QUANDO LA COSTITUZIONE DIVENTA ARTE CIVICA

Dal 10 al 12 Marzo a Trastevere una mostra speciale, un viaggio fra gli articoli della Costituzione e i diritti dei bambini nelle opere dei piccoli studenti di quinta dell'IC Matteo Ricci di Roma. Un percorso di consapevolezza raccontato dall’insegnante Maria Grazia Cotugno: «L’arte si fa pratica di responsabilità condivisa e costruzione di nuove geografie della speranza. Affinché nessuno si rassegni alla legge del più forte, al crollo della ragione, allo stato di guerra permanente, al fallimento del diritto internazionale»

di Redazione

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Inizia domani a Roma, alla Galleria Il Laboratorio, in Via del Moro 49 a Trastevere una mostra speciale, un viaggio fra gli articoli della Costituzione e i diritti dei bambini. Composta da 42 opere e 21 sculture di bambini di 10 anni, presenta i lavori realizzati dai piccoli studenti di quinta dell’Istituto Comprensivo Matteo Ricci di Roma.

Aperta martedì 10 marzo dalle 10 alle 13 e dalle 17.30 alle 20.30, mercoledì 11 marzo dalle 17.30 alle 20.30 e giovedì 12 marzo dalle 8.30 alle 19.30, la mostra diventa «un’occasione in cui l’arte si fa pratica di responsabilità condivisa e costruzione di nuove geografie della speranza. Affinché nessuno si rassegni alla legge del più forte, al crollo della ragione, allo stato di guerra permanente, al fallimento del diritto internazionale». In un percorso che, ripercorrendo cinque anni di costruzione collettiva della conoscenza, offre l’opportunità di guardare alla Costituzione e ai diritti dei bambini fatti immagine con gli stessi occhi dei piccoli studenti che su questa strada condivisa sono stati accompagnati.
Ma non saremo noi a raccontare questa storia, che non è solo un appuntamento con l’espressione artistica, ma soprattutto costruzione di consapevolezza. Vi lasciamo scoprire il senso oltre il colore e la forma nelle parole dell’insegnante, Maria Grazia Cotugno.

La mostra è composta da tre temi: i bisogni dei bambini sintetizzati dal maestro Zavalloni ed espressi come diritti segnati da pietre miliari levigate; i diritti dei bambini tratti dalla Convenzione dei diritti dell’infanzia, illustrati con l’acquerello, secondo una libera interpretazione sentimentale legata al colore; gli articoli della Costituzione italiana rielaborati nel loro significato con le tempere.

Questo percorso è la sintesi di un quinquennio di ricerca e pratica educativa all’interno della classe. L’elaborazione artistica condensa, in colori e forme, un progetto educativo che, dalla prima alla quinta, ha visto la sperimentazione quotidiana di pratiche democratiche culminate in questa “infrastruttura artistica”.In mostra sono esposte sulla terra diverse pietre levigate. Nella loro disposizione indicano proprio il percorso che è stato fatto da quando i bambini avevano sei anni ad oggi. Lentamente si sono affinati gli scambi e le relazioni del gruppo fino ad arrivare ad un’elaborazione formale di quelle regole condivise e costruite insieme che costituiscono il riferimento di ognuno e garantiscono l’autonomia di tutti. Quelle piccole pietre bianche sono state associate ai diritti naturali che oggi spesso sono ancora negati nonostante corrispondano ai fondamentali bisogni dell’infanzia.

Gli acquerelli, invece, propongono una rilettura globale della Convenzione sui diritti dell’infanzia con uno sguardo visionario che va oltre il senso comune e, tuttavia, restituisce la struttura dei pensieri degli autori e la potenza delle loro sensazioni sulla Convenzione. Attraverso l’osservazione attenta degli acquerelli, prendiamo coscienza di questa concatenazione di forme e intravediamo il dialogo emozionante fra l’idea e il sentimento di ogni bambino su quei contenuti.

Infine i quadri su alcuni articoli della Costituzione. Ognuno esplora l’essenza dell’articolo scelto partendo da due prospettive. La prima è quella di riproporre in chiave artistica, senza usare le parole, un articolo della Costituzione. La seconda è quella di documentare trasversalmente una realtà quotidiana di applicazioni di regole convenute, create, elaborate, sperimentate nella concretezza della vita della classe e della comunità che si è snodata durante gli anni, in una continua discussione di proposte, problemi e soluzioni.

Essere cittadini e cittadine significa essere persone che partecipano a un complesso processo di elaborazione delle idee e proprio questo abbiamo sperimentato, praticamente e quotidianamente: che le decisioni prese in gruppo erano state pensate, proposte e condivise insieme.

«Abbiamo tracciato le linee maestre della nostra classe come la Costituzione traccia le linee maestre dell’ordinamento dello Stato»

In questi cinque anni nelle nostre riunioni settimanali si è discusso di litigi, di diritti e doveri, di parità, di discriminazione, di esclusione, di pace, di guerra, dell’importanza delle regole, di Europa, di come è nata la Repubblica italiana. I bambini e le bambine hanno raccontato quello che provavano e quello che vedevano nel mondo vicino e lontano, esercitando, anche così, il diritto a prendere la parola e a esporsi e a partecipare alla vita della classe per non essere indifferenti a ciò che accadeva intorno o nel proprio intimo, di grande o di piccolo. Ogni argomento ha potuto avere un suo spazio ed essere considerato pieno di dignità e sempre accolto dal gruppo e nel cerchio senza pre-giudizio.

