QUANTO CORAGGIO, NELLE SETTE OPERE DI MISERICORDIA

In una collana di libri della Emi una rilettura di un insegnamento della Chiesa tradizionale. Ma non troppo

di Paola Springhetti

«Il salario dei lavoratori che hanno mietuto le vostre terre, e che voi non avete pagato, grida, e le proteste dei mietitori sono giunte alle orecchie del Signore onnipotente», si legge nel Nuovo Testamento (Lettera di Giacomo, 5, 4).
Passaggi come questi danno spessore a quelle indicazioni per una “vita buona” che la tradizione della Chiesa ha condensato in formule brevi e facilmente memorizzabili, ma che racchiudono contenuti articolati.
È il caso delle cosiddette Sette opere di misericordia, che la maggior parte di noi ha seppellito tra i ricordi d’infanzia, quando venivano insegnate al catechismo, e mai più ripescate, anche grazie alla formulazione un po’ antiquata. Ma che oggi vengono riscoperte grazie al Giubileo straordinario della Misericordia.
Sette opere di misericordiaLa casa editrice Emi ha dedicato loro una collana: volumetti agili, ma densi, anche perché scritti da autori noti per l’originalità e a volte il coraggio della loro riflessione. Le opere di misericordia in realtà non sono sette, ma quattordici: sette “materiali” (dar da mangiare agli affamati; dar da bere agli assetati; vestire gli ignudi; alloggiare i pellegrini; visitare gli infermi; visitare i carcerati; seppellire i morti) e sette “spirituali” (consigliare i dubbiosi; insegnare agli ignoranti; ammonire i peccatori; consolare gli afflitti; perdonare le offese; sopportare pazientemente le persone moleste; pregare Dio per i vivi e per i morti). E propongono temi di sconcertante attualità, da “alloggiare i pellegrini” a “sopportare le persone moleste”.
Fra i volumi fino ad ora pubblicati c’è ad esempio “Dar da mangiare. Dar da bere” di Victor Manuel Fernandez, che è uno dei più stretti collaboratori di Papa Francesco e che imposta il suo testo attorno all’idea che la carità è un atto di giustizia e che fondamentale è ridare ai poveri, insieme ai diritti, la dignità.
Già l’apostolo Paolo – che nella prima Lettera ai Corinzi ci fa capire quanto fosse profonda la divisione tra ricchi e poveri nella comunità greca – ha posto il tema del “dar da mangiare” ai poveri come una questione essenziale e qualificante per la prima Chiesa. Ma nel Vangelo di Luca leggiamo che in realtà  «non si tratta di dar da mangiare a un povero, ma di considerarlo degno di prender parte a un banchetto» (Lc. 14,12-14).
È così – dando dignità e quindi parola ai poveri – che si ricostruisce una Chiesa dal basso, accogliente, capace di perdonare e di insegnare a perdonare (perché il perdono fa diventare più liberi e felici, sostiene Guy Gilbert in “Perdonare le offese”), impegnata per la giustizia.
E con molte cose da dire, perché «nell’epoca in cui il sapere è a disposizione di tutti, quasi più nessuno “conosce” in verità niente. Insomma: sappiamo molto, ma non conosciamo quasi più nulla»(Armando Matteo, “Insegnare agli ignoranti”).

 

 

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Collana “Fare Misericordia”
Emi 2015
€ 7,00 – pp. 60 ogni volume

QUANTO CORAGGIO, NELLE SETTE OPERE DI MISERICORDIA

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