AMBULATORIO POPOLARE DI ROMA EST. AL QUARTICCIOLO LA SALUTE È UNA QUESTIONE POLITICA

Nato ufficialmente nel 2022 dopo le prime sperimentazioni durante la pandemia, l’Ambulatorio rappresenta un presidio che porta avanti contemporaneamente attività clinica e vertenza politica. Settanta i professionisti e le professioniste coinvolti, tra cui molti psicologi. In partenza una campagna sulla salute mentale

di Antonella Patete

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Sabato mattina, Roma Est, ore 12. Le strade del Quarticciolo sono quasi deserte, assediate dal sole rovente di un’estate prematura. A qualche decina di metri da Via Palmiro Togliatti, su Via Ostuni, uno striscione annuncia l’Ambulatorio Popolare di Roma Est. Una signora bionda rimprovera un gruppetto di adolescenti, che non replicano, per aver abbandonato una busta di immondizia sul bordo del marciapiede, e poi indica il corridoio in mezzo ai lotti che conduce all’Ambulatorio. Un’esperienza, come altre nella capitale, germogliata durante la pandemia, quando è diventato lampante che il Covid non colpiva i quartieri della città allo stesso modo. E che a pagare il conto più alto erano, naturalmente, le periferie più povere. «In quell’occasione le varie associazioni di mutuo soccorso, che facevano distribuzione di pacchi alimentari, si resero conto della presenza di un forte disagio psicologico», spiega lo psichiatra e psicoterapeuta Francesco De Michele, da oltre tre anni attivista all’interno dell’Ambulatorio. «Perché un conto è fare la quarantena in 120 metri quadrati a Montesacro e un altro conto è farla in 40 mq, in sei persone, al Quarticciolo».

Quella dell’Ambulatorio Popolare di Roma est è una storia che nasce con la pandemia

Da questa consapevolezza è nato un servizio di supporto psicologico telefonico, che non è finito con la pandemia. Perché il Covid ha avuto il merito di accendere i riflettori su una realtà sotto gli occhi di tutti, ma al tempo stesso invisibile: le diseguaglianze di salute riflettono le diseguaglianze sociali e di questa situazione il Quarticciolo rappresenta lo specchio perfetto. «Poiché l’emergenza salute mentale non terminava con la fine dell’emergenza pandemica è stato strutturato un servizio di ascolto psicologico in presenza e, dopo un grande lavoro d’inchiesta nel quartiere, nel giugno del 2022 si è formalmente costituito l’Ambulatorio», racconta De Michele. Poi a novembre si è aggiunto lo sportello di medicina generale, a gennaio 2023 lo sportello nutrizione, a gennaio 2025 il servizio pediatria e presto sarà disponibile anche quello di ginecologia. Nel frattempo, dopo qualche giro tra le diverse strutture dell’area, a inizio 2025 l’Ambulatorio ha trovato casa nell’ex locale caldaie di uno dei lotti del quartiere, prima sede dell’ormai famosa Palestra popolare del Quarticciolo.

Attività clinica, sperimentazione, battaglia politica e ascolto

Oggi l’Ambulatorio Popolare di Roma Est è aperto due giorni a settimana ad accesso libero, il mercoledì e il sabato, dalle 10.00 alle 13.00, ma funziona anche su appuntamento. Vi ruotano, a titolo completamente gratuito, una settantina di professioniste e professionisti tra psicologi, psichiatri, medici di varie discipline, progettisti e amministrativi. «Il nostro obiettivo non è quello di colmare i buchi del servizio sanitario nazionale progressivamente definanziato negli ultimi anni, ma quello di affiancare, all’attività clinica, l’attività politica di vertenza e la sperimentazione di nuovi servizi non contemplati dalla sanità pubblica, come l’attenzione agli aspetti psicologici e nutrizionali», prosegue lo psichiatra. E poi, cosa forse ancora più importante, l’Ambulatorio fa dell’ascolto l’elemento centrale. Sono tanti, infatti, quelli che vengono qui perché non si sentono ascoltati da nessuno, a volte semplicemente per farsi spiegare le prescrizioni del medico di medicina generale o perché non riescono a prenotare una visita medica. A cercare di fornire una risposta a tutte le diverse esigenze sono le attiviste e gli attivisti, divisi in vari gruppi: gruppo medicina, gruppo psicologia, gruppo nutrizione, gruppo vertenza, gruppo segreteria e gruppo inchiesta, che fin dall’inizio ha condotto indagini per comprendere le condizioni di salute del quartiere e le necessità dei sui abitanti.

