PROGETTO OSSIGENO. IL LAZIO DIVENTERÀ LA REGIONE PIÙ VERDE?

Zingaretti: «La speranza è innescare un processo virtuoso». 6 milioni di alberi per Comuni, ospedali, centri anziani, biblioteche...

di Mirko Giustini

Un investimento di 12 milioni di euro in 3 anni per piantare e gestire 6 milioni di alberi. Si chiama Progetto Ossigeno, il progetto della Regione Lazio che dal 2020 al 2022 porterà altri 30mila ettari di bosco diffuso dentro e fuori i centri urbani per assorbire 240mila tonnellate di anidride carbonica. Potranno farne richiesta Comuni, ospedali, centri anziani, parchi, istituti culturali, musei, biblioteche e la produzione proseguirà con 100mila piante a trimestre.

Ne abbiamo parlato con il presidente della Regione Nicola Zingaretti.

Presidente, cosa distingue la vostra dalle altre iniziative ambientaliste?
«A mia memoria non esiste un progetto paragonabile al progetto Ossigeno, sia per investimenti che per impatto. Puntiamo a trasformare il Lazio nella regione più green d’Italia. La nostra speranza è di innescare un processo virtuoso che altre Regioni italiane possano seguire».

Greta Thumberg e i Fridays for future. Il progetto sarebbe nato senza questi due fenomeni?
«La Regione Lazio lavora ormai da alcuni anni sulla svolta green. Abbiamo investito sulla riconversione energetica degli edifici pubblici, che ha portato a un risparmio annuo di duemila tonnellate di CO2 e 4,1 milioni di euro di spesa pubblica. Dal 2016 abbiamo lanciato il piano “Aria pulita!” investendo 15 milioni contro l’inquinamento e nel 2018 abbiamo sottoscritto con il ministro Costa un accordo sulla qualità dell’aria. A Greta e ai ragazzi e le ragazze impegnati per il futuro del pianeta va riconosciuto il merito di aver indirizzato politica e istituzioni».

Un investimento tanto importante fa supporre che non ci siano abbastanza piante non ce ne siano abbastanza…
«Il Lazio è un territorio ferito da decenni di crescita incontrollata e cementificazione senza criterio. Dalla crescita senza sviluppo, specie nelle aree di confine tra città e campagne, si è generato un territorio disunito con diseguaglianze, disagio, desertificazione sociale e materiale. Le politiche green sono uno strumento per rigenerare le nostre città, rendendole più belle e accoglienti».

Come può la Regione Lazio aiutare Roma a superare la sua emergenza verde?
«Attraverso il coinvolgimento della società civile. La Regione dal 2017 sostiene i volontari del verde pubblico e a Roma comitati di quartiere e associazioni hanno risposto con grande entusiasmo. L’impegno è stato rinnovato per il prossimo biennio con un finanziamento di 2,3 milioni di euro. Serve una grande alleanza tra amministrazioni pubbliche, imprese e cittadini per voltare pagina e capire che il pianeta è di tutti e si difende tutti insieme».

 

COSA PENSANO LE ASSOCIAZIONI. Ma cosa pensano di Progetto Ossigeno le associazioni che tutti i giorni si trovano a operare sul territorio? «Roma ha molto verde, ma viene trascurato» ha sottolineato il direttore scientifico di Greenaccord Andrea Masullo. «Alberi secolari ad esempio cadono perché ne vengono tranciate le radici durante i lavori stradali grossolani. Nel Lazio  c’è anche un problema di abbandono delle aree forestali. Trascurare un bosco significa esporlo a degrado, possibili incendi e perdita di biodiversità. In assenza di finanziamenti da parte delle amministrazioni, si potrebbero assegnare le piante ai cittadini che vogliono prendersene cura».

«Assistiamo alla perdita di pini, vigneti e ulivi», ha denunciato il presidente di Italia Nostra Castelli Romani Enrico Del Vescovo. «Difficile impedirlo senza controperizie tempestive di agronomi iscritti all’albo. Nemi, Monte Porzio Catone, Ariccia, Grottaferrata: occorre preservare le piante autoctone e limitare lottizzazioni e speculazioni edilizie».

«Un progetto esemplare», ha affermato il presidente di Acli Terra Latina Agostino Mastrogiacomo. «Aiuterebbe la provincia a ripopolare il patrimonio boschivo distrutto dagli incendi appiccati da piromani e agricoltori imprudenti. Finora non c’è stato alcun rimboschimento, nemmeno con piante non autoctone».

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