
REFERENDUM 22 E 23 MARZO, ADAMI: «INDEBOLIRE IL CSM È RIDURRE GLI SPAZI DEMOCRATICI»
Il 22 e il 23 marzo si vota per il referendum sulla magistratura. Con Pietro Adami, avvocato del comitato promotore: «CSM, organo di autogoverno per autonomia e indipendenza dei magistrati, frammentato e indebolito. L’obiettivo è indebolire la magistratura, in particolare i PM. Ben 7 gli articoli della Costituzione modificati» . E dagli studenti dell'Università di Torino un appello sul voto fuori sede che non c'è
17 Febbraio 2026
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Il 22 e il 23 marzo sarà il momento di tornare alle urne per il referendum sulla magistratura. È una questione molto importante, anche più di quello che sembra a prima vista, perché in ballo ci sono la democrazia e la Costituzione. È importante prima di tutto capire che, perché la propria volontà conti, bisogna andare a votare. Si tratta di un referendum costituzionale, e non abrogativo, per cui non c’è quorum. Ne abbiamo parlato con Pietro Adami, Giuristi Democratici e avvocato del comitato Società civile per il NO al referendum costituzionale, del quale i Giuristi Democratici sono tra i promotori, che riunisce associazioni, cittadini ed esponenti sindacali. «È un referendum costituzionale, che si fa dopo una riforma costituzionale per confermarla oppure impedire che entri in vigore» ci ha spiegato «Non prevede quorum, per cui vale anche se a votare vanno poche persone. In realtà andranno in tanti perché, nel momento in cui non ha più senso boicottare, ci vanno tutti». Si gioca quindi una partita strategicamente diversa rispetto agli ultimi referendum che si sono tenuti.

Referendum 22 e 23 marzo: non si vota sulla separazione delle carriere, ma sul CSM
Si crede poi che il referendum sia sulla separazione delle carriere fra pubblici ministeri e giudici. Ma non si tratta di questo. La separazione di fatto c’è già: già adesso il magistrato che prende servizio decide in quale dei due ruoli lavorare e può cambiare una sola volta nella vita, e pochissimi lo fanno. Al centro della riforma c’è la distruzione del Consiglio Superiore della Magistratura così come era stato voluto dall’Assemblea Costituente, l’organo di autogoverno dei magistrati. «In una democrazia costituzionale compiuta i magistrati sono un potere autonomo che non è sottoposto al potere esecutivo, al potere del governo» ci spiega Adami. «Il fatto che il CSM sia l’organo di autogoverno significa che è un soggetto che svolge l’importante funzione di garantire l’autonomia e l’indipendenza dei singoli magistrati. Con questa riforma il CSM viene frammentato in 3 soggetti più piccoli, 2 CSM e un’Alta Corte di Giustizia per le questioni disciplinari. E viene indebolito ulteriormente mettendoci dentro dei membri sorteggiati invece che eletti dai magistrati stessi».
Indebolire il CSM è ridurre gli spazi democratici
Non basta quindi la divisione del CSM: con una scelta cervellotica si toglie alla magistratura ulteriore potere di autogoverno. «Il sorteggio vuole dire due cose» riflette Adami. «In primo luogo è un colpo ai magistrati: è come dire che non sono in grado di eleggere i propri rappresentanti. E poi, con il sorteggio, si rischia di mandare al CSM una persona presa a caso, che non è detto che abbia la volontà, la stoffa, il coraggio per contrapporsi al governo. Il CSM è importante nella dinamica costituzionale, perché, se il governo fa una riforma sbagliata, ha la possibilità di contrapporsi e di dare un parere negativo. E di garantire l’autonomia dei magistrati. Se lo indebolisci, anche mettendoci gente demotivata invece di persone che si siano volute proporre, appiattisci la democrazia sul potere governativo: già parlamento e governo più o meno coincidono, il primo esprime il secondo e sono quasi un potere unico. Se togli di mezzo il potere di autogoverno della magistratura, tendi a ridurre sempre più gli spazi democratici».
«Il governo sta presentando questo referendum come un grande sondaggio contro la magistratura»
Le ragioni del NO sono piuttosto chiare. E chiunque tenga alla democrazia dovrebbe tenerne conto. Il fronte del SI è comunque molto forte. E, a parte i motivi di tifoseria che oggi condizionano qualunque opinione, è chiaro che è forte anche per come questo quesito referendario è stato presentato. «Effettivamente viene strumentalizzato un sentimento» commenta l’avvocato del comitato promotore. «Ma non sono così sicuro che sia così forte nel popolo italiano. Il governo sta presentando questo referendum come un grande sondaggio contro la magistratura, “esprimi anche tu la tua antipatia nei confronti dei magistrati”. Ma non credo che gli italiani si faranno ingannare. Il referendum non ha l’obiettivo di migliorare le condizioni della giustizia: non accelera i processi, non rende più accurate le sentenze».
Il vero obiettivo del referendum? «Indebolire la magistratura, in particolar modo i PM»
Dietro questa riforma, in realtà, c’è un altro obiettivo. Ed è piuttosto preoccupante. «L’obiettivo è quello di indebolire la magistratura, in particolar modo i pubblici ministeri. E stabilire che l’azione penale non è più obbligatoria» ci svela Adami. «E poi redigere una lista, che è stata già predisposta, dei reati da perseguire prioritariamente. In cima ci sono quelli di grande allarme sociale, come pedofilia e violenza sessuale. Tutto giusto. Ma nessuno si accorgerà che sono finiti all’ultimo posto la corruzione e i reati della politica. Questo è l’obiettivo finale. Far fare meno indagini, toglierle ai magistrati, e far sì che i reati nei confronti della politica non vengano perseguiti. Ogni governo, in teoria, metterà in cima alla lista i reati che, nella sua testa, meritano di essere perseguiti. È questa la fine della reale autonomia della magistratura. Che il governo controllerà i PM non è scritto in termini così diretti. Ma lo farà riducendoli in piccolo, dicendo che i reati sono questi invece che altri. Il vero obiettivo di questo referendum è questo. Altrimenti non si capirebbe l’entusiasmo del governo».
