SULLA SPIAGGIA DI OSTIA SOFFIANO VENTI DI LEGALITÀ

Con l’assessore a Patrimonio e Politiche abitative di Roma Capitale, Tobia Zevi, e Danilo Ruggiero, presidente di Mare Libero, un punto su Ostia, lo stop al rinnovo automatico delle concessioni e la strada che resta verso un mare di tutti. Ruggiero: «Creati dei presidi, manca però ancora la vera attuazione della legge regionale». Zevi: «Sarebbe un errore pensare che il lavoro sia concluso. Adesso questa direzione va resa irreversibile»

di Giorgio Marota

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Il rinnovo automatico delle concessioni in riva al mare è stata, per tanto tempo, la via più semplice, quella da battere senza pestare troppo i piedi a chi, nel frattempo, aveva trasformato le spiagge di tutti in un business per pochi. Disinteresse, lassismo e in qualche caso persino una latente complicità, atteggiamenti abbinati alla mancanza cronica di controlli, hanno generato il terreno fertile in cui anche la criminalità organizzata ha saputo proliferare, nonostante la spinta pluridecennale dell’Unione Europea ad adottare pratiche di assegnazioni concorrenziali e trasparenti degli spazi. Tra gennaio 2025 e aprile 2026 qualcosa è cambiato: a Ostia, ad esempio, è stato posto un deciso freno alle proroghe automatiche, sono stati pubblicati dei bandi pubblici, si è intensificata la lotta all’abusivismo e le spiagge libere con servizi sono state assegnate a dei giovani imprenditori.

Dalla gestione emergenziale a un tentativo di pianificazione strutturale

Dopo una lunga e accurata mappatura del territorio, a febbraio del 2025 l’assessorato al Patrimonio e alle Politiche Abitative ha pubblicato un bando per 31 concessioni demaniali marittime a uso turistico-ricreativo. Diversi i criteri di valutazione utili a passare al setaccio le oltre 100 domande pervenute: la sostenibilità, l’accessibilità, l’utilizzo di tecnologie eco-compatibili, la parità di genere e l’innovazione. Una seconda gara ha riguardato 8 concessioni aggiuntive, una terza 9 spiagge libere di cui 3, quelle di Ostia Ponente, rimaste senza offerte ma prese in carico dal Comune in collaborazione con Zètema; le altre sei sono diventate libere e attrezzate e oggi le gestiscono degli under 35. Il totale delle concessioni firmate è salito a 45. Serrata la lotta all’abusivismo: su 73mila metri quadri di superficie totale rilevata, oltre 13mila sono stati oggetto di accertamenti. Dalla gestione emergenziale del fenomeno si è passati così a un tentativo di pianificazione strutturale tramite il PUA, il Piano di Utilizzo degli Arenili, strumento urbanistico che dovrebbe sancire il passaggio dalle cosiddette gare-ponte alle assegnazioni pluriennali. Il PUA disciplina 11,3 chilometri dell’arenile di competenza del comune. Di questi, 6,5 km (57,6%) è riservato alla pubblica fruizione superando la soglia prevista (50%) dalla legge regionale.

Danilo Ruggiero (Mare Libero): «Manca ancora la vera attuazione della legge regionale»

«Ma il mare per essere totalmente libero ce ne vuole», è il pensiero di Danilo Ruggiero, presidente di Mare Libero, associazione impegnata in tutta Italia per la tutela dell’ambiente marino e costiero. «Con questa soluzione di dare in gestione la spiaggia a chi può metterci un chiosco almeno sono stati creati dei presidi e il gestore si assume la responsabilità della pulizia, dei servizi igienici, del personale di salvataggio. Manca però ancora la vera attuazione della legge regionale, perché non serve solo il 50% di spiagge libere o libere attrezzate, ma anche un 20% minimo per ogni ambito omogeneo secondo quanto prevede la legge. Per quanto riguarda Ostia, se vado nella zona dal Pontile fino a piazzale Magellano dovrei trovare delle spiagge libere, ma non ce n’è neanche una».

