UOMINI, SOLI E GIOVANI. ECCO CHI CHIEDE AIUTO ALLA CARITAS

Nel 2015 oltre 190 mila persone in povertà si sono rivolte ai centri di ascolto. Tanti gli stranieri, ma cresce il numero degli italiani

di Redazione

La povertà in Italia vista dai centri di ascolto della Caritas: ecco la sintesi dei dati tratta da da Redattore Sociale.
Cala il numero di utenti ai Centri di ascolto Caritas dal 2015 al 2016 (anche se aumentano rispetto al 2014), diminuisce l’incidenza degli italiani, mentre è in crescita il peso degli uomini e delle persone sole. In forte aumento i giovani adulti nell’età compresa tra i 18 e i 34 anni, contro un calo registrato per anziani e pensionati. Infine diminuisce il peso della grave marginalità e dei senza fissa dimora.
Queste le tendenze della povertà in Italia registrate nell’ultimo triennio tra quanti si rivolgono ai Centri di Ascolto Caritas. I dati, raccolti nel Rapporto 2016 su povertà ed esclusione sociale in Italia “Vasi comunicanti”, pubblicato oggi da Caritas italiana, provengono dai (pari al 79,3 per cento del totale) con una distribuzione piuttosto equa tra Nord, Sud e Centro.

La povertà in Italia

Sebbene gli ultimi trend riguardino il primo semestre del 2016, i dati più dettagliati sono quelli del 2015. Un anno in cui 190.465 persone si sono rivolte ai centri, di cui più di quattro su dieci nelle regioni del Nord, più di 3 su dieci nel Centro Italia e circa due su dieci nelle strutture del Mezzogiorno.

povertà in italia
Il rapporto Caritas 2016

Con uno sbilanciamento dovuto più ad una maggiore ricettività e dimensioni dei centri presenti al Nord e una più alta percentuale di presenze straniere che nel Settentrione hanno fatto riferimento alle Caritas diocesane (dove rappresentano il 64,5 per cento delle persone ascoltate, contro il 57 per cento di media nazionale).
Tuttavia, spiega il rapporto, emergono quindi due diversi profili di povertà. “Un Nord e un Centro per i quali il volto delle persone aiutate coincide per lo più con quello degli stranieri – si legge nel testo – e un Mezzogiorno più povero e con una minor incidenza di immigrati, dove a chiedere aiuto sono prevalentemente famiglie di italiani. Anche le regioni del Centro-Nord, tuttavia, nel corso degli anni hanno registrato un vistoso aumento del peso degli italiani”.

Gli stranieri

Tra gli stranieri prevalgono i cittadini di nazionalità marocchina (17,4 per cento) e romena (15,4 per cento), questi ultimi in diminuzione rispetto ad un anno fa, a fronte di una stabilità mantenuta a livello nazionale in termini generali di presenze.

povertà in Italia
Sono 1.649 centri di ascolto Caritas, dislocati su 173 diocesi.

Tra le prime dieci nazionalità risultano anche: Albania, Ucraina, Nigeria, Tunisia, Senegal, Perù, Pakistan e Ecuador. Tra gli stranieri, inoltre, si conferma alta la percentuale di chi è in una situazione di regolarità giuridica, o perché in possesso di un permesso di soggiorno (76 per cento) o perché cittadino dell’Unione Europea. È invece contenuta la percentuale di chi è privo di un permesso di soggiorno (sono uno su dieci) o di chi non ha adempiuto alla formalità dell’iscrizione anagrafica (1,4 per cento).
Nel corso del 2015 i profughi e i richiedenti asilo che si sono rivolti ai Centri di Ascolto Caritas sono stati 7.770. Si tratta in più di nove casi su dieci di uomini e di età compresa tra i 18 e i 34 anni (79 per cento), provenienti soprattutto da stati africani e dell’Asia centro-meridionale. In termini di bisogno prevalgono le situazioni di povertà economica, coincidenti soprattutto con la povertà estrema o con la mancanza totale di un reddito. Alto anche il disagio abitativo, sperimentato da oltre la metà dei profughi intercettati.

