesumano istituti arcaici, anche questi citati nelle sacre scritture, come la lapidazione, e li si eleva a punizione divina per i comportamenti non ortodossi.

Ora, se accade con il Corano che, inutile negarlo, pochi di noi conoscono, cosa accade non è così evidente, e si tende a identificare una religione con la sua deriva integralista. Se si prende la nostra religione, il Cristianesimo, o l’Ebraismo, e la si pone al centro di uno stato religioso, e non più laico, e si assiste alle frasi del Vangelo citate in maniera che siano funzionali a un percorso, avulse dal loro senso, travisate, se si trasporta tutto questo in un paese laico e civile come gli USA, da sempre vicino a noi come costumi, se si fa accadere tutto improvvisamente, tutto diventa più potente. E capiamo immediatamente che cosa voglia dire integralismo. Un altro motivo per guardare, con le antenne ben dritte, questa straordinaria serie.

 

Immagini TIMnewsroom

Il video è di proprietà di Hulu. ©

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