TERREMOTO. LA SOLIDARIETÀ HA IL VOLTO MITE E UTILE DELLE PECORE

Più di mille pecore il 31 marzo partiranno dalla Sardegna con destinazione Cascia. Ecco perché l'iniziativa ha avuto tanto successo

di Paola Springhetti

ha il voltoIn Sardegna c’è un’antica tradizione, “sa paradura”, le cui origini si perdono nella notte dei tempi e che è – per dirla con un termine di oggi – un’efficace forma di mutuoaiuto: quando un pastore perde il gregge, per un’alluvione, per un furto o per qualunque altro motivo, gli altri donano una pecora del proprio gregge, in modo da permettergli di riprendere l’attività.

I pastori sardi organizzarono una grande “sa paradura” nel 2009, quando donarono 700 pecore ai terremotati abruzzesi. Quest’anno hanno nuovamente risposto all’appello, per soccorrere gli allevatori colpiti dal terremoto del Centro Italia.

L’iniziativa ha visto mobilitarsi all’inizio la Coldiretti Sardegna, il gruppo musicale Istentales , l’associazione di protezione civile Prociv Italia, ma, una volta lanciata, ha avuto un successo tale da coinvolgere molte altre realtà, a partire dal Corpo ausiliario di soccorso internazionale San Silvestro e dall’azienda Carni Sarde.

Dopo il terremoto, la neve

L’idea iniziale era di raccogliere mille pecore da mandare a Cascia. «Lì noi siamo intervenuti nel momento dell’emergenza», racconta Emilio Garau, sardo, Responsabile nazionale Emergenze dell’associazione di volontariato di protezione civile Prociv Italia.

pecore ai terremotati
Ai danni del terremoto si sono aggiunti quelli della neve

«Abbiamo lavorato anche a Norcia, ma soprattutto a Cascia abbiamo stretto legami sia con la gente, sia con l’Amministrazione locale. Girando tra le frazioni per portare soccorso, abbiamo avuto contato diretto con tanti allevatori, abbiamo visto le stalle che erano crollate sugli animali, ma anche i tanti animali morti o ammalati dopo, quando è arrivata la neve. Tra i nostri volontari c’erano degli allevatori,  e così abbiamo potuto dare una mano, ad esempio a radunare le mandrie.  Ma era evidente che non bastava, per questo abbiamo pensato di riproporre l’esperienza che avevamo già sperimentato dopo il sisma del 2009».

L’amministrazione si è subito detta d’accordo. «Allora abbiamo organizzato un incontro con gli allevatori locali», racconta Garau, «e c’è stata una partecipazione molto ampia, più del previsto».

L’accordo prevede che saranno una quarantina gli allevatori che riceveranno in dono pecore e capre, le quali partiranno il 31 marzo da Olbia e sbarcheranno a Piombino: gratis, grazie alla sponsorizzazione della Compagnia Tirrenia. Insieme ai rappresentanti di Coldiretti Sardegna e Prociv Italia viaggeranno in tanti: all’inizio dovevano essere 30-40 persone, probabilmente saranno 250, tutte persone che rappresentano realtà che hanno donato qualcosa (la carne o il malvasia per il pranzo che verrà offerto alla popolazione il 2, ad esempio).

Due giorni di festa

L’uno e il due aprile saranno due giorni di festa, con gli allevatori, i volontari, i mamutones, gli spettacoli itineranti.

pecore ai terremotati
Nel pieno dell’emergenza i volontari di Prociv Sardegna hanno aiutato a ricomporre le mandrie

L’assegnazione delle pecore all’uno o all’altro allevatore sarà affidato al caso: nessuno potrà scegliersi gli animali che preferisce, ma un bambino bendato tirerà a sorte le pecore, che peraltro sono tutte munite di patentino e hanno superato i controlli sanitari. E le pecore saranno più delle mille previste, anche grazie al successo dell’iniziativa sui media e sui social, che ha spinto molte persone a partecipare.  La voce infatti si è diffusa su tutto il territorio nazionale: anche pastori della Toscana, dell’Umbria  e del Lazio doneranno pecore ai terremotati.

La consegna vera e propria avverrà il 2 aprile, all’interno di una manifestazione nella quale si esibiranno gli Istentales con Roberto Vecchioni: canteranno il brano “A Mani nude”, composto per Cascia. Grazie al CSV Sardegna Solidale copie del CD saranno distribuite alla popolazione.

Pecore ai terremotati: perché il successo

Il motivo del successo di questa iniziativa, secondo Emilio Garau, è legato al fatto che «viene dalla base, anzi da un settore notoriamente in difficoltà – basti pensare al problema dei costi del latte – che però davanti a una tragedia come il terremoto ha reagito, si è messo subito al lavoro. E poi, è una forma di donazione diretta: non ci sono passaggi da una mano all’altra, è la Sardegna che va e dona».

pecore ai terremotati
Prociv Sardegna è stata attiva soprattutto a Cascia e a Norcia

L’altro motivo è che «i volontari hanno martellato sui social network la notizia: bisogna imparare ad usare i social, che in casi come questi possono essere molto utili».

La storia delle pecore ai terremotati non finisce qui. L’obiettivo, secondo Garau, è «costruire un gemellaggio, che permetta collaborazioni anche in futuro. L’anno prossimo, ad esempio, alcuni pastori di Cascia saranno nostri ospiti e riporteranno alcuni agnelli nati dalle pecore che abbiamo donato».

 

 

 

 

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