Si è discusso della felicità, della paura, della rabbia, della disabilità, della morte, dell’importanza degli amici, di come parlarsi fra compagni, di come realizzare un lavoro da soli o in gruppo, di come presentarlo alla classe, di come si scrivono le poesie e perché, di come si può litigare bene e di come e perché fare la pace, di come prendere le decisioni tutti insieme, di chi dà la parola nelle assemblee. Abbiamo in questi anni messo in atto una costruzione collettiva della conoscenza, abbiamo tracciato le linee maestre della nostra classe proprio come la Costituzione traccia le linee maestre dell’ordinamento dello Stato. I bambini, in un clima collaborativo, hanno preso decisioni consapevolmente e se ne sono assunti la responsabilità, hanno esposto le proprie opinioni e ascoltato le opinioni diverse dalle proprie, manifestando anche la disponibilità a cambiare il proprio punto di vista. La consapevolezza di sé e degli altri ha accresciuto lo spirito di comunità, il rispetto delle regole, degli spazi e delle ricorrenze, rafforzando il senso civico.

I bambini all’interno di un gruppo ricco di differenze hanno sviluppato, in cinque anni, forti competenze sociali e proprio questa convivenza tra libere esperienze li ha condotti a sentire ed agire come un gruppo, a sviluppare il senso di sé e degli altri, a sperimentare un percorso verso la coscienza sociale acquistando progressiva capacità di organizzare progetti comuni sulla base di regole condivise.

Tante pratiche diverse sulla strada della consapevolezza

La nostra pratica democratica è passata attraverso la capacità di usare le mani, per maturare la consapevolezza di poter incidere sulla realtà; le riunioni dove imparare a prendere parola per esprimersi e portare contributi al gruppo; il quotidiano esercizio di giochi, danze e canti; la costruzione di regole apprese tramite questo esercizio e indirettamente introiettate nella loro funzione liberatoria; il commento poetico degli avvenimenti, ad ampliare le immagini interiori, per guardare il mondo con visioni ampie, per tenere desta la meraviglia e educarsi alle emozioni; il lavoro libero, che produce testi corredati di immagini che da semplici parole diventano veri libri, composti secondo un intimo desiderio, singolarmente o in gruppo, sperimentando generi diversi; la pratica dell’autonomia intesa come possibilità di prendere un impegno e portarlo a termine con soddisfazione e desiderio di presentarlo al gruppo; le presentazioni di argomenti studiati, in prima più creative e via via più orientate ad un rigore linguistico che richiama la necessità di sapersi esprimere compiutamente in ogni occasione; la pratica dei gruppi di studio, per evitare la competizione e l’individualismo che pervade la nostra società e sperimentare la difficoltà e la gioia della cooperazione, in quel processo più lento ma condiviso di costruzione di competenze e cultura tramite l’altro; la corrispondenza interscolastica che apre una finestra su una classe lontana di coetanei in una conoscenza a distanza eppure ricca di scambio e scoperta. E una ricerca e una pratica costante di educazione attiva che passa dall’educazione civica pratica con le riunioni come strumento applicato di democrazia; la mensa civica come servizio alla comunità che ha creato attivazioni di altre classi; la divisione dei compiti per essere partecipi e non passivi rispetto a luoghi che sono ” casa” per cinque anni, per prendersi cura dell’ambiente e dei materiali; l’arte in tutte le sue forme per esprimersi senza codici predefiniti ma sperimentando e tenendo viva la fantasia.

«La pratica artistica è diventata arte civica»

L’arte praticata costantemente ha permesso di fare esperienze per accrescere le capacità sociali dei bambini che, messi in un contesto diverso da quello della lezione frontale nell’aula scolastica, sono stati spinti a stare in relazione con loro stessi e con gli altri in modo differente. La pratica artistica è stata pratica di responsabilità condivisa e ancor di più con la creazione di questa mostra sulle leggi, sui diritti e sui bisogni dei bambini e di tutti noi, è diventata “arte civica”. Questa mostra ha per noi il valore di una manifestazione non solo artistica, ma anche di esplicitazione del nostro percorso di costruzione di senso collettivo di una pratica e di un esercizio di democrazia durato cinque anni.
Con questa mostra portiamo alla luce il nostro lavoro quinquennale che vede l’elaborazione artistica di temi così importanti come punto di arrivo di un cammino molto più ampio, ma che vuole essere testimonianza e trampolino per la costruzione di “nuove geografie della speranza”, affinché nessuno si rassegni, oggi più che mai, alla legge del più forte, al crollo della ragione, allo stato di guerra permanente, al fallimento del diritto internazionale.

 

QUANDO LA COSTITUZIONE DIVENTA ARTE CIVICA

QUANDO LA COSTITUZIONE DIVENTA ARTE CIVICA