
ROMA TROPICALE, ALESSANDRINO MAGLIA NERA DELLA CAPITALE. LEGAMBIENTE: «NON È CALDO, È CRISI CLIMATICA»
Ha fatto tappa a Roma la campagna di Legambiente “Che caldo che fa!”. contro la cooling poverty. A Roma Est meno verde e temperature del suolo superiori rispetto al resto della Capitale, ma la situazione è rovente ovunque. Aumentano le ondate di calore e le notti tropicali, con 835 decessi dovuti al caldo lo scorso anno. Per l’associazione ambientalista bene il Piano Caldo del Comune, ma si dia subito concretezza agli interventi
17 Luglio 2026
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Fa caldo. Non si parla d’altro in questi giorni e non perché non ci sono più le mezze stagioni, signora mia, ma perché l’incremento delle temperature, l’asfalto rovente durante il giorno e le notti tropicali mettono i cittadini alle corde. Non tutti allo stesso modo, però. Lo dice a chiare lettere la campagna Che caldo che fa! Contro la cooling poverty: città + fresche, città + giuste, che Legambiente sta portando in giro per l’Italia e che lo scorso 14 luglio è sbarcata nella Capitale, mettendo sotto la lente il quartiere Alessandrino che, con una temperatura media diurna del suolo superiore ai 45 gradi negli ultimi dieci anni, si è intestato la maglia nera. Grazie ai suoi 35mila abitanti distribuiti su 3,7 chilometri quadrati, il quartiere risulta tra i più densamente abitati della città, ma soprattutto presenta pochi alberi e poca cura del verde urbano. Quello che emerge dalla campagna, però, è che le ondate di calore non colpiscono in maniera uniforme la popolazione, e i quartieri a basso reddito come l’Alessandrino e l’intero quadrante Est soffrono più degli altri la mancanza di parchi e la minore presenza di soluzioni di raffrescamento all’interno delle abitazioni.
Quartiere Alessandrino maglia nera
«Le recenti ondate di calore mostrano che la cooling poverty è una sfida sempre più urgente. Nell’ambito della campagna “Che Caldo Che Fa”, abbiamo analizzato il territorio di Roma per individuare le aree più vulnerabili al fenomeno della povertà energetica, integrando dati sugli edifici e sulle condizioni economiche delle famiglie», spiega Emanuele Cocchi, ricercatore RSE Gruppo di Ricerca Uso Efficiente dell’Energia, partner tecnico di Legambiente nell’iniziativa. «Il quartiere Alessandrino emerge come uno dei casi più significativi. L’obiettivo è fornire uno strumento di lettura del territorio che consenta di identificare le aree maggiormente esposte al fenomeno e comprenderne le cause». Con una termocamera a infrarossi, i volontari di Legambiente hanno monitorato 53 punti tra servizi e strutture del quartiere: il 70% risulta direttamente esposto al sole nelle ore centrali della giornata, e le fontanelle censite sono solo sette. Alla fermata dell’autobus, senza pensilina, l’asfalto tocca quasi 60 gradi per scendere a circa 30 dove arriva l’ombra. Davanti alla scuola Marconi, attualmente utilizzata come centro estivo, si passa dai 56 gradi al sole ai 40 all’ombra. Nel parco di via del Campo, abbandonato e con giochi smontati mai rimossi, il terreno secco arriva a 50 gradi, esattamente come l’asfalto, mentre al parco Bonafede la pavimentazione dell’area fitness supera i 74 gradi, diventando nei fatti inutilizzabile. Anche la fontanella dell’Acquedotto Alessandrino, il punto più fresco del quartiere con 25 gradi, è resa poco praticabile da ristagni e fango, segnalandosi come un potenziale rifugio climatico lasciato all’incuria.
