
LA QUINTA STAGIONE. L’ARTE AL CENTRO DEL VOLONTARIATO
Le opere di 13 artisti in mostra fino al 17 dicembre 2026 nella sede regionale di CSV Lazio. Dalla collaborazione tra Blocco 13 e il CSV, nasce uno spazio in cui le arti visive contemporanee si aprono all’incontro con la ricchezza e la varietà umana che ogni giorno percorre e costruisce le strade dell’impegno nel sociale e nel volontariato. Il 14 maggio l’inaugurazione
di Redazione
05 Maggio 2026
4 MINUTI di lettura
ASCOLTA L'ARTICOLO
La quinta stagione. L’arte al centro del volontariato, a cura di Carlo Alberto Bucci, allude alla dimensione altra rispetto al trascorrere canonico del tempo secondo i ritmi della natura. La stagione numero cinque è l’arte. Un’arte che si offre gratuitamente allo sguardo di un pubblico eterogeneo qual è – fuori dai circuiti stabiliti delle gallerie, dei musei, delle fiere – quello che frequenta il CSV Lazio, Centro servizi per il volontariato. Un’arte che, con le sue regole, forme e logiche, soprattutto con la propria autonomia, propone uno sguardo ulteriore e destabilizzante rispetto alle logiche consumistiche del mercato.
E così, con questa mostra, il CSV Lazio sceglie di diventare un luogo in cui un altro mondo che viaggia anch’esso fuori dalle logiche del mercato, quello delle tante persone impegnate a pieno nel campo del sociale e del volontariato, si trova a interagire con opere che parlano il proprio linguaggio di innovazione, fantasia e libertà, aprendo una finestra sulla realtà dell’arte contemporanea a Roma.
La quinta stagione porta uno squarcio di bellezza nelle tante sfide del sociale, tracciando un ponte sottile con i temi dell’impegno per gli altri. Poiché si tratta di un progetto di impegno visivo e concettuale per chi l’arte la realizza e per chi la fruisce. Come scrive Edgar Wind in Arte e anarchia, infatti, “Se il massimo desiderio di un uomo è vivere senza fastidi, forse il miglior consiglio che si può dare è di tenere l’arte lontano da casa sua”.
Gli stili dei 13 autori di Blocco 13, associazione no profit nata nel 2021nel ricordo di Tiziano Campi, artista e amico che ne è stato uno dei fondatori. Nello spazio di via Benzoni 13, alla Garbatella a Roma, promuove l’arte contemporanea e ha realizzato esposizioni immaginate per il luogo, aperte al quartiere e realizzate per lanciare nuovi progetti ma anche giovani autori, garantiscono, nella loro articolazione, un diversificato panorama dei linguaggi della contemporaneità, tra astrazione e figurazione, ricerca sul segno e sulla parola, sull’autonomia dell’arte o sul confronto con i temi sociali, tutto ciò attraverso opere di pittura, fotografia, grafica, scultura, installazioni, arte relazionale.
La quinta stagione: le opere in mostra
Massimo Arduini, Poeti sul muro, seconda serie, 2024-26 (elaborazione digitale di 4 foto di repertorio stampate su pvc); Laura Barbarini, Emergono dall’acqua, 2021 (olio su tela); Marina Bindella, Siderale 11, 2022/2026 (tecnica mista su forex); Tiziano Campi, Barcafoglia double face, 2003 (altorilievo con bandiere di segnalazione marinare e corda); Sauro Cardinali, Costruisce un paesaggio, 2007 (tecnica mista su carta incollata su legno) e Madre delle viscere, 2011 (resine); Fabio Caricchia, Up and Down, 2025 (installazione fotografica composta da due elementi); Iginio De Luca, Expatrie, 2016 (installazione composta da 6 elementi, poliestere ritagliato su fotografia) e (stessa tecnica e supporto) Homefocus, autoritratto del 2008; Peter Flaccus, Red rover, 2024 (encausto su vetroresina e alluminio); Elena Nonnis, Grande sorella, 2008 (filo e matita su tela); Maurizio Pierfranceschi, Terre d’ombra, 2024 (colori ad acqua su tela); Roberto Piloni, Tacet e Parassiti, 2016 (plastica, ferro e acrilico su tavola; fermagli per capelli e acrilico su tavola) e Clessidra, 2022 (inchiostro su carta); Vincenzo Scolamiero, Poi null’altro era rosso, 2019 (pigmenti acrilici su tela); Alfredo Zelli, Tutti, 2026 (smalti su fogli di Pet).
