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L’INTEGRAZIONE POSSIBILE. I RACCONTI DEGLI IMMIGRATI A CENTOCELLE
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L’INTEGRAZIONE POSSIBILE. I RACCONTI DEGLI IMMIGRATI A CENTOCELLE

L’INTEGRAZIONE POSSIBILE. I RACCONTI DEGLI IMMIGRATI A CENTOCELLE

"Centocelle melting pot. Storie di vita vissute nel centenario del quartiere (1921-2021)" è il libro che raccoglie le testimonianze di chi vive e lavora nel quartiere romano

Se il popolare quartiere romano di Centocelle potesse parlare, ne potrebbe raccontare di storie. Alcune di quelle dell’integrazione possibile degli immigrati di prima generazione sono state raccolte nel libro Centocelle melting pot. Storie di vita vissute nel centenario del quartiere (1921-2021). Più di venti i protagonisti intervistati, volti più o meno noti della zona, quelli che si incrociano per le strade o dentro i negozi. Da oggi, grazie al lavoro dell’associazione Centrocelle con il sostegno del Centro Servizi per il Volontariato del Lazio, oltre ai loro visi si potranno conoscere le vite vissute che li hanno segnati e magari capire davvero quanto vale uno sguardo o un sorriso.

 

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La copertina del libro curato da Valerio Magi, Andrea Martire, David Kieron Magill

Il volume è stato presentato presso la libreria Rinascita 2.0. A illustrare i risultati del lavoro Valerio Magi, uno dei curatori e vicepresidente della onlus. Sociologo per formazione e informatico per mestiere, attivista locale del comitato per il recupero del Parco di Via delle Palme. «L’obiettivo principale è restituire al territorio una dignità narrativa che manca da parecchio tempo, almeno a partire dagli anni Ottanta, da quando è stato identificato soprattutto con droga e malavita», ha esordito. «Il testo dimostra invece che è la comune destinazione di individui dalle origini diversissime, ma accomunati dall’integrazione, da intendersi come quel “processo di processi” che non può non partire dagli autoctoni. Attraverso i resoconti delle loro vite i tanti partecipanti all’iniziativa hanno dato prova di come qualsiasi contesto possa cambiare se osservato con occhi diversi».

Accanto a lui, disegnatrice di origini parigine proveniente dal municipio partigiano di Ménilmontant, che ha prestato la sua arte per le illustrazioni del libro. «Sono venuta per la prima volta a Roma nel 2004 e qui ho trovato quel benessere personale di cui avevo tanto bisogno», ha detto. «Ho preso casa a Pigneto, dove ho conosciuto il mio compagno Marco, che mi ha convinta a spostarmi qui. In un primo momento mi sono sentita persa, poi con il passare delle settimane il quartiere è diventato più familiare: i rapporti umani trasformano la realtà. La bellezza di questa città agevola la scoperta di sé stessi e l’accoglienza che ho ricevuto mi ha aiutata a lasciare andare la parte meno bella del mio passato. Questo è ciò che ho scritto da immigrata di prima generazione: mi piacerebbe leggere tra dieci anni vicende e percezioni dei nostri figli».

 

Le illustrazioni sono di Michèle Forgues

L’idea di base però arriva da oltremanica, esattamente dallo scozzese naturalizzato italiano David Kieron Magill, responsabile delle interviste e della traduzione in inglese. «A portarmi nella capitale è stato l’amore», ricorda. «Sono passato per Torre Angela e San Giovanni e oggi lavoro a Ponte lungo. Per raccontare le storie, abbiamo scelto la formula domanda e risposta in modo che, riportando solo quanto è stato detto, le parole non vengano manipolate. La parte più bella di questa operazione editoriale secondo me è il contrasto tra la lontananza delle provenienze degli intervistati e la vicinanza del lessico che viene utilizzato per descrivere le proprie esperienze di immigrati. Trovo centrale anche il rapporto con la propria identità culturale: per integrarsi ciascuno di noi deve lasciare indietro qualcosa di sé. Oggi non mi sento né del tutto scozzese né del tutto italiano, ma un cittadino del mondo, che ama vedere giocare nei parchi bambini di etnie diverse».

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Mirko Giustini

Laureato con lode in Lettere moderne ed Editoria e scrittura, si è sudato il tesserino da giornalista scrivendo per varie testate locali di Roma e dei Castelli romani. Lavora come analista televisivo presso la Geca Italia e scrive per Lazio sette (Avvenire).

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