
ISTAT-FIO.PSD, OLTRE 10MILA LE PERSONE SENZA DIMORA CONTATE IN ITALIA, 1 SU 4 A ROMA
Diffusi i primi dati dell’indagine svolta nelle 14 città metropolitane italiane a fine gennaio da 6.500 volontari. Roma ha il dato più alto con 2.621 persone, seguita da Milano, Torino e Napoli. Le donne sono una minoranza, ma nella capitale rappresentano un quarto degli ospiti dei Centri di accoglienza. Istat: «I dati possono orientare politiche pubbliche più efficaci e mirate»
30 Marzo 2026
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Sono oltre 10mila le persone senza dimora, di almeno 18 anni di età, rilevate a fine gennaio nelle 14 città metropolitane italiane al centro dell’indagine realizzata da Istat con la collaborazione della Federazione Italiana Organismi per le persone senza dimora fio.PSD. I primi dati dell’indagine sono stati presentati lo scorso 25 marzo nella sede romana dell’Istituto nazionale di statistica, quasi due mesi dopo il 26, 28 e 29 gennaio 2026, quando i 6.500 e più volontari e volontarie aderenti alla campagna Tutti contano hanno battuto le strade e i centri di accoglienza delle principali città italiane per contare, e successivamente intervistare, le persone senza dimora. «È stato un cammino congiunto e un lavoro costruttivo», ha detto il presidente di fio.PSD, Alessandro Carta, durante la conferenza stampa di presentazione dei primi risultati, ricordando l’impegno di due realtà così diverse tra loro come Istat e fio.PSD, accomunate in questo caso dall’obiettivo di scattare una fotografia realistica della grave marginalità. Fondamentale in questo senso l’impegno dei 6.536 cittadini e cittadine, che hanno materialmente condotto la rilevazione, garantendo tutti insieme 45mila ore di impegno volontario lungo le strade delle 14 città metropolitane di Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio di Calabria, Torino, Venezia e, naturalmente, Roma.
Carta (fio.PSD): «La conta ha allargato il perimetro dell’attenzione verso le persone senza dimora»
«Abbiamo costruito una partecipazione civica che, in quelle notti, in modo solidale e competente, ha sommato il proprio contributo a quello degli addetti ai lavori, creando una rete diffusa di presa in carico e corresponsabilità nel trovare soluzioni concrete rispetto alle fatiche e alle fragilità delle persone senza dimora», ha detto ancora Carta. Altra questione importante, secondo il presidente di fio.PSD, è che per molti volontari si trattava della prima esperienza di vicinanza al mondo dell’emarginazione grave. «La conta ci ha permesso di allargare il perimetro dell’attenzione nei confronti delle persone senza dimora, coinvolgendo i cittadini in maniera inedita», ha aggiunto. «Si sono accorciate le distanze rispetto a quello che era vissuto come un orizzonte lontano. Pensiamo che l’esperienza diretta e la lettura di prossimità siano riuscite ad abbattere qualche pregiudizio, creando consapevolezza non solo tra gli addetti ai lavori, ma anche tra i cittadini comuni che, dopo la conta, avranno altri criteri per giudicare il fenomeno della marginalità grave».
Un quarto delle persone conteggiate vive a Roma
Dei 10.037 individui rilevati, la città di Roma presenta il valore più elevato con 2.621 persone senza dimora contate, quasi equamente divise tra la strada (1.299 persone in spazi pubblici o sistemazioni di fortuna) e le strutture di accoglienza (1.322). Un dato, quest’ultimo, in linea con quello nazionale che vede 5.563 persone (55,4%) ospitate nelle strutture di accoglienza notturna. Roma accoglie oltre un quarto del totale delle persone senza dimora conteggiate (26,1%), seguita da Milano (16,4%), Torino (10,3%) e Napoli (10,3%). Le donne rappresentano una minoranza: risultano 1.189 in struttura (21,4% del totale), mentre in strada è stato possibile distinguere il sesso per circa il 75% dei casi conteggiati e, tra questi, circa il 12 % è costituito da donne. Restringendo il campo alla Capitale, le donne in struttura sono 338 (il 25,6% del totale), mentre in strada la percentuale si ferma al 9,3%. Del resto, anche a livello nazionale la quota femminile si attesta al 9% dei casi accertati, per un totale di 447 donne.
