ROMA. RIAPRIRÀ ONCOLOGIA PEDIATRICA AL POLICLINICO UMBERTO I ?

Se lo chiedono le associazioni, che attendono una risposta che non arriva. L'associazione Amici di Marco D'Andrea ha scritto a Zingaretti...

di Paola Springhetti

Alla fine di febbraio, il Reparto di Oncologia Pediatrica del Policlinico Umberto I di Roma – una struttura con una decina di posti letto, che ha ospitato migliaia di bambini oncologici provenienti da ogni parte d’Italia e dall’estero – è stata chiusa per sospetto Covid-19: il personale medico e infermieristico è stato dislocato in altri reparti e i pazienti sono stati indirizzati al Bambino Gesù. Riaprirà?

associazione Marco D'Andrea
Un merenda per i piccoli pazienti, organizzata dall’associazione Marco D’Andrea

Nei giorni scorsi Anna Maria Festa, presidente dell’associazione di volontariato Amici di Marco D’Andrea, ha scritto una lettera, anche a nome delle associazioni Alti-Io domani, e Mary Poppins, da tempo e con ruoli diversi presenti nel reparto.

La lettera è indirizzata al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, per chiedere una risposta alla domanda.

«Tutto tace, sia per i ricoveri di bambini ammalati di tumore, sia per eventuale disponibilità del Reparto stesso ad accogliere bambini soggetti a terapie pediatriche», si legge nel testo. «Ci è sembrato doveroso darLe questa notizia che rasenta un episodio di malasanità e di totale disinformazione verso chi come il Terzo Settore ha un ruolo fondamentale ed essenziale nella quotidianità ospedaliera».

La mancanza di dialogo

Il problema vero, spiega Anna Maria Festa, «non è la chiusura del reparto, ma la non disponibilità, da parte della struttura, a dialogare. Se dicessero: “non abbiamo numeri per l’oncologia, apriamo come reparto di pediatria generale…” per noi andrebbe bene. Cambieremmo anche lo statuto, ci adegueremmo alla realtà. Ma il problema è la mancanza di dialogo: ripetute richieste di incontro con la direzione generale, non hanno avuto risposta». La lettera quindi, è solo un’ulteriore mossa per cercare di aprire questo dialogo, più volte cercato. «Perché», continua, «se mi metto nei panni dei nostri interlocutori, posso capire il disagio, la complessità della gestione, la complessità di una macchina come quella del Policlinico, e quindi anche il dover tirar su una corazza per difendere le proprie competenze, il proprio lavoro. Ma una risposta, ci spetta».

Il problema

Il reparto è stato chiuso per l’emergenza Covid, ma il problema esisteva già prima, «tant’è vero che a ottobre abbiamo avuto un incontro con l’assessore D’Amato. Il quale ci ha detto che c’erano difficoltà oggettive, perché i bambini erano pochi. Ma perché quei pochi non possono essere gestiti in quel reparto, che lo ha sempre fatto e ha molti ex pazienti che continuano a venire per fare controlli eccetera? Perché mandarli al Bambin Gesù? Perché la Regione Lazio deve pagare un’istituzione privata, quando gode di un’istituzione pubblica che lei stesso ha creato?», si chiede Festa.

associazione Marco D'Andrea
Attività nel reparto di oncologia pediatrica dell’Umberto I

I piccoli pazienti a cui è stato cambiato il luogo di riferimento per le cure, e le loro famiglie scrivono all’associazione lamentando il disagio di dover ricominciare da capo, ricostruendosi un percorso. Perché «un malato oncologico, durante la terapia, stabilisce un rapporto di fiducia con il suo medico, che diventa il punto di riferimento. Così è per le famiglie, per i bambini. Cambiare è un trauma. È vero che il Bambin Gesù è un’eccellenza europea, ma quello che noi chiediamo non è sconfessarlo, ma far camminare in parallelo l’altro, cioè il policlinico Umberto I».

Il ruolo del volontariato

L’associazione di volontariato Amici di Marco D’Andrea si occupa di accoglienza e sostegno ai bambini affetti da patologie tumorali, ricoverati presso il reparto di Oncologia Pediatrica dell’Ospedale Policlinico Umberto I di Roma ed alle loro famiglie. Organizza momenti di gioco e di socializzazione per i piccoli pazienti e per i genitori, ai quali offre sostegno per le difficoltà – anche economiche – che possono nascere dal prolungato allontanamento da casa.
«Noi vogliamo continuare per i bambini, per qualunque bambino esso sia, perché un bambino ricoverato subisce comunque un trauma, anche solo per un’operazione alle tonsille» spiega la presidente. «La separazione è un trauma in quanto tale. Ma se offriamo un ambiente accogliente, dove si può giocare, dove c’è qualcuno che ti accoglie, che offre un caffè alla mamma… allora tutto diventa più facile. I medici sono la base fondamentale del reparto, ma c’è tutto un contorno di accoglienza che dà, a chi deve vivere una difficoltà, la possibilità di affrontarla in modo meno drammatico…».

Anna Maria Festa ha scritto, oltre che a Zingaretti, anche all’assessore alla Sanità Alessio D’Amato e ad altri, chiedendo di avere risposte. «Il reparto riaprirà? Come? Siamo disponibili ad accettare qualunque scelta, che sia per il bene dei bambini. Ma ci dicano perché il reparto non riapre, quando ormai la situazione Covid si è tranquillizzata». È il silenzio, che pesa.

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