CALANO LE DONAZIONI, SOPRATTUTTO NEL LAZIO

Secondo il rapporto "Noi Doniamo", nel 2019 sono calate le donazioni, di denaro ma anche di sangue. E la crisi le ha spostate solo su alcuni settori

di Mirko Giustini

Nel Lazio la voglia di donare scarseggia a tutti i livelli. È quanto emerge dall’edizione 2020 dello studio “Noi doniamo” (a questo link), condotto dall’Istituto Italiano della Donazione (IID). Il rapporto analizza e approfondisce la propensione degli italiani a regalare qualcosa a chi non ne ha. Nel 2019 in regione solo 572 mila persone, poco più dell’11% del totale, hanno elargito del denaro. Va meglio con la partecipazione a riunioni di associazioni ecologiste, per i diritti civili e la pace, ma restano poche le iscrizioni alle associazioni. Qui il Lazio è al 17esimo posto, ma scende all’ultimo se si parla di donazioni di sangue, per le quali sono disponibili 23 individui tra i 18 e i 70 anni ogni mille.

A chi vanno le donazioni

Lo studio “Noi doniamo” contiene anche la diciottesima edizione dell’indagine sulla raccolta fondi del non profit. Il 42% degli enti afferma di aver aumentato le entrate nel 2019, il 20% dichiara lo stesso numero del 2018 e il 38% registra un calo. Gli strumenti più utilizzati sono i bandi nazionali e sovranazionali, sia di enti pubblici che privati, e gli eventi.

 

noi doniamo
Infografica dell’Istituto Italiano Donazione

A causa della diffusione del coronavirus nel mondo, il 53% delle organizzazioni non profit teme che le entrate diminuiranno, mentre il 33% è più ottimista e prevede un aumento. Il monitoraggio effettuato da marzo allo scorso agosto dà ragione alla maggioranza: il 62% certifica crolli nelle donazioni, di cui il 7,5% addirittura denuncia di aver perso il 100% delle entrate. Il motivo? Gran parte delle risorse sono state calamitate da Protezione civile e strutture sanitarie.

La maggioranza non dona

Confrontando i dati tra il 2018 e il 2019, il report registra un leggero rallentamento delle pratiche di sostegno al non profit. Non si tratta solo di elemosina o elargizioni liberali: la ricerca misura anche l’impegno diretto nel volontariato e la disponibilità a donare sangue, organi e tessuti. In generale il trend positivo dello scorso anno ha sostanzialmente tenuto nonostante qualche flessione. Tuttavia la quota di coloro che non praticano alcuna donazione, nemmeno informale, non solo resta alta ma è addirittura aumentata dal 51% del 2018 al 55% del 2019. In discesa anche il numero degli iscritti alle associazioni di volontariato e di chi dona denaro.

I settori in crescita

Secondo “Noi doniamo”, a salire è l’ammontare della donazione media in denaro: da 70 euro la cifra è arrivata a 77. Ad attirare sono soprattutto la ricerca medico scientifica, il contrasto alla povertà e il sostegno a malati e disabili.

 

Infografica dell’Istituto Italiano Donazione

L’impegno passivo è preferito rispetto a quello attivo, che coinvolge appena il 9,8% della gente, pari a 6 milioni e 854 mila unità, in calo rispetto al 10,5% dell’anno prima. Giovani donne tra i 14 e i 24 anni si concentrano soprattutto su ambiente, diritti civili e difesa della pace: argomenti che hanno interessato 60mila persone in più nel 2019.

Cresce anche il numero dei donatori biologici, nonostante il declino demografico imponga che un incremento di persone disposte a separarsi da una sacca di sangue o da un organo. Secondo il Centro Nazionale Trapianti nel 2019 sono stati 3.813 i trapianti di organi, 364 con provenienza da viventi e 1.379 prelevati dai deceduti. In tutto gli italiani che vogliono donarli sono 6.936.583.

Le associazioni bypassate

«I donatori stanno bypassando le associazioni e inviano i soldi direttamente agli enti che intendono aiutare», ha affermato Cinzia Di Stasio, Segretario Generale IID. «I settori che soffrono di più sono la cooperazione internazionale e le organizzazioni non governative, con queste ultime che registrano un – 65% di raccolte fondi. È scontato dire che ci troviamo davanti a una crisi mondiale, che influenza inevitabilmente le donazioni. Da quella del 2008 sono passati circa 4 anni, prima che l’altruismo ritornasse ai livelli precedenti. Con il Covid ancora non è chiaro quanto durerà l’emergenza sanitaria, non se ne vede la fine. Finora il Terzo settore è rimasto da solo perché i decreti del governo lo hanno dimenticato. Ma la maggiore attenzione delle istituzioni è solo una parte della soluzione. Da un lato le associazioni devono lavorare a una comunicazione più trasparente, coerente e costante, dall’altra i cittadini devono capire che, oltre alle associazioni che si occupano dello straordinario, ci sono quelle dedicate all’ordinario, che hanno la stessa dignità».

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