Gli stranieri sono oltre due terzi
Nelle strutture di accoglienza notturna le persone di nazionalità straniera sono oltre i due terzi del totale (3.838 contro 1.725 di nazionalità italiana) e, anche tra chi è stato contato in strada, rappresentano il 70,5% dei casi con nazionalità individuata. A Roma, in particolare, su un totale di 1.322 persone, 403 sono italiane e 919 straniere (69,5% del totale). La provenienza ricalca generalmente i permessi di soggiorno o i registri di iscrizione anagrafica dei cittadini stranieri: così nella Capitale le nazionalità più diffuse sono quella romena e polacca. Alcune eccezioni riguardano, però, la Cina, il Bangladesh, lo Sri Lanka e le Filippine: nazionalità praticamente assenti tra le persone senza dimora, nonostante la forte presenza in alcune città di comunità provenienti da questi Paesi. Riguardo alle classi di età, i giovani tra i 18 e i 30 anni rappresentano il 15,3% (851 persone) degli ospiti delle strutture, le persone tra i 31 e i 60 anni il 61,3% (3.413), mentre gli ultrasessantenni sono il 23,4% (1.299). Di distingue Roma dove gli over 60 presenti nei centri di accoglienza sono circa un terzo (33,1%). Tra i conteggiati in strada a livello nazionale, la quota degli ultra 60enni è significativamente più bassa, pari al 10,6% dei casi con età rilevata, a vantaggio di una maggiore concentrazione nella fascia d’età compresa tra i 31 e i 60 anni (73,2%).
La metà delle persone senza dimora vive nel centro storico
L’indagine prende in considerazione esclusivamente le strutture di accoglienza emergenziali di primo livello, ovvero quelle che accolgono persone che, prima di essere ospitate, dormivano in strada o in sistemazioni di fortuna. Tra queste sono state considerate anche i centri gestiti dal privato sociale e le strutture di carattere informale, come per esempio le parrocchie. Roma presenta il numero più alto (54), registrando al tempo stesso una capienza mediamente più bassa (29,5 ospiti a struttura). I posti letto complessivi disponibili nelle strutture di accoglienza notturna delle 14 città metropolitane sono 6.678, un numero inferiore rispetto al totale delle persone senza dimora conteggiate nei centri e in strada, seppure con differenze rilevanti tra i Comuni. Tra le persone senza dimora per le quali è stato possibile individuare la “sistemazione” quasi la metà (48,7%) si trova in spazi pubblici privi di qualsiasi riparo. In particolare, le sistemazioni più frequenti sono quelle relative a giacigli collocati direttamente su strada (35,1%), seguite dai giacigli nelle aree verdi (11,4 %) o, in misura minore, nei parcheggi (2,2%). Un ulteriore 36,5% di casi è stato rilevato in spazi urbani riparati, prevalentemente portici o sottopassi di ferrovie o di ponti (32,1%), mentre risultano residuali le presenze all’interno di strutture commerciali (2,1%), di pertinenze di edifici pubblici e ospedali (1,9%) o di edifici abbandonati (0,4%). Inoltre, quasi 1 persona senza dimora su 10 ha una sistemazione presso stazioni o terminal di trasporto (9,3%) e 1 su 20 in tende o auto (5,5%). Per quanto riguarda la distribuzione sul territorio, infine, la maggior parte si concentra nelle aree urbane del centro storico. A Roma questa percentuale raggiunge il 49,2%, mentre 1 persona su 5 (19,9%) vive nelle aree periferiche. «L’indagine si colloca in una più ampia strategia del Censimento Istat e ha l’obiettivo di costruire un Sistema informativo per il monitoraggio continuo delle gravi emarginazioni e per la programmazione di politiche pubbliche più efficaci e mirate», ha dichiarato la responsabile del Dipartimento delle statistiche sociali, Cristina Freguja. Gli approfondimenti relativi ai percorsi di vita delle persone senza dimora, l’utilizzo dei servizi, le condizioni di salute, le relazioni sociali e le eventuali attività lavorative saranno diffusi nel corso del 2026.