Uomini e donne

Un ulteriore cambio di tendenza nella povertà in Italia riguarda il genere. I dati del 2015, infatti, mostrano una “parità di presenze tra uomini e donne, a fronte di una lunga e consolidata prevalenza del genere femminile. Tale situazione, tuttavia, non è omogenea da Nord a Sud; nelle aree del Mezzogiorno infatti la presenza delle donne risulta ancora maggioritaria”.
Un trend, quest’ultimo, che secondo quanto riferiscono alcune Caritas diocesane è dovuto al problema lavoro. “Gli uomini dal 2007 ad oggi risultano i più penalizzati in tema di occupazione – spiega il rapporto -: per loro cala vistosamente il tasso di occupazione, dal 70,5 al 65,5 per cento (a fronte di un aumento di quello femminile, dal 46,6 al 47,1 per cento); sale vistosamente il tasso di disoccupazione, che passa dal 4,8 del 2007 all’11,3 per cento del 2015. E i rischi di esclusione sociale per gli uomini che non possono contare su un impiego sono davvero molto alti”.
E la fragilità occupazionale delle persone che si rivolgono ai Centri di ascolto, spiega la Caritas, “è un dato consolidato, stabile e in un certo qual modo prevedibile. I disoccupati e inoccupati insieme rappresentano il 60,8 per cento del totale”.
L’età media delle persone che si sono rivolte ai Centri di ascolto Caritas è 44 anni, anche se gli italiani sono mediamente meno giovani degli stranieri. Tra le storie intercettate, inoltre, prevalgono le persone coniugate (quasi la metà), seguite dai celibi o nubili (27 per cento circa). Infine separati e divorziati che insieme rappresentano il 15,7 per cento del totale. “Tra i maschi l’incidenza delle persone sole (celibi) risulta molto più alta della media – spiega il rapporto -. Al contrario sono più elevati tra le donne i casi di vulnerabilità familiare (vedove, separate legalmente e divorziate)”. Dai dati raccolti dalla Caritas, inoltre, il 65 per cento circa dichiara di avere figli.

I senza dimora

Centri di ascolto, quindi, che non sono frequentati solo da senza dimora, come qualcuno potrebbe pensare. E i dati confermano. “Il peso di questi ultimi risulta decisamente contenuto poiché rappresentano solo il 16,6 per cento delle persone ascoltate – spiega la Caritas -. In termini assoluti si tratta di circa 24mila individui (incontrati nel 2015), per lo più stranieri. Chiara anche in questo caso la difformità tra Nord e Sud del Paese: nel Mezzogiorno la percentuale di chi è privo di un domicilio scende all’8,7 per cento, arriva invece al 23,9 nelle regioni del Nord”.

povertà in Italia
Gli homeless rappresentano il 16% delle persone ascoltate

Dai dati raccolti nel 2015 spiccano i casi di povertà economica (76,9 per cento) e di disagio occupazionale (57,2 per cento), seguiti dai problemi abitativi. Tra chi manifesta un disagio economico prevalgono le persone con reddito insufficiente o prive di qualsiasi forma di sostentamento, meno frequenti invece le situazioni di povertà estrema (6,2 per cento) o di sovra-indebitamento (4,2 per cento). Ai problemi di ordine materiale seguono, comunque, altre forme di vulnerabilità, in particolare i problemi familiari, quelli legati alla salute o ai processi di migratori. “Anche nel 2015 le domande più frequenti, indistintamente da italiani e stranieri, sono quelle relative a beni e servizi materiali (56,3 per cento), spiega il rapporto.
All’interno di tale categoria prevalgono le richieste legate per lo più ai bisogni primari: viveri, vestiario, accesso alla mensa, servizi di igiene personale. Al secondo posto figurano le domande di sussidi economici, da impiegare soprattutto per il pagamento di bollette/tasse, canoni di affitto o spese sanitarie e richiesti in maniera più marcata da cittadini italiani. Seguono poi le richieste riguardanti il lavoro, formulate soprattutto da stranieri, le domande di alloggio e quelle inerenti prestazioni o l’assistenza sanitaria”.

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