«La raccolta firme fatta su un quesito diverso, che indica gli articoli della Costituzione modificati, ben 7»
È questo l’esito del percorso del Comitato di 15 promotori, che lo scorso 28 gennaio aveva depositato all’Ufficio centrale per i referendum in Cassazione 550mila sottoscrizioni raccolte online per accogliere un quesito referendario sulla stessa legge costituzionale approvata dal Parlamento, ma formulato in modo parzialmente diverso da quello originario che lo stesso ufficio della Corte aveva approvato con l’ordinanza del 18 novembre 2025. «Dopo l’approvazione della legge ci sono tre mesi per raccogliere le firme per il referendum» ci spiega Adami. «Mentre i 15, persone tranquille, vere, hanno cominciato a capire come fare, subito i parlamentari del centrodestra hanno chiesto il referendum depositando il quesito. Che non diceva neanche che si modificava la Costituzione. La raccolta delle firme ora è stata fatta su un quesito diverso, che indica tutti gli articoli della Costituzione modificati, che sono ben 7. È evidente che chi legge adesso vede che ci sono questi articoli della Costituzione modificati, e potrebbe pure dire di non volere questa modifica. Dire che si modifica la Costituzione ha un peso ben diverso. È bene che questo si capisca. È un quesito più trasparente, e può cambiare qualcosa».
«Come il Re, il sorteggiato non rappresenta il noi»
È quindi piuttosto chiaro quello di cui stiamo parlando e che cosa ci sia in ballo. Ma c’è ancora una riflessione da fare. Ed è sul surreale concetto del sorteggio. «È una novità molto importante. Il fronte del sì teoricamente potrebbe anche aver ragione nel dire che i magistrati votano persone di un certo orientamento politico. Ma questo vale per tutto» commenta Adami. «Ma, a questo punto, il sorteggio sarà esteso anche ad altre parti? Ad esempio, ai rappresentanti sindacali? La rappresentanza può avere i suoi limiti perché si instaura un rapporto tra rappresentato e rappresentante. Ma è il senso della democrazia. Nel momento in cui sorteggi quello non è più neanche un rappresentante, cioè qualcuno che ha avuto un mandato da un altro. Se sei un rappresentante e dici qualcosa, non lo dici a nome tuo, ma delle centinaia che ti hanno mandato lì. Il sorteggiato è solo se stesso, l’opinione è solo la sua. È il motivo per cui abbiamo tolto il Re. Come il Re, il sorteggiato non rappresenta il noi, ma è uno che è lì per caso. In qualsiasi dibattito, un consigliere eletto dalla magistratura ha un peso, uno che è lì per coincidenza ne ha un altro».
Il voto fuori sede che non c’è: l’appello degli studenti dell’Università di Torino
Il referendum è molto sentito anche tra i giovani. Da un gruppo di studentesse e studenti dell’Università di Torino, tutti fuorisede, un appello per conciliare il diritto al voto e il diritto allo studio, nonostante, ad oggi, l’uno escluda l’altro. Ai fuorisede non sono garantite modalità di voto adeguate, per cui molti, per disponibilità economica e condizioni logistiche, si troveranno a dover scegliere tra il rientro a casa per il voto, la possibilità di non perdere lezioni e la vicina pausa pasquale in famiglia. Per il referendum non è, infatti, prevista la possibilità di votare fuori sede: una situazione che, di fatto, non garantisce il diritto costituzionale al voto non solo a studenti, ma anche a lavoratori e, in generale, persone per qualunque motivo costrette fuori dalla propria regione. «Per riuscire ad esercitare il nostro diritto di voto e allo studio proponiamo di organizzarci con Atenei, Dipartimenti, singoli corsi e singolɜ professorɜ per rendere le lezioni dal 23 marzo al 1° aprile accessibili in didattica mista (in presenza e online)». Così si legge nell’appello diffuso, che invita «studentɜ, professorɜ o personale tecnico amministrativo, a diffondere tale iniziativa e ad agire sia a livello personale che tramite gli appositi organi istituzionali, affinché anche la propria università partecipi» e a «compilare il seguente form. L’obiettivo è raggiungere tutta Italia».
Il comitato “Società civile per il NO nel referendum costituzionale” è promosso e formato da associazioni espressione della società civile come Anpi, Acli, Arci, Cgil, Libera, Libertà e Giustizia, Legambiente, Giuristi Democratici, Salviamo la Costituzione, Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Sbilanciamoci, Auser, Lega per le autonomie locali, Articolo 21, Pax Christi, Centro per la riforma dello Stato, Medicina Democratica, Comitati per il NO ad ogni autonomia differenziata, Movimenti per l’acqua bene comune, Lavoratori precari della giustizia, Insieme per la giustizia, Comma 2 Lavoro e Dignità, Rete della Conoscenza, Rete degli Studenti Medi, Rete #NOBAVAGLIO, Unione degli Universitari, Costituzionalisti per il NO.






