DOPO LA PANDEMIA: PIÙ STATO E PIÙ VOLONTARIATO

Un ebook gratuito risponde alla domanda: quale intervento pubblico per uscire dalla crisi? Le priorità sono welfare, sanità, sviluppo sostenibile

di Redazione

È finita l’era del neoliberismo e del mito del mercato? Si apre una nuova stagione che rivaluta il ruolo dello Stato in alcuni ambiti della vita sociale? E il Terzo settore, come si colloca in questo cambiamento? Ne sarà protagonista o lo subirà? Se ne è discusso il 9 luglio scorso con Marco Musella e Giulio Marcon in un incontro dal titolo. “Quale intervento pubblico dopo la pandemia: il ruolo dei volontari e del terzo settore”, all’interno del ciclo di seminari “Futuro Prossimo” organizzati dal Centro Studi, Ricerca e Documentazione sul Volontariato e il Terzo Settore del CSV Lazio. Da quell’incontro è nato l’instant book, che si può scaricare gratuitamente a questo link.

Marco Musella è professore ordinario di Economia politica e di Scienze politiche presso l’Università degli studi di Napoli “Federico II”; è membro del comitato scientifico di numeroseriviste di economia, è stato anche preside della Facoltà di Scienze politiche. È, altresì, presidente di Iris Network, il network di istituti di ricerca sull’impresa sociale. Giulio Marcon è laureato in filosofia, ha dato vita alla campagna “Sbilanciamoci!” ed è stato segretario generale per l’Italia del Servizio Civile Internazionale. Ha insegnato nelle Università di Cosenza e Urbino e ha fondato, con Goffredo Fofi, le Edizione
dell’Asino, che promuovono, dal 2010, il Salone dell’editoria che si tiene a Roma ogni anno.

Secondo Musella, tra le conseguenze della crisi determinata dal Covid c’è stato «il crollo
delle idee su come debbano funzionare il mondo, l’economia, la politica, ispirate all’ideologia neoliberista e al concetto di fondo per cui lo Stato dovesse limitarsi a poche questioni di matrice economica. Nel giro di poche settimane, questo castello di teorie,
che ci impedivano di guardare ad un intervento dello Stato nell’economia e nella società un po’ più attento alla realizzazione di obiettivi di benessere sociale, è stato demolito e si sono aperti nuovi scenari, che riguardano anche il Terzo Settore».

Concorda anche Giulio Marcon, che sostiene la necessità di adottare una strategia di fondo «basata sul rafforzamento dell’intervento pubblico, della sanità pubblica e del welfare, intesi non solo come diritto costituzionale, ma anche come un investimento: i soldi investiti in sanità e in welfare sono soldi che creano posti di lavoro nel pubblico e nel Terzo Settore, sono opportunità per le imprese, fanno crescere il Pil, hanno un effetto benefico sull’economia del nostro Paese». Dunque i settori strategici su cui investire per il futuro sono il sociale, la sanità, la sostenibilità ambientale, le infrastrutture.

Tutto questo, però, interpella il Terzo settore e pone la domanda attorno a cui ruota l’ebook: qual è il suo ruolo?

Da una parte abbiamo un Terzo settore che nel tempo ha perso quella capacità di critica e di denuncia che Monsignor Nervo e Luciano Tavazza ritenevano essenziali, e che è rimasto prigioniero delle regole e dei lacci e lacciuoli su cui il rapporto con la Pubblica Amministrazione lo schiaccia; dall’altra abbiamo una Pubblica Amministrazione non adeguatamente preparata, che tende più ad “usare” il terzo Settore, magari per risparmiare,  che non a coinvolgerlo in processi partecipativi e decisionali.

In questo momento, in cui tra l’altro ci sono risorse da spendere, volontariato e Terzo settore non possono rinunciare a prendere la parola e a rivendicare il proprio ruolo nella co-progettazione con la Pubblica Amministrazione. Ma proprio per questo devono ritrovare la propria forza propositiva, sulla quale si basa il ruolo politico.

Leggi anche Il “come”, non solo il “cosa”. Lavorare insieme per uscire dalla crisi.

 

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