
LAGO BULLICANTE EX SNIA: DISEGNIAMO UN PARCO CHE CURA
Sabato 18 aprile, dalle 10 alle 16, ci sarà una camminata dai quartieri al lago, un giro al parco e un laboratorio di progettazione comunitaria per disegnare il parco secondo i bisogni e le necessità del territorio. De Martino: «Andiamo sui territori e, con esperti di botanica, geologia, urbanistica e paesaggio, attraversiamo i quartieri per individuare le carenze di servizi, a partire dal verde e la sua assenza»
17 Aprile 2026
7 MINUTI di lettura
ASCOLTA L'ARTICOLO
Un parco curativo per l’area del Lago Bullicante EX SNIA. Un parco da disegnare, da progettare insieme. L’appuntamento è per sabato 18 aprile, dalle 10 alle 16. Ci sarà una camminata dai quartieri al lago, un Pic-nic al sacco, un giro al parco del lago. E, soprattutto, un laboratorio di progettazione comunitaria. Perché è questo il senso di tutto: esplorare il territorio, progettare un futuro ecologico, portare natura e servizi pubblici, opporre il benessere degli abitanti alle speculazioni immobiliari. Disegnare il parco secondo i bisogni e le necessità del territorio. Esperti di botanica, geologia, urbanistica e paesaggio saranno presenti tutto il giorno. Le partenze sono alle 10:30 dal Pigneto (Parchetto Recuperamo, Via del Pigneto 5f), da Casal Bertone (Parco Renato Conticelli, Via Morozzo Della Rocca) e da Certosa (Giardino Liberato Via Galeazzo Alessi, 122). L’obiettivo è l’esproprio per pubblica utilità dell’EX SNIA e la realizzazione di un Parco Archeologico Naturalistico. È un’iniziativa del programma di avvicinamento al 25 aprile del Pigneto Giorni di Liberazione a cura di @quelldel25aprile (il programma completo è su pigneto.it https://fb.me/e/4gqVBLVy3).

Lago Bullicante Ex Snia: la storia
Il Lago Bullicante EX SNIA si trova nel quadrante est di Roma, molto vicino al centro storico di Roma, lungo la Consolare della via Prenestina, a due chilometri dalle Mura Aureliane. È un’area ex industriale, inaugurata nel 1922, quando era in piena campagna romana, in una zona ricca d’acqua. Un imprenditore dal nord decide di impiantare qui una fabbrica per la produzione della seta artificiale, la viscosa. La fabbrica rimane attiva solo per 33 anni. Intanto lo scenario intorno alla fabbrica cambia: attorno alla fabbrica cresce la città. Nel 1955 la fabbrica viene abbandonata. E la natura si riprende il possesso di quell’area. La natura ha memoria: terreno, radici, semi, che hanno una sorta di letargo, riprendono vita. Di fatto l’area ritorna all’agro romano. E rimane un’isola verde in un quartiere densamente abitato. Così prende forza la consapevolezza negli abitanti di avere un polmone verde.
Negli anni Novanta arriva un imprenditore che acquista l’area dalla Snia, di 14 ettari. Su quell’area, nel frattempo, era stato posto un vincolo paesaggistico. Il costruttore lo ignora e inizia i lavori per un centro commerciale. Gli abitanti così iniziano la mobilitazione. Escono le forzature di questo permesso. Complice un allagamento, la magistratura mette i sigilli al cantiere. Durante i lavori la falda acquifera, che è dieci metri sotto il livello del suolo, viene intercettata dai lavori costruzione dei parcheggi, che la interrompe. E l’acqua di questo fiume sotterrano emerge, riempie l’intero alveo del cantiere. Quello di cui parliamo dunque non è un vero e proprio lago naturale, ma è un lago di acqua naturale, la falda è l’immissario e l’emissario. Gli studi hanno verificato che l’acqua arriva dai Colli Albani. È balneabile ed è al limite della potabilità. L’alveo è di 10mila metri quadrati, la profondità è di nove metri. Con l’apposizione dei sigilli, per la seconda volta l’uomo esce da quell’area. E la natura prende di nuovo possesso dell’area. Ma con l’acqua in più, che diventa un acceleratore. La velocità con cui la natura ha ripreso possesso di quel luogo è qualcosa di anomalo. In Germania si è lavorato spesso per rinaturare ex siti industriali. Qui la rinaturazione è avvenuta senza l’intervento dell’uomo.
L’esproprio
L’attenzione degli abitanti è nata in virtù di un senso di appartenenze di quel luogo. Negli anni Novanta il cdq si attiva per bloccare i lavori e da allora c’è un filo continuo, un passaggio di testimone tra generazioni che hanno capito che è un patrimonio da difendere. Il lago, essendo acqua pubblica, fa parte del Demanio. «Ma, ancora oggi, non c’è il riconoscimento delle acque pubbliche» ci spiega Enzo De Martino, rappresentante dell’assemblea del Forum Parco Delle Energie. «Nonostante siano presenti sulle carte regionali, non c’è il riconoscimento come acque demaniali perché esiste una sorta di rimpallo tra Regione Lazio, Demanio statale e Comune di Roma: nessuno prende l’iniziativa aspettando che sia l’altro soggetto ad avviare l’iter». Oggi più di metà del lago è pubblica, l’area antistante il lago è pubblica. «Una parte dell’area è rimasta in mano al costruttore» spiega De Martino. «Dopo i fatti degli anni Novanta l’amministrazione decide di espropriare tutta l’area, tutti e 14 gli ettari. Ci sono stati tre atti istruttori di esproprio: il primo è andato in porto nel ’97-‘98, e ha dato vita al Parco delle Energie; il secondo è iniziato nel 2004 e si è concluso nel 2014, e comprende l’area del lago e quella antistante. Di questo non si è saputo nulla: lo scoprimmo nel 2012, con la spada di Damocle che, se dopo 10 anni l’amministrazione non finalizza l’area espropriata per i motivi per cui era stata espropriata, questa ritorna al proprietario. L’amministrazione pubblica non voleva riconoscere che l’esproprio era avvenuto. Siamo stati noi cittadini a recuperare i documenti e a portarli agli assessori del Comune a poche settimane della scadenza dei 10 anni. Il vicesindaco Luigi Nieri venne con degli operai e i picconi per aprire un varco e apporre un cartello per dire che era un’area pubblica»”.
