AFGHANISTAN. LE ONG CHIEDONO CORRIDOI UMANITARI E TUTELA DEI BAMBINI

20 Ong firmano un appello con quattro richieste. Denunciando, oltre al dramma delle donne, quello dei bambini

di Redazione

ROMA – Un appello firmato da 20 organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti umani – tra cui WeWorld, Action Aid Italia, Amnesty International Italia, Oxfam Italia, Save the Children – per chiedere al governo italiano e alla comunità internazionale «un’azione immediata in difesa del popolo afghano».

Sono quattro le richieste specifiche.

  • In primis, «esortare tutte le parti in conflitto e adoperarsi in seno alla comunità internazionale per porre fine alla violenza, proteggere l’accesso umanitario e rispettare il diritto umanitario internazionale».
  • Subito dopo arriva l’invito all’apertura rapida di corridoi ed evacuazioni umanitarie verso l’Italia «non solo per chi abbia collaborato con militari, diplomatici italiani e organizzazioni umanitarie, ma per chiunque si trovi in condizioni di vulnerabilità, garantendo loro sicurezza e incolumità, anche su suolo italiano».
  • Al terzo punto, l’aumento delle quote relative ai reinsediamenti e il sostegno a eventuali canali di ingresso integrativi, anche promossi dalla società civile: «Chiediamo che alle frontiere italiane venga garantito il diritto di asilo e il pieno accesso alle procedure per la sua richiesta e che si monitori affinché non avvengano respingimenti. Ancora, che l’Italia si adoperi in sede Ue affinché nessuno Stato membro attui rimpatri forzati di cittadini afghani”.
  • Quarta richiesta, la tutela e la promozione dei diritti delle donne e dei bambini, vittime di violenze e discriminazioni: «A tal fine, l’Italia dovrebbe sostenere la società civile locale e l’attuazione di programmi di promozione e tutela dei diritti umani».

«L’accordo di pace tra Stati Uniti e talebani», si legge nella nota congiunta, «siglato a Doha nel febbraio 2020 in vista della proposta di ritiro delle truppe statunitensi, ha rimandato la questione di una soluzione politica in Afghanistan ai colloqui diretti tra rappresentanti del governo afghano da una parte e rappresentanti dei talebani dall’altra. Così sono iniziati i cosiddetti “colloqui intra-afghani” lo scorso settembre a Doha, in Qatar e, a dicembre, le squadre negoziali avevano raggiunto un accordo solo sulle regole procedurali per avviare i veri e propri negoziati di pace”. Ciononostante, sottolineano, durante l’anno il conflitto armato ha continuato a mietere vittime tra i civili e a far crescere il numero di sfollati interni.

Le donne e i bambini

La nota riporta i dati resi pubblici dalla Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (Unama): tra il 1° gennaio e il 30 giugno 2.021 sono state censite 5.183 vittime civili: 1.659 uccisi e 3.524 feriti, tra i quali un numero altissimo di ragazze, donne e bambini. “Il numero totale di civili uccisi e feriti è aumentato del 47 per cento rispetto alla prima metà del 2020, invertendo la tendenza degli ultimi quattro anni e, rispetto ai primi sei mesi del 2020, il numero di bambine e donne uccise o ferite è praticamente raddoppiato. I diversi gruppi armati sono stati collettivamente responsabili del deliberato attacco e dell’uccisione di civili, tra cui insegnanti, operatori sanitari, operatori umanitari, giudici, leader tribali e religiosi e dipendenti statali. Gli attacchi si sono manifestati in aperta violazione del diritto internazionale umanitario, prendendo deliberatamente di mira persone e obiettivi civili».

La nota mette l’accento anche sul reclutamento di minori per il combattimento, «che è proseguito, in particolare da gruppi armati e dalle forze di sicurezza afghane, tra cui milizie filogovernative e polizia locale. Questi bambini hanno subito molteplici violenze, compresi abusi sessuali». Sempre secondo l’Unama, l’Afghanistan ha continuato a essere uno dei paesi più mortali al mondo per i bambini: «Gli ultimi giorni hanno visto un’escalation mortale dei combattimenti nelle province afghane, aggravando ulteriormente le sofferenze indicibili di un paese in cui, stando ai dati dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, oltre 5 milioni di persone sono già sfollate all’interno del Paese e vivono in condizioni al limite della sopravvivenza.Un numero destinato ad aumentare di oltre 359 mila nuovi sfollati nel 2021, sempre secondo le stime di Oim. Solo nell’ultimo mese circa 75 mila minori sono stati costretti ad abbandonare le loro case».

Testo tratto da Redattore Sociale

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