Più patologie croniche, minore cura e prevenzione

Un’inchiesta realizzata nell’ultimo anno insieme al Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio documenta l’eccesso di ospedalizzazione e utilizzo del pronto soccorso nelle periferie urbane più vulnerabili, ma anche una maggiore prevalenza di patologie croniche e un accesso ridotto ai percorsi di prevenzione e cura. In particolare, i dati epidemiologici confermano per gli abitanti del Quarticciolo un rischio di morbosità e mortalità legate a patologie croniche – come malattie cardiovascolari, BPCO (Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva) e diabete – quattro volte superiore rispetto ai quartieri limitrofi. Inoltre, uno screening condotto su un campione ridotto di 22 persone ha evidenziato la presenza di ipertensione non adeguatamente controllata e l’assenza di un regolare percorso di follow-up, oltre a rilevanti criticità abitative. «Le evidenze raccolte costituiscono una base concreta per sostenere la necessità di un maggiore investimento pubblico in prevenzione primaria e medicina di prossimità in linea con quanto previsto dalla normativa vigente sull’assistenza territoriale (DM 77/2022), e per promuovere politiche sanitarie che tengano conto dei determinanti sociali e ambientali della salute, con l’obiettivo di ridurre efficacemente le disuguaglianze tra quartieri della stessa città», è il commento degli attivisti.

Disagio psichico, patologie psichiatriche e uso di psicofarmaci

Non vanno meglio le cose sul fronte del disagio psichico e le patologie psichiatriche, accentuate da condizioni di marginalità sociale, povertà materiale e instabilità lavorativa e abitativa. Anche in questo caso a confermarlo è un’inchiesta appena conclusa. Che dimostra, come per le patologie croniche, segnali di maggiore fragilità del Quarticciolo rispetto alla media romana e a quella degli altri quartieri del quadrante Est. Lo studio rileva, infatti, un’incidenza più alta di disturbi come ansia e depressione, ma soprattutto un maggiore utilizzo di farmaci psichiatrici. In particolare, il consumo di antipsicotici al Quarticciolo risulta marcatamente superiore rispetto al resto della città, mentre anche l’uso di antidepressivi appare più diffuso. Inoltre, tra aprile 2025 e aprile 2026, 69 persone hanno contattato l’Ambulatorio per problemi di salute mentale, di cui diversi già in carico o in lista di attesa presso un Centro di Salute Mentale. «Il paradosso è che molti ci vengono inviati dagli stessi Csm che non riescono a prendersene carico per via del definanziamento cronico della salute mentale», sottolinea De Michele. «Nel Lazio, in questo momento, la spesa non supera il 3,5% della spesa sanitaria globale a fronte del 5% che costituirebbe la soglia minima accettabile. Basti pensare che in Germania quella soglia è del 13%, in Francia del 15% e in Svezia del 17%».

La mobilitazione per la salute mentale parte da Roma Est

È anche per questo che è nato il servizio gratuito di ascolto, supporto e psicoterapia breve PsicoLac, che da ottobre a oggi ha registrato oltre 80 primi accessi. Ma è una goccia nel mare del disagio e dei cosiddetti disturbi emotivi comuni – come ansia, attacchi di panico, depressione – che se non adeguatamente seguiti rischiano di sfociare in patologie più gravi. Così il 16 maggio è stata organizzata a una tavola rotonda sulla salute mentale in borgata, a cui sono state invitate le organizzazioni civiche e le istituzioni, «che non si sono degnate neppure di fornirci una risposta di circostanza», puntualizza lo psichiatra. Quello di maggio, però, è solo il primo appuntamento di una battaglia che le attiviste e gli attivisti dell’Ambulatorio Popolare di Roma Est non hanno intenzione di lasciar cadere. L’idea è quella di creare un gruppo dedicato che crei rumore intorno al tema e organizzi una grande manifestazione pubblica in autunno per richiamare l’attenzione della città su una questione affrontata dallo stesso DM 77/2022 che, almeno su carta, prevede l’integrazione della salute mentale nell’assistenza territoriale di prossimità, anche attraverso il raccordo tra Case della Comunità e i Dipartimenti di Salute Mentale. Tra le istanze c’è l’attenzione alle determinanti sociali nella salute mentale e tra le richieste anche quella di entrare nella Consulta Permanente della Regione Lazio per la Salute Mentale per avere maggiore peso politico. «Ci vuole molta fantasia a portare avanti una vertenza», conclude De Michele, ma l’estate è lunga e l’inverno ancor di più «e qualcosa sicuramente ci inventeremo».

 

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