MEMORIA. NON CI SIANO STERMINI DIMENTICATI

Come ogni anno, il 27 gennaio, si tiene a Roma la fiaccolata per gli Stermini Dimenticati. Di Veroli: «Il rischio è non attualizzare tutto questo. Abbiamo uno scenario mondiale che fa paura. Per questo è importante fare memoria. Affinchè il sangue versato e la Costituzione che ne è stato il frutto non possano essere banalizzati da tante correnti politiche che cercano il revisionismo».

di Maurizio Ermisino

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«…prima di tutto vennero a prendere i disabili e non dissi niente perché erano un peso sociale. Poi vennero a prendere gli “zingari”, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e gli slavi, e stetti zitto perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere gli antifascisti, e non dissi niente, perché non ero antifascista. Un giorno vennero a prendere me, e non era rimasto nessuno a protestare». Lo ha scritto Bertolt Brecht, ed è un passo illuminante per capire come operano i fascismi, e cosa può accadere quando vengono negati i diritti e non diciamo niente, perché crediamo che non ci riguardi. Il senso del giorno della Memoria deve essere anche questo: ricordare, ma con un’attenzione a cosa accade oggi. Ricordare le vittime del nazifascismo, ma ricordarle tutte. Anche quelle che spesso vengono dimenticate. Per questo, ogni anno, il 27 gennaio, a Roma si tiene la fiaccolata per gli Stermini Dimenticati: il Porrajmos dei Rom e dei Sinti, l’Aktion T4 dei disabili, l’Omocausto, lo sterminio degli omosessuali. Il Giorno della Memoria, dalle 17.30, il corteo partirà da Piazza dell’Esquilino per arrivare alla lapide sul Porrajmos e la Shoah in via degli Zingari 54. L’obiettivo della fiaccolata è la proposta di integrazione della Legge 211 con gli stermini dimenticati dei Rom e Sinti, degli omosessuali, dei disabili e dei Testimoni di Geova.

A Roma nascono il Museo degli Stermini Dimenticati e un monumento a via degli Zingari

Ma le notizie non si fermano qui. Il Comune di Roma ha individuato i locali dove nascerà il Museo degli Stermini Dimenticati, il primo in Europa. E ha approvato la costruzione di un monumento per gli Stermini Dimenticati in via degli Zingari 54, approvata dal consiglio comunale ed inserita nel nuovo bilancio. Ma l’idea è comunque più ampia. Si tratta di fare in modo che il programma di informazione nelle scuole non sia monotematico e che le storiche associazioni che rappresentano gli stermini dimenticati possano partecipare ai Viaggi della Memoria dai quali sono sistematicamente escluse dall’Assessorato alle Politiche Educative. «Abbiamo deciso di creare una realtà che non soltanto parlasse, ma travalicasse la realtà delle sigle» ha spiegato Andrea Maccarrone, Presidente dell’Associazione Memoria Stermini Dimenticati.  «Abbiamo voluto mettere assieme tutte queste differenze e sensibilità, creare degli spazi nuovi: un Museo degli Stermini Dimenticati che sia uno spazio moderno, interattivo, aperto alle scuole, ai ricercatori e alle ricercatrici. Un monumento nuovo, diverso da quello di Piazzale Ostiense, le cui sagome non rappresentano adeguatamente le persone con disabilità. Un monumento nuovo che sorgerà dove c’è la targa che ricorda lo sterminio di rom e sinti. Quando si parla di memoria ci sono diverse sensibilità ed è giusto che vadano rispettate. Ma le diverse sensibilità non devono significare esclusione».

stermini dimenticati
Il 27 gennaio dalle 17.30 il corteo partirà da Piazza dell’Esquilino per arrivare alla lapide sul Porrajmos e la Shoah in via degli Zingari 54

La memoria deve essere attualizzata

Serve ancora fare memoria? È questa la prima domanda che dobbiamo fare oggi. La seconda è: perché? La terza è: come? «Dopo 83 anni serve fare memoria, altrimenti ho paura che tutto questo finisca nella riga di qualche libro di storia che verrà letto, se verrò letto» ragiona Andrea Di Veroli, Presidente di ANED Roma. «Quelli che chiamiamo gli Stermini Dimenticati devono essere tramandati. Di Veroli racconta una testimonianza importante: è quella di Piero Terracina, un ebreo, che è stato ad Auschwitz. «Torno stanco da una giornata di lavoro» raccontava. «Vedo al di là del mio campo tutti questi “zingari” che cantavano e suonavano. Provavo quasi invidia. La mattina trovo quell’area vuota. Il silenzio che ho sentito quella mattina lo porto ancora dentro. E anche il senso di colpa per averli invidiati». La domanda era retorica, ovviamente. Fare memoria non solo serve. È fondamentale. «Il rischio è non attualizzare tutto questo» continua Di Veroli. «Abbiamo uno scenario mondiale che fa paura. Per questo è importante fare memoria. Non solo portare avanti il testimone dei sopravvissuti, ma far sì che quel sangue che è stato versato e la Costituzione che ne è stato il frutto e che tanto amiamo non possano essere banalizzati da tante correnti politiche che cercano il revisionismo, cercano di manipolare gli elementi».

