ROMA CITTÀ CONDIVISA: È ANCORA UTOPIA?

L’amministrazione condivisa rafforza i legami di comunità. Oltre 75 Comuni italiani hanno adottato il Regolamento di Labsus. Quale la situazione a Roma?

di Vittorio Sammarco

La città condivisa non è un sogno, un’utopia che richiama alla mente le preziose pagine di Tommaso Moro: è una realtà, in via di elaborazione concreta, per più di 175 comuni, che in tutta Italia o hanno già adottato (circa 75) o stanno adottando e attuando il Regolamento per un’amministrazione condivisa. 

città condivisa
L’amministrazione condivisa produce fiducia e dà speranza nel futuro

Cosa è: è un documento elaborato insieme dai responsabili degli enti locali e dai cittadini (singoli o associati) per garantire «un quadro giuridico certo alle attività di cura e gestione dei beni comuni svolte dai cittadini». Gli effetti positivi di tali attività, scrivono i promotori del Regolamento (gli esperti di Labsus-laboratorio per la sussidiarietà, nato su impulso del giurista Gregorio Arena, da anni impegnato per un modo diverso di intendere la Pubblica amministrazione, del tipo “meno burocrazia, più partecipazione”), «vanno molto al di là della semplice manutenzione urbana, perché quando si prendono cura dei beni comuni, i cittadini producono capitale sociale, senso di appartenenza, integrazione. In una parola, rafforzano i legami di comunità e danno fiducia». E, aggiungono con l’ottimismo generato dai percorsi che si stanno via via aprendo, «Questo è il vero valore aggiunto prodotto dai cittadini attivi. Il Regolamento è solo uno strumento, ma è indispensabile per consentire la liberazione delle tante energie nascoste nelle nostre comunità».
Ultima arrivata è Milano – non proprio una piccola città – ma un centro nevralgico per il futuro del Paese intero. Se ne è discusso il 24 ottobre, con la partecipazione convinta del sindaco Sala, in un convegno dal titolo “Milano città condivisa. Prendersi cura dei beni comuni per costruire comunità e liberare energie”.

Città condivisa: la Capitale ferma ad una bozza di Regolamento mai approvata

E a Roma, la capitale tanto vituperata e martoriata degli ultimi anni? C’è stato molto più che un tentativo, per ora in standby per le note vicende politiche, di creazione di una bozza di Regolamento per l’amministrazione condivisa, e sul sito del laboratorio, Fabio Giglioni, il 14 aprile scorso, prima che avvenisse il cambio radicale della guida del Campidoglio, riepiloga così:

città condivisa
Le condizioni di depressione in cui vive la città e i suoi cittadini, consentiranno di percepire l’importanza dell’amministrazione condivisa?

«Nell’aprile 2015 la giunta comunale capitolina aveva nominato un gruppo di lavoro composto da funzionari di vari dipartimenti e di cui faceva parte (senza oneri per l’amministrazione) anche un esperto esterno, il presidente di Labsus. Il gruppo ha lavorato intensamente fino ai primi di ottobre 2015 elaborando una bozza di Regolamento che sotto vari profili tiene conto dei miglioramenti apportati da altri comuni al testo base di Bologna, oltre che delle prime esperienze applicative in questi mesi. La bozza di Regolamento era appena stata trasmessa agli assessori competenti quando la Giunta Marino è caduta». Ora, quindi, si è in attesa che la nuova amministrazione capitolina decida di rimettere in moto il processo per adottare il Regolamento. Nella sede del Labsus confidano speranzosi nella pronta ripresa del dialogo e del percorso.
«Sulla bozza del Regolamento di Roma Capitale si evidenziano alcuni aspetti propri della maggior parte dei regolamenti: la definizione di cosa significhi amministrazione condivisa; il privilegiare la prossimità territoriale; l’assetto amministrativo con la creazione di un ufficio specifico e l’individuazione della collaborazione come funzione istituzionale; le tipologie dei patti di collaborazione; il privilegio degli interventi sui beni in disuso o degradati; il rapporto con gli strumenti urbanistici; le forme di agevolazione; la valutazione del regolamento a due anni dall’entrata in vigore e la realizzazione di un portale dell’amministrazione condivisa. E poi alcune peculiarità romane: la previsione di un’Assemblea dei beni comuni, convocata dal Municipio su cui ricadono i beni oggetto del patto di collaborazione al fine di discutere ed esaminare le diverse proposte di patto concorrenti tra loro». Vista la complessità del territorio capitolino è un aspetto importante questo tener conto «del consenso più ampio tra gli interessati dopo pubblica discussione, prescindendo da formule strettamente competitive». «Le procedure di democrazia partecipativa», sottolineano i redattori del Regolamento, «si saldano con quelle dell’amministrazione condivisa». Peculiare, quindi, è «il rapporto tra Ufficio per l’amministrazione condivisa e organi di indirizzo politico amministrativo».
Infine, si segnala l’uso della comunicazione non solo per la diffusione d’informazioni, ma con «lo scopo di rinsaldare la rete dei soggetti attivi, promuovere il coinvolgimento dei cittadini e promuovere lo scambio di esperienze».
Tutto molto interessante, ma le condizioni di depressione in cui vive la città e i suoi cittadini, riusciranno a permettere la percezione di quanto sia importante praticare “un’amministrazione condivisa”?

Lanciata anche una petizione, che, però, non decolla

A giugno, ad esempio, attraverso la piattaforma change.org è stata lanciata una petizione perché Il Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni ideato e realizzato da Labsus, sia adottato anche a Roma:  «Chiediamo a tutti i cittadini e ai soggetti politici che si candidano ad amministrare la Capitale di sostenere questa petizione affinché anche a Roma i cittadini possano prendersi cura dei beni comuni insieme con gli altri cittadini e con l’amministrazione». «La bozza di Regolamento è pronta», si legge, «la Giunta e il Consiglio devono solo approvarla».

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La distanza dalle periferie abbandonate provoca uno scetticismo che fa fatica ad essere vinto?

E per sollecitare le firme si precisa: «l’introduzione dell’amministrazione condivisa in una città come Roma non riguarda soltanto la Giunta, i consiglieri, l’amministrazione. I nostri veri referenti sono i cittadini, perché se ai romani fosse finalmente consentito di prendersi cura della propria città tutti vivremmo meglio. La nostra esperienza dimostra infatti che l’amministrazione condivisa non soltanto migliora la qualità della vita urbana, ma soprattutto aiuta a ri-costruire le comunità locali, produce capitale sociale, facilita l’integrazione fra le generazioni e fra i gruppi etnici. In una parola, produce fiducia e dà speranza nel futuro».
Ma il numero di firme è lontano dai mille. Pochine. Sarà solo perché lo strumento informatico è ancora poco diffuso tra i cittadini o anche perché tra le storiche vie della capitale eterna e le periferie abbandonate da tempo circola uno scetticismo che fa fatica ad essere vinto?

ROMA CITTÀ CONDIVISA: È ANCORA UTOPIA?

ROMA CITTÀ CONDIVISA: È ANCORA UTOPIA?