L’assessore Zevi: «Adesso questa direzione va resa irreversibile»

«Sarebbe un errore pensare che il lavoro sia concluso», ci ha raccontato Tobia Zevi, l’assessore al Patrimonio e alle Politiche abitative di Roma Capitale. Ostia per lui è sempre stata una sfida, oggi può affermare con orgoglio che la strada per considerarla di successo sia stata tracciata con un solco netto. «La legalità è una condizione che va difesa e consolidata continuamente. Il “Piano Spiagge” afferma un principio basilare: il mare è di tutti. Adesso questa direzione va resa irreversibile». Dopotutto, le proroghe automatiche, pur illegali, hanno continuato per quasi vent’anni a essere una prassi. Anche se la direttiva europea Bolkestein del 2006 sanciva in modo chiaro il principio dell’obbligo di procedure comparative. Ma Roma è rimasta ferma alle consuetudini, al “così si è sempre fatto”. «Il motivo è che per troppo tempo si è preferito rinviare le decisioni invece di riportare il settore dentro un quadro di regole certe», ha aggiunto Zevi. «Le proroghe sono diventate una sorta di normalità amministrativa, alimentata dall’idea che fosse più semplice lasciare tutto com’era piuttosto che affrontare un tema così complesso. Ma quando una situazione eccezionale dura vent’anni non è più un’eccezione, diventa un problema. Noi abbiamo scelto una strada diversa, applicando le norme, facendo le gare pubbliche e riportando trasparenza».

Ostia non è morta

Non sono mancate delle resistenze. Come ci ricorda Ruggiero, quello delle spiagge del resto è un business molto redditizio. «I canoni sono scandalosamente bassi e attirano un certo modo di fare impresa. Paghi 50mila euro l’anno di concessione e incassi 2 milioni a stagione…». Il PUA va ancora approvato in conferenza dei servizi e molte aree occupate da concessioni e stabilimenti saranno, già a partire dalla prossima stagione, dedicate a spiaggia libera. «Le concessioni sono tutte scadute e quando PUA sarà effettivo, il Comune procederà con i bandi. Ci sarà un ridisegno complessivo». Nel frattempo, a proposito di proteste, il 14 giugno in Piazza Anco Marzio è stata organizzata una processione alla quale hanno partecipato centinaia di cittadini: i manifestanti sfilavano portando in spalla una bara con la scritta “Ostia” nastrata a lutto. Il movimento “Giustizia per Ostia” ha puntato l’indice proprio sulla gestione della stagione balneare dell’amministrazione. L’assessore sa bene che «le resistenze sono state molte e, per certi versi, inevitabili». «C’è stato chi ha contestato ogni passaggio, chi ha provato a rallentare il percorso, chi ha sostenuto che fosse impossibile fare quello che stavamo facendo. Ma i fatti oggi dimostrano il contrario», ha proseguito. Ci si chiede, a questo punto, quale sia il confine tra la necessità di avere spazi per i cittadini e quelle esigenze imprenditoriali che un’amministrazione dovrebbe incentivare. È il solito nodo che anima tanti aspetti della nostra società: il pubblico, intervenendo a difesa di qualcosa che considera patrimonio di tutti, come può non limitare l’attività privata? Per Zevi «è una contrapposizione sbagliata». Questa la sua versione: «Il pubblico deve garantire diritti e regole, il privato può offrire servizi e investimenti. Le due cose non sono in conflitto se ciascuno svolge il proprio ruolo. Il problema nasce quando l’interesse privato pretende di sostituirsi a quello pubblico o quando il pubblico rinuncia a governare». L’obiettivo di Roma Capitale «è avere più spiagge accessibili, più qualità e più concorrenza. Le gare pubbliche servono proprio a creare un mercato aperto». Tra le tante iniziative, quella di cui l’assessore va maggiormente orgoglioso «sono le spiagge libere attrezzate, perché per la prima volta abbiamo dimostrato che una spiaggia pubblica può essere gratuita, ben gestita, pulita e sicura». È un cambio di paradigma, se vogliamo, «dove il mare torna a essere davvero un bene comune». Senza rinunciare all’organizzazione e alla qualità dei servizi.

Immagine di copertina Radek Kucharski

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