
KARAWAN: UN FESTIVAL DI COMUNITÀ, UNA FESTA DELLA RESISTENZA
Dal 10 al 16 luglio torna al Parco Giordano Sangalli di Tor Pignattara Karawan – Festa di Cinema, Commedie e Culture, il festival cinematografico internazionale ideato e organizzato da Bianco e Nero APS che da quattordici anni costruisce ponti tra culture attraverso il linguaggio universale del cinema
08 Luglio 2026
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Volete sapere una cosa? Ne abbiamo proprio bisogno. Abbiamo proprio voglia di andare per alcune sere a Tor Pignattara, a passare qualche ora in quell’arena all’aperto ai piedi dell’Acquedotto Alessandrino, tra centinaia di persone provenienti da quartieri, culture e generazioni differenti. Abbiamo voglia di esplorare il quartiere, di perderci nelle strade lì intorno, scoprire i locali, parlare con le persone, poi sederci al parco e respirare. E, ovviamente vedere 13 film che arrivano da ogni angolo del mondo e vivere una comunità che si ritrova sotto le stelle per condividere storie, emozioni e punti di vista. Dal 10 al 16 luglio torna al Parco Giordano Sangalli di Tor Pignattara Karawan – Festa di Cinema, Commedie e Culture, il festival cinematografico internazionale ideato e organizzato da Bianco e Nero APS che da quattordici anni costruisce ponti tra culture attraverso il linguaggio universale del cinema.
Non solo arena di cinema, ma agorà per dare voce a tutti
Sì, il mio festival è differente, si potrebbe dire, quando parliamo del Karawan. «Siamo partiti anni fa proprio con l’intenzione di riportare il cinema nel quartiere, che non aveva sale né manifestazioni cinematografiche» ci racconta Carla Ottoni, Direttrice Artistica del Karawan Fest. «Volevamo farlo con qualcosa che non fosse calato dall’alto ma pensato per il quartiere. Siamo partiti dalle caratteristiche di Tor Pignattara, questa forte presenza multiculturale, in particolare quella bangladese, ma non solo. E abbiamo deciso di raccontarla declinandola nei toni dell’ironia. L’altra caratteristica del territorio è la ricchezza del Terzo Settore, una rete fittissima di associazioni e comitati. Ne primi anni il progetto aveva una forma diversa, era davvero un’espressione corale in cui le varie realtà portavano un pezzetto della loro esperienza. C’è sempre stata una visione condivisa con le associazioni. Dal 2021 abbiamo la formula del festival open air, ma questa forma non ha escluso la formazione corale con le associazioni. Ci teniamo che questa non sia solo un’arena di cinema, ma un’agorà, una piazza dove trovano voce, spazio e tempo per esprimere istanze ed esigenze. Così ci sono i talk e i laboratori per i bambini». Quanto alla bellezza di vivere il quartiere, come dicevamo all’inizio, Karawan ha avuto un’idea forte. «Per scelta non mettiamo un’area food: non è facile, perché garantirebbe un richiamo» ci spiega la direttrice. «Intorno ci sono ristoranti di tuti i tipi, osterie romane e ristoranti etnici. Vogliamo che il pubblico le scopra, che esplori. Il festival è un abito su misura del quartiere, per Tor Pignattara».
#StandTogether: la spinta dell’entusiasmo del quartiere
#StandTogether è il claim che accompagna il festival nel 2026. È importante più che mai in un mondo attraversato da conflitti e divisioni. Ma è concetto che vuol dire anche molto altro. «È stata un’edizione a cui siamo approdati con grandi difficoltà per i tagli al budget, per il contesto generale dei fondi per la cultura, non solo a livello romano, ma regionale e ministeriale» ci spiega Carla Ottoni. «Lo scenario globale è quello che sappiamo. Siamo partiti spinti dall’entusiasmo e l’affetto del quartiere. Tutti ci chiedono quando torna Karawan: vedere il dispiacere che ci sarebbe stato se non ce l’avessimo fatta ci ha dato la spinta a lanciare il cuore oltre l’ostacolo: il nostro è un festival di comunità, è una festa che celebra la forza e la resistenza delle comunità».
Il film manifesto: Delupi, storia di una comunità che supera le divisioni
La forza di andare avanti, di farcela ancora una volta è scaturita anche da un film in particolare, che è quello che apre il festival. È Delupi del regista bangladese Mohammad Touqir Islam, che sarà ospite del festival, presentato in anteprima italiana dopo il debutto all’International Film Festival Rotterdam (IFFR). «È il film manifesto di questa edizione» ci spiega Carla Ottoni. «Racconta moltissimo del Bangladesh di oggi, che è una cinematografia tra le più sconosciute al mondo. La nuova generazione dei bangladesi è ricca di talento. Sono i ragazzi che nel 2024 hanno fatto la rivoluzione di luglio: scesero per le strade, tra repressioni violente, ma alla fine la prima ministra dovette abbandonare il Paese. Il film vive degli echi di quelle rivoluzioni, ma parla di una parte di Bangladesh alluvionato. E a uscire è proprio lo scontro di visione tra gli abitanti vogliono una diga sostenibile e i politici anziani locali corrotti che pensano a tenersi la poltrona. È una storia di comunità che supera le divisioni che ci ha spinto a trovare la forza di andare oltre le difficoltà. La locandina del festival è un frame del film. Abbiamo trovato nelle questioni che pone il film le motivazioni per andare avanti. È stato come guardarci allo specchio».