La mozione del 31 marzo
Nella mozione approvata il 31 marzo scorso dal Consiglio Comunale c’è l’impegno ad allargare la superficie del Parco delle Energie di 33.000 metri quadri. Come si legge dal comunicato del Forum del Parco delle Energie, sembrerebbe un ottimo risultato se pensiamo al punto di partenza nel 2022 con la Giunta Gualtieri. Però la mozione non dà conto di quali tra le aree ancora private saranno rese pubbliche per questo scopo, e si vuole essere chiari sulle minacce da scongiurare. Per far fronte al bisogno esistenziale nel territorio di realizzare un grande parco è necessario che da questo conteggio vengano escluse le superfici che rientrano già nel Monumento Naturale, così come le acque e le sponde del lago che appartengono di fatto al Demanio. Diversamente, avremo di fronte qualcosa di simile alla famigerata “truffa di Totò” che si vendeva la Fontana di Trevi. «Per come è stato presentato risulterebbe che al parco, la cui area totale è di 14 ettari, mancherebbero 4 ettari e mezzo per essere completato» spiega De Martino. «3 ettari e mezzo li allarghiamo, al proprietario rimane un ettaro e mezzo. È la parte di più valore, quella che può creare più danni. Vogliamo che tutta l’area sia destinata a diventare un Parco Naturalistico Archeologico. Se lascio al privato un’area e può finalizzarla in modi che vanno in contrasto con questo parco, è una sconfitta. All’amministrazione diciamo: se dovete arrivare a un compromesso, questo deve avere due paletti rigidi. Il primo è che qualunque sia la delimitazione degli spazi rimasti al privato, devono dare la priorità alla tutela di habitat ed ecosistemi. L’area del lago si è sviluppata a questa velocità perché c’è una zona di buffer che ha fatto da filtro tra la zona più inquinata di Roma, Largo Preneste, e il lago, grazie a una serie di specie arboree che hanno filtrato il tutto. Questa zona va preservata. Il secondo paletto è che qualsiasi decisione sia frutto di un percorso partecipato con il territorio».
Un bosco urbano e un museo di archeologia industriale
Gli abitanti sono ben consci di quello che hanno ottenuto con la lotta, che è già tutelato e salvo dalla speculazione edilizia. Oggi la richiesta alla Giunta è di acquisire a patrimonio pubblico i ruderi della vecchia fabbrica, edifici collabenti e crollati, per realizzare un bosco urbano e trovare una destinazione ecologica per gli edifici tutelati come archeologia industriale, evitando nuove ricostruzioni e inutili colate di cemento. «C’è un vincolo di archeologia industriale sugli edifici» conferma De Martino. «La parte che è utilizzabile può essere destinata a funzioni e diventare un museo di archeologia industriale. Ciò che è l’area inutilizzabile dovrebbe essere destinata a bosco urbano».
L’area privata interessata da un permesso di costruire per 280mila mq è stata valutata dal Comune di Roma per un valore di poco più di 5 milioni. Anche se si è richiesta un’ulteriore stima all’Agenzia delle Entrate, non ci si aspetta un conteggio troppo dissimile per tutti i ruderi della fabbrica. Per sottrarla alla speculazione si continua a rivendicare l’esproprio per pubblica utilità a verde e servizi. «All’area della licenza data dal Comune di Roma, che è ciò che sta fuori dal monumento naturale e dal lago, è stato dato un valore commerciale di 5 milioni» spiega De Martino. «La proprietà non intende darla per quella cifra ed è partita una trattativa. Per 15 milioni ha offerto le parti che non danno valore economico aggiunto. Si è arrivati alla mozione del 31 marzo, che parla di 5 milioni. Ma non sappiamo per quale superficie. Diteci per cosa state dando al proprietario 5 milioni: non vorremmo che li deste per qualcosa che è già pubblico, come le acque del lago».
Cosa potrebbe diventare questo parco?
Se ne parlerà sabato. Ma cosa traspare dai desideri dei cittadini? «A differenza dei percorsi passati, stavolta andiamo sui territori, partiamo da punti particolari e, insieme a degli esperti, attraversiamo i quartieri in modo da individuare le carenze di servizi nel territorio a partire dal verde e la sua assenza» spiega De Martino. «Parleremo di servizi. Una delle esigenze uscite è l’assenza di asili nido. Così come sono poche le aule studio, le biblioteche, i luoghi per fare sport. Una mamma ci ha contattato e ci ha detto: vorrei realizzare una butterfly house». Sarebbe bellissimo, e carico di significato, che vicino a quel lago volassero le farfalle.






