
CONVERGERE PER RI-UMANIZZARE L’EDUCAZIONE E RI-ATTIVARE LA COMUNITÀ
Deviare il proprio percorso per convergere. Verso un’educazione riumanizzata, una scuola che riconosce e non tiene fuori. Verso la relazione e una visione del mondo in cui sostenibilità e pace ci riguardano direttamente. Sono le persone che lo devono fare, avvicinarsi a chi ha un odore, un linguaggio, una storia diversa dalla propria. Con la rete dei Cemea, verso Convergence(s) pour l’Education Nouvelle
11 Febbraio 2026
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Non vogliamo le convergenze parallele! Lo spirito che anima le reti del terzo settore che hanno iniziato un percorso di confronto tra diversi che provano a convergere su obiettivi comuni non ha nulla di quell’immobilismo democristiano, ma chiede a ciascuno di reinventarsi, di mettersi in ascolto e di andare incontro all’altro.
Convergence(s) pour l’Education Nouvelle, la quinta biennale internazionale dei movimenti di educazione attiva riunirà, per la prima volta in Italia, una rete di enti internazionali a ottobre a Verona. Si parlerà di educazione attraverso cinque grandi temi: diritto universale all’istruzione, semplificazione del pensiero, sostenibilità sociale e ambientale, educazione familiare, ruolo dei professionisti dell’educazione.
«Vogliamo proporre di riumanizzare l’educazione». Così Claudio Tosi, segretario Federazione italiana dei Cemea e vicepresidente vicario CSV Lazio, apre l’incontro nella sede dei Cemea del Mezzogiorno. «L’immagine che rappresenta il sociale oggi è quella del guado, si salta da un progetto all’altro, sempre con un buco tra un’azione (anche positiva) e la successiva. Eppure quando il progetto giunge alla fine c’è sempre chi porta avanti l’azione, anche senza sapere come la si finanzia. In questo presente di privatizzazione cieca la “continuità educativa”, quando riesce, la garantisce la militanza. È strano rendersi conto che lo sguardo per il bambino o il gruppo che ha un problema non è quello dell’Istituzione». E allora, Convergence è un’idea. «Deviare il nostro percorso per convergere», sottolinea ancora Tosi, «sono le persone che lo devono fare, avvicinarsi a chi ha un odore, un linguaggio, una storia diversa dalla propria». La struttura di Convergence è fatta di laboratori, dibattiti, momenti collettivi e teatrali. «È la possibilità di nutrirsi di un respiro ampio, collettivo, in cui la parola prende voce» per l’educatrice Cemea del Mezzogiorno Maria Grazia Cotugno.
Se la scuola è militarizzata
Riumanizzare l’educazione si deve, soprattutto in questo momento storico di segnali sempre più preoccupanti, di militarizzazione della scuola, in cui «sempre di più entrano le polizie, fin già dall’infanzia» commenta Matteo Marinangeli, insegnante che fa parte di MCE. «Anche l’infanzia Montessori porta i bambini a Pratica di Mare a vedere gli aerei militari. Le destre stanno cambiando la scuola» continua. «All’esame di maturità non ci sarà più la storia tra le materie e l’adozione dei libri di testo offrirà scenari sempre più omologati» insiste Marinangeli, mentre invoca una riflessione sul dato per cui ci sono 400 suicidi all’anno nelle scuole, «una scuola che non riconosce l’altro, esclude, tiene fuori».
Lavorare sulle relazioni
Ma un’educazione che sia profondamente umana è possibile. In che modo? «Diamo una particolare importanza alle relazioni educative», spiega Nicoletta Lanciano di MCE, «tra alunni, tra adulti, tra giovani e mondo adulto. E alle relazioni tra chi insegna e chi apprende con gli oggetti di studio. Ci occupiamo delle discipline. Ci occupiamo di formazione agli insegnanti: si tratta di mettersi in gioco in prima persona come adulti, perché solo l’aver vissuto su di noi le difficoltà, le passioni, i momenti di frizione ci aiuta a guardarli dal giusto punto di vista».
Una scuola aperta per togliere i ragazzi dalla strada
Una scuola che sia davvero umana può fare molto. È proprio Nicoletta Lanciano a raccontarci un episodio. «Una scuola superiore, all’inizio degli anni Ottanta, mi aveva invitato per appassionare i ragazzi all’astronomia» ricorda. «Comprò un telescopio e diede le chiavi di quell’osservatorio a un ragazzo appassionato. Quel ragazzo prese le chiavi invece di stare per strada a spacciare. Quella scuola aveva capito quelli che dovevano essere salvati e li ha aiutati in modo laterale. Ecco che peso può avere l’appassionare a qualcosa. Dare le chiavi di un luogo dentro la scuola pubblica era una responsabilità. Ed è una cosa che abbiamo perso».