Extrawurst: la Germania ci racconta l’integrazione
Ma Karawan è un vero e proprio viaggio tra Europa, Asia e Nord Africa. Dalla Germania, ad esempio, arriva Extrawurst di Marcus H. Rosenmüller (anteprima italiana), brillante e spassosa commedia sull’identità e sulla convivenza multiculturale costruita attorno a una surreale disputa per un barbecue. «Non è un caso che abbiamo la collaborazione con il Goethe Institut» spiega la direttrice artistica. «Ci teniamo molto ad avere anche dei film europei. C’è una coproduzione tra Paesi Bassi e Marocco, Porte Bagage di Abdelkarim El-Fassi, storia di una famiglia di origini marocchine che da anni vive in Europa e torna in patria per riportare il padre anziano nel suo Paese. La collaborazione con il Goethe nasce perché volevamo guardare ai grandi Paesi dell’Europa centrale che hanno una tradizione storica, le loro società multiculturali sono nate prima delle nostre. Con il Goethe iniziammo dieci anni fa con il progetto Making Heimat: un territorio che è casa non perché ci sei nato ma perché ti ci trovi insieme ad altre persone. Extrawurst è uno dei film più comici, è tratto da uno spettacolo teatrale, e questa scrittura teatrale si sente. È ambientato tutto in un tennis club di provincia, ed è una partita di tennis con passaggi di battute fulminanti. In una tranquilla assemblea, si discute l’acquisto di questa griglia per lì barbecue. Una delle giocatrici più forti, siccome c’è un membro di origini turche, propone di prenderne uno piccolo perché possa cuocere la sua carne. Scoppia un putiferio, esce il peggio di tutti i punti di vista, dal più progressista a chi si trincera in posizioni al limite del becero. È comicissimo anche il filippino Flower Girl di Fatrick Tabada, che tratta di tematiche queer in un modo al limite del dissacrante, con un finale con una citazione molto famosa»
Ghost School: empowerment femminile e diritto allo studio
Accanto ai film più comici ci sono anche storie che, pur non essendo drammatiche, sono più riflessive. Una di queste arriva dal Pakistan. È Ghost School di Seemab Gul, che sarà ospite del festival. «La protagonista è una bambina che non si arrende di fronte a quella che viene spacciata come verità» ci spiega Carla Ottoni. «La scuola del villaggio con la motivazione dell’infestazione degli spiriti, ma lei non è convinta. Inizia un road movie nei dintorni del villaggio in cerca della verità. È un film che colpisce per la forza che mette in scena la regista con questo personaggio incredibile, una persona che non si ferma a quello che dicono gli adulti, come il capo villaggio che incarna la corruzione del potere. Lo sguardo limpido della bambina è un richiamo forte per tutti noi. È un film sull’empowerment femminile e sul diritto allo studio. Alla proiezione del film abbiamo legato uno dei talk con Antimafia Pop Academy sulla dispersione scolastica». Da segnalare anche da Hong Kong The Snowball on a Sunny Day di Philip Yung, commedia familiare che racconta sogni, desideri e legami generazionali attraverso una rocambolesca vincita alla lotteria.
Checco Zalone: Quo vado vince il premio Nuove Cittadinanze
Ci sarà anche il Concorso Nazionale Cortometraggi, ci saranno incontri, talk, attività per bambine e bambini. E ci sarà il Premio Nuove Cittadinanze, nato dal percorso di didattica audiovisiva “Impariamo l’Italiano con il Cinema”, realizzato durante l’anno nei centri di insegnamento dell’Italiano L2 del territorio. A vincere, e ad essere proiettato nella serata finale è Quo vado? di Gennaro Nunziante con Checco Zalone, scelto dai partecipanti ai laboratori e presentato per la prima volta con sottotitoli in lingua bangla. «Lo abbiamo inserito quasi per gioco dai film da far visionare» ci svela Carla Ottoni. «Quest’anno nel progetto è entrato il CPA 2, che si trova tra Alessandrino e Quarticciolo, un centro molto grande in cui la comunità bangladese non è preponderante, ma ci sono tantissime nazionalità. Per noi è stato uno stimolo importante. Hanno visto Questioni di cuore, Pane amore e fantasia, Mamma Roma e Quo vado. C’è stato un testa a testa tra questo film e Pane amore e fantasia, ma ha vinto grazie ai voti del CPA 2 perché racconta l’italiano che va a viver in un alto Paese: si sono divertiti davanti a un italiano alle prese con un’altra cultura. A suo modo Checco ha parlato a questi nuovi cittadini e cittadine che noi speriamo diventino presso. Loro ci sono riflessi, rispecchiati. E lui era molto sorpreso, pensava fosse uno scherzo».
Karawan 2026 è ideato e organizzato da BIANCO E NERO APS e finanziato da Municipio Roma V. Con il sostegno di Periferiacapitale, in collaborazione con Ecomuseo Casilino Ad Duas Lauros, I Love Torpigna – CdQ Tor Pignattara, CSV Lazio. Partner: ÀP Antimafia Pop Academy, Collettivo Magville, BLU Spazio delle arti. Con il patrocinio di Goethe-Institut Rom
Immagine di copertina Matias Biglieri






