
SENIOR COHOUSING, TRA GLI ANZIANI «ENTUSIASMO INASPETTATO»
Il Festival del Cohousing fa tappa a Sanidays con un confronto tra amministrazione capitolina e Terzo settore su terza età, solitudine e nuove forme del vivere insieme. La capitale terza città italiana per popolazione anziana. L’assessora alle Politiche sociali, Funari: «Necessaria una riflessione condivisa, partecipata, co-progettata e co-programmata»
29 Maggio 2026
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Amministrazione comunale e Terzo settore a confronto per riflettere su quanto fatto finora e quanto ancora da fare in tema di senior co-housing: una forma dell’abitare che vede la convivenza come scelta per vivere in compagnia le ultime stagioni della vita, combattendo la solitudine e affrontando insieme le difficoltà quotidiane. Lo scorso 21 maggio il Festival del Cohousing promosso dall’assessorato capitolino alle Politiche sociali e alla Salute ha fatto tappa a Sanidays, l’evento dedicato alla salute, alla prevenzione e al benessere, che si è concluso il 23 maggio nella Capitale. «È dal giorno dell’inaugurazione del Festival, il 31 marzo all’Auditorium, che stiamo camminando lungo le strade della nostra città, incontrando anziani, servizi, associazioni», ha esordito l’assessora alle Politiche sociali e alla Salute, Barbara Funari, in apertura dei lavori, spiegando poi come questo percorso vada fatto insieme a «coloro che i servizi li abitano, come i protagonisti del Terzo settore nella nostra città». E ha aggiunto come anche sulla questione cohousing, al pari che su altri temi riguardanti il welfare cittadino, per l’amministrazione capitolina sia necessario portare avanti «una riflessione il più possibile condivisa, partecipata, co-progettata e co-programmata».
Francesca Danese (Forum Terzo Settore Lazio): «Quale destinazione migliore del cohousing per i beni confiscati?»
Sulla necessità di condurre interventi basati su un «rapporto paritario», con la Pubblica Amministrazione, si è soffermata, invece, la presidente del Forum Terzo settore Lazio, Francesca Danese, ricordando l’importanza della co-programmazione oltre che della co-progettazione. «Se riuscissimo a co-programmare un intervento straordinario su questo tema sarebbe un beneficio per la città e per l’intero Terzo settore», ha osservato. Danese ha ricordato poi l’invecchiamento della popolazione romana con la perdita delle reti sociali che questo processo comporta, e con il risultato che a volte, come raccontano le cronache, le persone anziane si trovano a morire da sole, senza il conforto di nessuno. Rispetto all’emergenza abitativa, che non risparmia i cittadini senior, una soluzione possibile sarebbe quella di utilizzare i beni confiscati alla criminalità organizzata. «Ci sono molti beni che attendono di essere presi in carico e avere una destinazione», ha sottolineato Danese. «E quale destinazione migliore di quella del cohousing? Perché accanto a chi ha case grandi e vuote, ci sono anche quelli in povertà assoluta: persone che con le pensioni minime non riescono a pagare l’affitto».

Mario G. De Luca (Csv Lazio): «Manteniamo alta l’attenzione per non smarrire l’interesse»
Il patrimonio di esperienze e competenze maturato nel corso degli anni dalle organizzazioni civiche può risultare prezioso nella messa a punto delle nuove forme di coabitazione. Lo ha messo in evidenza il presidente di CSV Lazio, Mario German De Luca, richiamando la storia di tante associazioni per l’assistenza alle persone anziane o composte da genitori di persone con disabilità che hanno lavorato sul durante e dopo di noi. «Basta pensare all’esperienza di Anffas e Sant’Egidio, ma anche a un’iniziativa nata nel Municipio III, dove l’ente pubblico ha realizzato un processo di coabitazione coinvolgendo Asl e Terzo settore e mettendo a disposizione un’esperienza di mediazione per gestire le relazioni». Convivere, infatti, non è un atto automatico, ed esistono componenti personali che possono determinare la buona o la cattiva riuscita del processo. «Non basta trovare le persone e metterle insieme, sperando che tutto funzioni magicamente», ha precisato De Luca. «Occorre una funzione pubblica che supporti un processo di autonomia e vita indipendente». La cosa che si è rivelata più sorprendente è stata, però, la disponibilità mostrata dagli anziani a intraprendere questo percorso di convivenza. «Pensavamo che prevalesse lo scetticismo, e invece abbiamo visto che l’idea del cohousing genera un entusiasmo inaspettato nei confronti della possibilità di stabilire nuove amicizie e relazioni, acquisendo nuove competenze», ha detto ancora il presidente del Csv Lazio. «Ora è necessario mantenere alta l’attenzione affinché questo interesse non vada smarrito».
Mondo cooperativo: «Sull’abitare serve un welfare costruito dal basso»
All’incontro hanno preso parte anche alcuni rappresentanti del mondo cooperativo, evidenziando come il problema dell’abitare a Roma sia strutturale e trasversale. «Il welfare calato dall’alto non esiste più», ha chiarito Valentina Fabbri di Federsolidarietà Lazio. «Serve un welfare comunitario, costruito dal basso, che aiuti le persone a recuperare le relazioni». Sulla fatica culturale del convivere ha insistito, invece, Anna Vettigli di Legacoopsociali: «Non è un processo spontaneo, va accompagnato», ha spiegato. «Serve mediazione, serve creare una cultura dello stare insieme». Da parte sua, Marco Olivieri presidente di AGCI Lazio, ha ricordato che la cooperazione ha una storia lunga sulle questioni dell’abitare: interi quartieri di Roma sono nati dalle cooperative che hanno costruito case per lavoratori e categorie meno abbienti. Quel patrimonio di esperienza, ha sottolineato, va messo a disposizione anche oggi: «Dobbiamo partire dallo sviluppo della comunità nel suo insieme», ha concluso rivendicando la competenza del Terzo settore nell’accompagnare i percorsi sociali.
Festival del Cohousing: non un convegno specialistico, ma un’operazione culturale
«Il Festival del Cohousing non è un convegno specialistico sul welfare, ma un’operazione culturale per far conoscere questa forma dell’abitare», ha concluso l’assessora Funari, sottolineando l’importanza di avere avuto ospiti del calibro dello scrittore Erri De Luca e dello psicoanalista Massimo Recalcati ad arricchire e stimolare il dibattito. «In queste settimane abbiamo ricevuto numerosissime richieste di informazioni da persone potenzialmente interessate a intraprendere l’esperienza», ha aggiunto. Del resto gli stessi numeri parlano di una realtà che necessità di ae nuove formule: in Italia gli over 65 sono già il 22% della popolazione e la quota è destinata a crescere nei prossimi anni. Inoltre, più di un terzo degli ultrasessantacinquenni vive solo, spesso con pensioni insufficienti a coprire le spese correnti e i costi di assistenza. A Roma, terza città italiana per popolazione anziana, la struttura urbana dispersa e le reti di vicinato indebolite rendono il fenomeno ancora più acuto. Tra l’età attiva e quella della non autosufficienza si apre, dunque, una stagione dove è possibile ricominciare all’insegna della sperimentazione, trovando nel cohousing un modo per ricostruire legami e relazioni e, al tempo stesso, una soluzione pratica alle difficoltà della vita quotidiana. Un modo di aiutarsi a vicenda, insomma, diventando protagonisti di una rivoluzione sociale e culturale a cui molti, in questi giorni, stanno guardando con interesse.