Più notti tropicali e 835 decessi per il caldo nel 2025
Ma se Sparta piange Atene non ride. E su questo i dati raccolti da Legambiente non lasciano dubbi. Dal 2015 al 2025 l’80% dei quartieri romani, 124 su 155, ha registrato in estate una temperatura media diurna al suolo tra i 40 e i 45 gradi e un altro 12% ha superato i 45. Solo l’8% è rimasto sotto questa soglia. Inoltre, dal 1960, la temperatura media a Roma è salita di 2,66 gradi, portando con sé ondate di calore, isole di calore e aumento degli eventi meteo estremi, fenomeno quest’ultimo su cui Roma detiene il primato italiano con 93 episodi censiti tra il 1993 e il 2025dall’Osservatorio Città Clima di Legambiente. Aumentano contestualmente anche le notti tropicali, quelle in cui la temperatura minima non scende sotto i 20 gradi, che sono state 113 nel 2025. E sempre lo scorso anno il caldo è stato la causa di 835 decessi in città. «La mancanza di ombra o di superfici riflettenti», commentano MariaTeresa Imparato responsabile giustizia climatica di Legambiente e Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio, «può far persistere temperature elevate anche nelle ore serali, contribuendo alla formazione delle cosiddette notti tropicali, sempre più frequenti in diverse città a causa dell’aumento delle temperature e dell’umidità. Per questo con la campagna “Che Caldo che fa” chiediamo al Governo Meloni e al sindaco Gualtieri interventi concreti e mirati per contrastare la crisi climatica e la cooling poverty. In particolare, all’esecutivo chiediamo, in primis, di stanziare i fondi necessari per rendere operativo il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, oggi totalmente scomparso dall’agenda politica insieme al tema della crisi climatica, e di definire un piano nazione sui rifugi climatici nelle città prendendo come esempio l’esperienza avviata a Barcellona».
Le richieste di Legambiente a Comune e Regione
«Non è caldo, è crisi climatica», affermano i promotori della campagna, indirizzando al sindaco Roberto Gualtieri otto proposte territoriali, che intrecciano interventi sul suolo e sulla gestione del verde esistente. Si chiede innanzitutto di aumentare le operazioni di depaving e rigenerazione dei suoli urbani, e di rafforzare il ruolo dell’Ufficio clima del Comune di Roma. A questo si aggiungono la creazione di una rete di attraversamenti pedonali ombreggiati, l’aumento dell’albedo degli edifici pubblici e un piano straordinario di manutenzione del patrimonio arboreo esistente perché, come mostra il caso del parco di via del Campo, anche il verde, se abbandonato, smette di fare la sua funzione. Completano il pacchetto, l’affidamento della cura delle nuove alberature alla cittadinanza, il potenziamento della mobilità sostenibile e l’ampliamento della rete delle aree blu. A questo riguardo al presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, viene chiesto di far nascere Parco Fluviale lungo il Tevere, che valorizzi anche il reticolo idrico secondario, come laghi e fossi, riconoscendolo come parte integrante della rete ecologica cittadina.
Il Piano Caldo di Roma Capitale
Del resto, lo scorso 2 luglio, alcuni giorni prima che la campagna di Legambiente toccasse la città, Roma Capitale ha presentato il suo Piano Caldo, che il sindaco Gualtieri ha definito la prima vera strategia in Italia contro l’impatto delle temperature estreme: «Ridurre il caldo nelle città è infatti possibile», ha dichiarato in quell’occasione: «nelle strade o piazze oggi asfaltate si possono ridurre le temperature percepite anche di 10 gradi, con interventi di depavimentazione, messa a dimora di alberi e creazione di spazi ombreggiati e irrigati». Nello specifico, oltre al supporto alle persone fragili, il Piano prevede 30 misure lungo 10 linee di azione, con un investimento di 50 milioni di euro in cinque anni per verde, depavimentazione, acqua e ombreggiamento. Tra le novità annunciate, una mappa online dei rifugi climatici cittadini, oggi 178 al chiuso e 482 all’aperto tra biblioteche, centri anziani, musei gratuiti e parchi ombreggiati. Tra i risultati già raggiunti, invece, il sindaco ha rivendicato 38mila alberi piantati dal 2022, 187 ettari di verde in più dal 2021, quasi 44.500 metri quadri di suolo depavimentato dal 2024 a oggi. «Bene il Piano Caldo annunciato da Roma ma si dia subito concretezza e operatività agli interventi», ha commentato Legambiente.






