QUATTRO VERBI PERCHÈ L’IMMIGRAZIONE DIVENTI UNA RISORSA

Accogliere, proteggere, promuovere e integrare: questo, seocondo papa Francesco, è il modo per affrontare il più vasto movimento di tutti i tempi

di Giorgio Marota

La propaganda populista ha sfruttato la crisi migratoria attuale, trasformando i migranti da esseri umani in difficoltà a minaccia per la sicurezza e l’identità europea. Di questo, ma anche di buone prassi per offrire una lettura più comprensiva del fenomeno, si è occupato il 6° Forum Internazionale Migrazione e Pace, sul tema “Integrazione e sviluppo: dalla reazione all’azione”, organizzato a Roma il 21 e 22 febbraio alla Camera dei Deputati dalla Konrad Adenauer Stiftung, Sterne Stadte, SIMN (Scalabrini International Migration Network) e dal Dicastero della Santa Sede per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, al cui interno vi è proprio una sezione che si occupa specificatamente di profughi e migranti.

Integrazione e sviluppo
Il forum “Integrazione e sviluppo: dalla reazione all’azione”

Un impegno concreto da parte della Chiesa, sottolineato proprio nell’udienza che Papa Francesco ha riservato ai partecipanti del forum, aprendo i lavori con un invito a prendersi cura dei migranti: “Accogliere, proteggere, promuovere e integrare” sono i 4 verbi utilizzati dal Papa, perché – spiega il pontefice – i flussi migratori di oggi, frutto di guerre, persecuzioni, cambiamenti climatici, violenze e povertà, costituiscono il più vasto movimento di tutti i tempi e la comunità internazionale deve farsi trovare pronta.

Storie incredibili

Durante l’udienza con il Papa ci sono state tre testimonianze: quella di una donna peruviana emigrata a Santiago del Cile, quella di una famiglia italiana ora in Canada e quella di una famiglia eritrea.

Quest’ultima storia è davvero incredibile. Amanuel, sua moglie Fiori e il loro figlio Adonai sono arrivati in Italia con percorsi di fuga differenti: Fiori ha attraversato il mar Rosso, verso lo Yemen, dove a causa della guerra è fuggita in Giordania con il rischio di essere deportata; suo marito invece ha attraversato il deserto del Sudan e della Libia, salvato in mare dalla Guardia Costiera e da Mussie Zerai, un prete noto alle cronache come l’angelo dei profughi, candidato al premio Nobel per la Pace per il suo impegno in difesa dei diritti e della vita dei richiedenti asilo e dei migranti in fuga da guerre, dittature, terrorismo, persecuzioni, fame e miseria.

Integrazione e sviluppo
Padre Mussie Zerai è intervenuto al forum “Migrazione e Pace”

Il suo telefono squilla di continuo, sono chiamate che arrivano dalle carceri libiche, ma anche dal Sudan, dall’Egitto e dal Mediterraneo: «Una l’ho ricevuta anche stamattina», ci ha raccontato al termine dell’udienza con il Papa, «ma non faccio nulla di straordinario, cerco di alleviare le sofferenze di queste persone. A volte basta far sentire una voce che dice loro “Non sei solo in questo viaggio”. Nei centri di detenzione libici le persone vengono maltrattate, abusate, violentate. Per questo dico: l’Italia fa accordi con la Libia? Ben venga se poi va a mettere il naso in quelle carceri, dove sta succedendo di tutto. Chi è nel mondo politico ha il dovere di conoscere queste storie, non di essere ignorante e opportunista. A chi mi parla di prevenzione invece rispondo: l’Africa perde ogni anno 190 miliardi di risorse umane e di materie prime, che fluiscono verso l’Europa. Poi l’Europa dà all’Africa 30 miliardi l’anno di aiuti. Tenetevi i vostri soldi, ma aiutateci a tenere in Africa le ricchezze dell’Africa, per dare un futuro ai giovani. Diamo loro il diritto di non emigrare».

Integrazione e sviluppo: un problema di azioni

Per passare però dalla reazione all’azione c’è bisogno anche del supporto della politica e della società civile. Per questo motivo, oltre agli interventi del Segretario di Stato della Santa Sede, Pietro Parolin e quello conclusivo di Peter Tukson, cardinale prefetto del Dicastero per lo Sviluppo umano integrale, sono risultati significative le proposte del governo italiano e tedesco (per il nostro Paese ha parlato il vice ministro degli affari esteri, Mario Giro, e il segretario di stato per il ministero degli interni, Domenico Manzione; per la Germania Hans Georg Engelke, segretario di Stato presso il ministero federale degli interni), ma anche l’esempio di accoglienza del Canada, comunicato da Sarita Bhatla, direttrice generale dell’immigrazione del governo di Trudeau.

La società civile, nei due giorni di forum, è intervenuta con tante testimonianze: quella di Daniela Pompei, ad esempio, che da responsabile dei servizi ai migranti della Comunità di Sant’Egidio ha parlato dei corridori umanitari, tra le soluzioni più condivise per contrastare i trafficanti di esseri umani. Significativi anche i contributi di Nicoletta Dentico, di Banca Etica, di Oliviero Forti direttore del dipartimento immigrazione di Caritas Italia, di Kevin Appleby, direttore del centro per gli studi sull’immigrazione di New York e per l’Africa di Bekele Moges, direttore nazionale di Caritas Etiopia e Gibril Faal, direttore dell’African Foundation for Development.

Quattro punti per l’accoglienza

In totale sono 43 le persone intervenute nei due giorni di forum, provenienti da tutto il mondo. Diverse le buone pratiche proposte per coniugare integrazione e sviluppo, riassunte in un documento conclusivo sottoscritto da tutte le parti.

Integrazione e sviluppo
Un corso di italiano della Cooperativa Cotrad

Questi i 4 punti principali:

1) garantire l’housing, ossia assicurarsi che immigrati e rifugiati possano avere accesso alla proprietà della casa, senza dover vivere in alloggi sovraffollati e fatiscenti che non fanno altro che aggravare povertà e miseria;
2) imparare la lingua del Paese che li accoglie, promuovendo l’accesso alla formazione nel sistema scolastico pubblico in particolare ai bambini;
3) formare all’inserimento lavorativo per sopperire alla mancanza di competenze e permettere agli immigrati di guadagnarsi un salario equo. Tali programmi di formazione, spiega il documento, dovrebbero essere offerti dalle imprese e dai governi;
4) integrare dal punto di vista socio-culturale nella comunità, offrire quindi programmi di orientamento culturali nelle comunità locali, con il coinvolgimento di chiese, gruppi senza scopo di lucro e imprese. Spesso gli immigrati ​​non sono a conoscenza delle leggi, dei loro diritti e delle pratiche comunitarie, ma neanche della storia e delle tradizioni locali. Tutto questo rende difficile un’integrazione completa.

«Penso che l’incontro ci abbia lasciato tante sfide – ha spiegato Leonir Chiarello, direttore esecutivo dello Scalabrini International Migration Network, al termine dei due giorni – l’unico modo per avere una governance effettiva è che Chiesa, politica e società civile camminino insieme, per trasformare le difficoltà in opportunità per la crescita e lo sviluppo umano. Come ci insegnano i migranti, che sfidano difficoltà come muri, confini, mare, ma anche il presente e il futuro per una vita migliore. A noi resta la speranza e il dovere di promuovere una cultura dell’accoglienza e dell’integrazione».

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