Un’educazione sostenibile
Un’altra è una storia di Michela Mayer, che ha lavorato tutta la vita in questo campo, ed è stata chiamata da un consorzio di riciclo del legno. «Stiamo guardando al pubblico, ma c’è un privato – che è privato per modo di dire – che può scommettere su un modo diverso di fare educazione» ci racconta. «l’obiettivo è sensibilizzare chi nella scuola c’è per dare insieme una visione del mondo in cui la sostenibilità e la pace ci riguardano direttamente. Abbiamo fatto un percorso con 15 scuole in tutta Italia, dall’infanzia ai licei, mettendo gli insegnanti insieme a pensare modi nuovi di fare scuola: lavorando sullo storytelling abbiamo realizzato un manifesto per l’educazione sostenibile. Sono piccole storie di trasformazione che sono uno stimolo per dire: questo lo posso fare anch’io».
L’essere umano è sacro
E così torniamo lì dove eravamo partiti, al concetto di riumanizzare. «È un concetto amplissimo che diamo per scontato e non dobbiamo farlo» commenta Claudio Roncella, coordinatore romano della Comunità per lo sviluppo umano. «Mi piacerebbe che sia ben presente questa cosa, la sacralità dell’essere umano. A scuola, oggi, c’è chi non si considera importante: non siamo importanti, siamo sacri. Se non consideriamo l’essere umano un valore centrale e lo diciamo ai bambini cosa stiamo facendo?»
Ancestor: un progetto internazionale sulla narrazione orale
In attesa di Convergence(s) pour l’Education Nouvelle ci sono delle attività internazionali in partenza, le buone notizie che ci piacciono. Una di queste è Ancestor, un progetto europeo che coinvolge 5 partner, basato sulla narrazione orale e sullo storytelling, in collaborazione con le università di Lituania, Bulgaria e Slovacchia, partner importantissimi di Paesi con cui finora è stato fatto poco scambio. È un progetto che durerà due anni. «Gli amici dell’associazione spagnola avevano sperimentato, attraverso formazioni all’interno delle biblioteche, la valorizzazione delle storie orali con anziani e famiglie per usarle dal punto di vista di promozione turistica» ci ha spiegato Maria Cristina Brugnano, presidente Cemea del Mezzogiorno. «Immaginate di andare in un paesino della Spagna e di sentirvi raccontare la storia del posto da uno del posto! È un’idea che ha suscitato talmente tanto successo ed entusiasmo che abbiamo pensato di realizzare questo progetto».
Quegli scambi culturali che non sono più possibili
Educazione è anche questo. Umanità è anche questo. Ed è bello sentir parlare di scambi culturali e di dialogo, oggi che in alcuni casi non è possibile. «Abbiamo lavorato con ragazzi ucraini e russi, israeliani e palestinesi» commenta con rammarico Maria Cristina Brugnano. «Nel 2012 sono partita con un gruppo, c’erano la delegazione israeliana e quella palestinese: è stato uno scambio meraviglioso. Oggi è impensabile, credo ci vorranno anni per riuscire a tornare a parlarsi. E la stessa cosa è per i gruppi russi e ucraini». «Ai nostri ragazzi europei è il caso di dire che non è più l’Europa di 20 anni fa» aggiunge dolente Graziella Conte di MCE. «Siamo in crisi. È inutile che ce la cantiamo e suoniamo come se avessimo risolto i problemi dell’umanità. Non li abbiamo risolti. Li abbiamo creati. Il messaggio politico è andare oltre questi schemi: dobbiamo sconfinare. Sennò rischiamo di rifare gli stessi errori».
Alla fine di incontri come questo cosa resta, l’idea di aver elencato problemi? O la sensazione che dietro ogni persona impegnata nell’educazione c’è uno sguardo, una sensibilità e una consapevolezza che dobbiamo cercare di mettere a sistema, di far esprimere, per rendere chiaro che l’Umanità è qualcosa di radicato in ciascuno di noi e che si possono anche avere posizioni distanti, ma che di fronte agli abusi dell’ICE, all’arroganza del Potere, alla violenza degli occupanti, la convergenza non è parallela, è reale.