Le opere e il contesto
L’esposizione si apre con un dipinto dalle grandi dimensioni di Maurizio Pierfrancheschi, Terre d’ombra che, collocato lungo la parete del grande scalone di accesso al CSV, accoglie il pubblico portandolo nel tempo sospeso di una pittura di memoria dove le figure umane, scavate nel colore, animano il paesaggio, abitandolo.
La figura è al centro della riflessione sulla persona e sull’architettura, nell’opera di Alfredo Zelli che, collocata su una delle pareti della stanza riservata alla “Comunicazione”, sfida le leggi della seconda e terza dimensione. L’opera è composta dalla grande installazione di 24 fogli di policarbonato sui quali la pittura dispiega immagini che raggiungono l’illusione e l’idea del volume pieno, la reale illusione del tutto tondo scultoreo.
Nello stesso ambiente, il lavoro di Iginio De Luca pone anch’esso le persone al centro dell’architettura. Expatrie è infatti il frutto di un progetto artistico sviluppato nel contesto di Metropoliz, spazi domestici ricavati e occupati abusivamente nel 2009 da famiglie di varie nazionalità all’interno di una ex fabbrica in via Prenestina a Roma. L’artista ha misurato e tracciato l’identikit di case mai viste in scala, neanche dagli stessi abitanti, rendendo ufficiale qualcosa che ufficiale non è, scattando, contemporaneamente, foto di gruppo alle famiglie incontrate. Sovrapposte ai visi delle persone, le planimetrie sono simbolo di costrizione e rifugio ma anche emblema di resistenza e dignità sociale.
Il paesaggio domina la sala dedicata alla “Formazione”. In questo ambiente, sotto le volte affrescate, viene collocata una grande tela di Laura Barbarini, Emergono dall’acqua, in cui la pittura insegue nel colore i ritmi della natura, facendo apparire forme immaginarie nel contesto di un paesaggio liquido, vissuto e sognato; nella ricerca pittorica di Barbarini è centrale l’esperienza della natura, gli elementi vegetali ed il paesaggio sono protagonisti assoluti, testimoni della necessità e dell’urgenza di una maggiore attenzione all’ambiente.
Di fronte, come fossero finestre che si aggiungono a quelle della sala che si affacciano sull’architettura sacra di Santa Maria Maggiore, Fabio Caricchia ci porta invece nella Storia attraverso, anche nel suo caso, l’acqua: con il dittico fotografico in bianco e nero, che attraversa il tempo presente e quello passato, offrendo uno sguardo in superficie e a volo d’uccello (le Terme di Caracalla viste dall’alto), e, all’opposto, le viscere, ossia i sotterranei dei bagni imperiali, il monumentale dietro le quinte della grande macchina architettonica e idraulica nella Roma dei Severi, interpretata con uno struggente bianco e nero.
Costituisce un paesaggio è invece il titolo del dittico di Sauro Cardinali. Nell’ufficio della “Direzione” del CSV è esposta l’opera frutto di una pittura libera, senza soggetto, sezionata in strisce orizzontali e ricomposta secondo un ritmo numerico, dritto e capovolto, che fa apparire una nuova immagine invisibile in origine e che il gesto aveva comunque fatto, aprendosi alle regole della simmetria.
