LE PAROLE RITROVATE E LA RIVOLUZIONE DOLCE NELLA SALUTE MENTALE

In un libro la proposta che da una ventina di anni il movimento sperimenta per dare risposte efficaci agli utenti

di Paola Springhetti

Le Parole Ritrovate. La rivoluzione dolce del fareassieme nella salute mentale è un libro sull’omonimo movimento, ma è anche un modo per rileggere un pezzo di storia della salute mentale nel nostro Paese, ricostruendola attraverso le esperienze e le testimonianze di chi l’ha vissuta personalmente, sia pure in ruoli diversi.

Il movimento Le Parole Ritrovate è  nato a Trento nel 1993, attorno all’idea che utenti, familiari, operatori, amministratori, cittadini dovevano incontrarsi, e che l’obiettivo non era «semplicemente di dare la parola a chi non l’ha sinora avuta, si tratta piuttosto di ritrovare assieme le parole», come si legge nel sito. Da allora il movimento è cresciuto e si è diramato in molte città italiane, lavorando attorno ad una idea centrale: che anche gli utenti e i familiari devono prendere la parola e avere un ruolo nelle decisioni importanti. Dietro la sigla UFE (Utenti e Familiari Esperti), stava un’idea che era ed è profondamente innovativa, tanto da giustificare il sottotitolo del libro: la rivoluzione dolce del fareassieme.

 

IL FAREASSIEME. Tra l’altro, «Quelle nuove pratiche ci mostrano il senso profondo, finalmente realizzato, del pensiero di Basaglia, troppo a lungo mal compreso e semplificato…», come scrive Fabio Folgheraiter nella prefazione. Il riferimento è soprattutto a «quelle fresche innovazioni controcorrente che  hanno saputo “mettere in pratica” l’idea di una vera parità terapeutica, rivoluzione basagliana per eccellenza».

Una parità che è il presupposto di quel fareassieme che – durante la presentazione del libro, che si è svolta il 4 giugno nella libreria Erickson di Roma – lo psichiatra  Renzo De Stefani ha più volte sottolineato non solo come modo di agire, ma come un’attenzione, una visione, che ha permesso a Le parole Ritrovate di «dare dignità e parola all’utente, in tempi – venti anni fa – in cui nessuno lo credeva possibile e l’inserimento di familiari e utenti nei servizi sembrava un delitto di lesa maestà. Salvo poi accorgersi che in realtà rappresentavano un enorme valore aggiunto per il sistema, tanto che  oggi queste sono pratiche riconosciute a valutate nei centri di ricerca internazionali.» In effetti l’inserimento degli UFE nei servizi rappresenta un cambiamento profondo, tanto da far dire a Giovanni Fiori, referente per il Lazio e presidente dell’associazione ImmensaMente, che «in realtà l’aggettivo “dolce” non rende l’idea: è stata davvero una rivoluzione, perché ha spostato il modo di pensare. Ed è una rivoluzione da continuare, perché molte roccaforti fanno ancora resistenza».

 

L’IMPEGNO CONTINUA. La situazione oggi è migliorata, ma resta anche preoccupante: la salute mentale non fa notizia, o la fa in modo che riproduce gli stereotipi e lo stigma, i servizi non riescono a dare risposte sufficienti, le famiglie si sentono troppo spesso abbandonate. In questo contesto Parole Ritrovate «non pretende di risolvere il problema degli utenti, ma permette loro di cogliere che nella loro vita può esserci un cambiamento», spiega Stefani.

Il libro permette di conoscere meglio questa proposta, nei suoi principi ispiratori (ritrovare le parole, mescolare i saperi, mettersi in cerchio, favorire un clima positivo); attraverso la storia del movimento; scoprendo le buone prassi e le esperienze più significativi; entrando in sintonia con le esperienze di utenti e familiari. Un modo di confrontarsi con una proposta “rodata”, mentre Parole Ritrovate continua il suo impegno.

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le parole ritrovateRenzo De Stefani e Jacopo Tomasi (edd)
Le parole ritrovate. La rivoluzione dolce del fareassieme nella salute mentale
Ed. Erickson 2019
pp. 158, € 15,00

 

 

 

 

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