Fare memoria lavorando sui giovani

Fare memoria nel modo corretto si può, si deve. Uno dei modi migliori per farlo è partire dalle scuole. «Crediamo nell’importanza del lavoro sui giovani per trasmettere i valori del rispetto e della solidarietà” spiega Tobia Morandi, dell’ANPC, l’associazione dei partigiani cattolici. «Stiamo cercando attraverso i documentari di preservare i valori della memoria nelle scuole. I testimoni diretti se ne stanno andando: si sta perdendo anche questo aspetto. E si danno per scontate cose come la libertà». Anche perché, un tempo, proprio dalle scuole iniziava una certa propaganda. «A scuola ai tempi del fascismo si chiedeva ai bambini se fosse giusto spendere dei soldi per i disabili che non si consideravano delle persone utili per la società» ricorda Leda Di Paolo, Presidente della sezione ANPI Esquilino Monti e Celio. «Anche oggi chi non è un consumatore non ha diritto ad avere una vita dignitosa. Ma siamo tutti uguali nei diritti. E poi ci sono delle differenze: le diversità sono una ricchezza. Ma questo oggi non viene accettato». Si parla di ieri, ma anche di oggi. Il senso della Memoria deve essere proprio quello di essere legata all’odierno, ai tempi che stiamo vivendo. Altrimenti diventa un esercizio inutile. «La memoria agisce anche nella contemporaneità» riflette Federico Auer, Consigliere del Municipio Roma I. «Quello che è stato il passato sembra tornare: alcuni passaggi di normalizzazione del fascismo, alcuni dialoghi sui poveri, sui rom, sugli stranieri peggiorano di giorno in giorno. Non ci auguriamo che questo porti ai risultati di cui stiamo parlando. Ma si percepisce un cambiamento del sentimento collettivo, alimentato dei politici». «Dobbiamo fare in modo che la nostra azione sia attualizzata» concorda Marco Pineschi, Consigliere del Municipio Roma II. «Dobbiamo restituire funzione politica e sociale alla memoria, cosa che si sta perdendo. Il valore di questa iniziativa è l’intersezionalità: dobbiamo riconnettere le nostre battaglie, le nostre sofferenze. L’attualità è sconvolgente. Non siamo credibili se piangiamo solo alcuni lutti rispetto ad altri. Altrimenti la memoria diventa un fatto da addetti ai lavori. C’è l’Iran. C’è il conflitto israelo-palestinese. O affrontiamo tutto questo in maniera complessiva, o altrimenti non troviamo luoghi che siano utili a far pressione, a incidere, a indignarsi».

Le realtà locali e le scuole come baluardi di resistenza

Il presente è sconvolgente. Nel mondo si sente lo sgretolarsi dei diritti. Quello che è accaduto a Minneapolis, in America, è durissimo da accettare. Eppure, proprio da quei fatti arriva uno spunto. «Negli Stati Uniti si ricomincia a parlare di deportazione» riflette Maccarrone. «È una parola che pensavo di non sentire più. E se ne parla nella più grande democrazia del mondo». Ma le realtà locali possono fare molto. «La risposta più forte a Trump è arrivata dal sindaco di Minneapolis. Dalle istituzioni locali. Le città possono fare da resistenza». È da qui, dai municipi, dai comuni, dalle singole scuole, che può nascere la resistenza. «Le politiche del nostro governo non aiutano certo l’accoglienza» fa eco Marilena Grassadonia, Coordinatrice delle Politiche Diritti LGBT+ di Roma Capitale. «Nel Comune di Roma non possiamo fare leggi nazionali: ma possiamo migliorare le cose, incidere sulle vite personali delle persone. È importante che le istituzioni ci siano, che ci siano momenti formali in cui si depongono corone di fiori. Il monumento è importante perché si tratta di tracciare segni sul territorio». E, nel territorio, come baluardi di resistenza, ci sono anche le scuole. «Dobbiamo lavorare sulla creatività dei ragazzi. E ricontestualizzare questo attacco ai diritti civili: nel 2026 ci sono stragi in corso, azioni che credevamo più di non vedere» interviene Ferdinando Bonessio, Capogruppo Europa Verde Ecologista-Roma Capitale. «Ci dobbiamo mettere d’accordo sul linguaggio comune, che sappia addebitare la rsponsabilitò di condotte che sono contro il genere umano. Bisogna ricontestualizzare tutto all’oggi, parlando di politiche migratorie, di accoglienza. Dove fare tutto questo se non nelle scuole superiori?». E tutto questo nonostante un ministero che non si presterà a questo lavoro. «Dobbiamo scavalcare i ministri, parlando direttamente con le scuole e i collettivi studenteschi».

MEMORIA. NON CI SIANO STERMINI DIMENTICATI

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