Accanto al dittico, il rotolo Madre delle viscere in cui a essere scritta, incisa, scomposta e ricomposta, e a generare la forma che la contiene, è la parola madre, stavolta con esiti plastici.
Lungo la linea di orizzonti immaginari e sognati si dispiega, nell’attigua sala della “Presidenza”, Siderale di Marina Bindella: mondi lontani – nella stesura sapiente di colori leggeri, sovrapposti, incrociati – appaiono come osservati nella lente di un canocchiale astronomico o di un microscopio, e sono resi attraverso un linguaggio astratto che trova le sue radici nella forza degli elementi di cielo e terra.
Nello stesso ambiente della mostra troviamo le regole perfette della geometria, che acquista una sua dimensione ludica, domestica e fantastica nelle installazioni di Roberto Piloni: l’artista può misurare il tempo, e ritmarlo come fossero note in uno spartito, attraverso mollette per i capelli o tramite semplici, segreti, ripetuti tratti di inchiostro su carta.
Neri, disegnati o cuciti sono i tratti lineari che tessono la tela, rigandola e bucandola, delle opere di Elena Nonnis. L’artista romana colloca, nel vasto corridoio di collegamento tra i vari uffici del Centro Servizi per il Volontariato, una sua grande opera che, come uno stendardo, pende dall’alto e lascia al contempo che i fili si muovano sulla superficie per delineare forme essenziali o, all’opposto, ritratti veritieri di persone realmente conosciute e amate.
Nell’altro ambiente che accoglie il pubblico, la reception del CSV, i visitatori troveranno la scultura a parete di Tiziano Campi (1953-2021). Nel ricordo di questo artista e amico, nel 2021 si è inaugurata l’attività di Blocco 13, della quale è stato uno dei fondatori. Barcafoglia double face riprende una felice invenzione di Campi quando, negli anni Ottanta, scelse per le sue opere di ispirarsi all’intreccio di foglie che da bambino realizzava per affidare quelle fragili imbarcazioni vegetali ai flussi di un torrente di Sarzana. Da allora, e per molti anni, i lavori di Campi hanno mantenuto la leggerezza di quel gioco (per nulla) infantile. L’intreccio di bandiere marinare della creazione del 2003 offre un appiglio di candore e stupore per i naufraghi dell’arte, dispersi nella calma piatta della contemporaneità.
Poi null’altro era rosso è invece il titolo, mutuato da una poesia di Rilke, del dipinto di Vincenzo Scolamiero che, nell’altra grande sala del CSV, la “Convegni”, stende il colore trovando nel gesto della mano che muove il pennello il movimento degli antichi maestri ma anche quello dei venti e del cosmo: l’opera ci parla della dimensione dell’umano che negli inferi è rappresentata, dal sangue che dalle radici degli alberi scorre, dal profondo dell’Ade, verso la superficie, percorso che dovrà fare Orfeo per ricondurre Euridice nel mondo dei vivi.
Gli fa da contraltare il colore scaldato al calore della cera nell’antica tecnica ad encausto praticata da Peter Flaccus. Anche in Red Rover, l’opera scelta per la mostra, l’artista americano, ma romano d’adozione, conduce lo spettatore nella profondità di mondi incandescenti dove le forme si compongono e decompongono seguendo le regole di una millenaria scansione del tempo e dello spazio.
Nello stesso ambiente, e secondo una disposizione di opere che tende ad evidenziare le differenze di poetiche e linguaggi all’interno della Quinta stagione, i quattro ritratti dei Poeti di Massimo Arduini: Adriano Spatola, Pier Paolo Pasolini, Wislawa Szymborska e Vincenzo Agnetti sono stati letteralmente messi al muro per perpetuare la forza di versi e idee, attraverso effigi tratte dalle immagini della Rete e sottoposte ad elaborazioni grafiche che monumentalizzano, rendendolo al tempo stesso artificiale e ideale, il ritratto fotografico di partenza.
In copertina Peter Flaccus, Red Rover 2024 (particolare)






