SUD PONTINO. FEDERICA E LUCREZIA: IL NOSTRO ANNO DI SERVIZIO CIVILE

Esperienze, ricordi, momenti difficili, progetti e piccole vittorie di due ragazze che hanno svolto il loro anno di servizio civile nelle associazioni del progetto Solidalmente

di Giacomo Salipante

Si è da poco concluso l’anno di Servizio Civile Universale delle ragazze e dei ragazzi dell’area del Sud pontino e noi di Reti Solidali abbiamo voluto incontrare due ragazze volontarie. Abbiamo chiesto loro di condividere le esperienze maturate nelle rispettive associazioni che hanno aderito al progetto Solidalmente. Le due ragazze hanno realizzato il loro desiderio motivate dalla solidarietà e dall’impegno per la comunità, soprattutto nelle aree sociali finalizzato alle pari opportunità e alla valorizzazione dei giovani nel loro sviluppo a lungo termine.

Progetto Solidalmente – Bucaneve e AIPD

Abbiamo raggiunto Federica Lombardi, volontaria del progetto Solidalmente presso l’associazione Bucaneve. Federica ci ha illustrato i programmi del progetto, portato avanti in collaborazione con AIPD Sud Pontino. Uno fra tutti, l’ “Agenzia del Tempo Libero”, un programma molto ampio all’interno del quale i volontari hanno dovuto svolgere tutta una serie di attività che permettessero ai destinatari di sviluppare la loro creatività e autonomia. Ad esempio, hanno insegnato ai ragazzi con sindrome di Down a prendere un mezzo di trasporto in totale autonomia e ad attraversare la strada in sicurezza. Fra i traguardi più importanti, Federica ha sottolineato l’importanza di far recepire ai destinatari del progetto la concezione del valore della moneta. Nella fattispecie, in occasione della Giornata mondiale della Sindrome di Down, i volontari, assieme alla loro Olp, hanno realizzato delle barrette di cioccolato per organizzare una vendita destinata alla raccolta fondi per la ricerca scientifica. I venditori sono stati proprio i ragazzi destinatari del progetto, che hanno potuto cimentarsi nella gestione dei soldi e del rapporto interpersonale coi vari clienti. Un altro rilevante progetto svolto dai volontari SCU, è stato Amore, Amicizia e Sesso. Quest’ultimo, aveva come tema principale l’educazione sessuale: per sfatare i tabù attorno a questo argomento quando si parla di ragazzi con sindrome di Down, le associazioni hanno organizzato dei corsi preparatori e hanno spiegato ai loro destinatari come amarsi in sicurezza, ma soprattutto in libertà. A causa della pandemia e degli imprevisti ordinari, non è stato un anno molto semplice. Tuttavia, Federica ha tenuto ad evidenziare quanto la bilancia penda dalla parte delle esperienze positive. I volontari sapevano dal principio che questa avventura sarebbe stata un’esperienza fuori dagli schemi e che, per forza di cose, avrebbe portato ostacoli da dover gestire e superare. A tal proposito, i volontari hanno voluto creare fin da subito un clima di armonia e di famiglia che potesse permettere a tutti e a tutte di esprimersi al meglio.

Trait d’union tra esperienza personale e studi universitari

Sull’esperienza vissuta a livello personale, Federica si è detta cambiata ed arricchita in tutti gli aspetti. Per lei è stato come tornare bambina poiché i ragazzi con sindrome di Down hanno saputo tirarle fuori quelle emozioni che la vita molte volte ci porta a tenere nascoste o a dimenticare per via di una serie di vicissitudini che ci troviamo ad attraversare. L’esperienza di SCU è servita anche a “guardarsi dentro” e ad intraprendere un viaggio introspettivo per rendersi conto di quanto si sia effettivamente fortunati nelle nostre vite ordinarie e che troppo spesso definiamo banali, ma che tutto sono fuorché banali. «Il mio sogno nel cassetto fin da piccola è sempre stato di studiare legge. Legge, però, vista sotto il punto di vista dei diritti, del tema delle uguaglianze, dell’aiutare nel giusto. Da questa ottica nasce la mia intenzione di voler prendere parte a questa esperienza di volontariato. Ho voluto ampliare la mia visione dei diritti, delle tutele, delle uguaglianze. Adesso che studio queste tematiche, ho davanti gli occhi cosa vuol dire davvero una legge per una minoranza o quanto un cavillo burocratico possa danneggiare il sociale. I miei studi e questa esperienza possono sembrare due mondi opposti, ma invece sono estremamente uniti.» A conclusione dell’intervista, Federica ha voluto lanciare un messaggio importante: «Purtroppo esiste ancora molta ignoranza attorno alla tematica della sindrome di Down. Bisogna capire che queste persone sono esattamente uguali a noi; hanno le stesse esigenze, le stesse necessità, gli stessi sogni. Bisogna smetterla di guardarle con compassione e iniziare a considerarle sempre più concretamente nella vita sociale.»

Progetto Solidalmente – Confraternita Santa Maria Maggiore

 Lucrezia Rosati ci ha raccontato la sua esperienza come volontaria della Confraternita Santa Maria Maggiore di Lenola. Il progetto che l’ha vista coinvolta insieme ad altri volontari, prevedeva un’assistenza di tipo domiciliare alle persone anziane del Comune di Lenola. I volontari dovevano recarsi presso le abitazioni delle persone anziane, molte delle quali affette da patologie. Il lavoro consisteva nel dare conforto agli anziani, ma anche e soprattutto supporto alle famiglie di questi ultimi nella loro delicata gestione. Difatti, le persone anziane che si trovano in questa situazione, ma che sono lucide, si sentono effettivamente un peso per le proprie famiglie. C’è chi non accetta di esser limitato nell’autonomia e di non riuscire a fare le semplici cose che prima era capace di compiere senza l’ausilio di nessuno.

Storie di momenti difficili 

Lucrezia si è trovata a dover gestire una delle situazioni più difficili: una signora anziana affetta da depressione. «Era difficile anche soltanto farla parlare. Cercavo di farle domande, ma era solita rispondere a stento. Non mostrava interesse per nessuna delle storie che le raccontavo. Tuttavia, col tempo sono riuscita a coinvolgerla nei miei discorsi e a renderla partecipe. Ho vissuto questa situazione come una sfida personale e, sapere di esser riuscita a contribuire positivamente, mi rende felice e soddisfatta.» Per Lucrezia, il Servizio Civile è stato sicuramente motivo di ricchezza personale, ma purtroppo anche di dolore. Nei mesi scorsi, infatti, due anziani (marito e moglie) della Confraternita sono venuti a mancare a distanza di due settimane uno dall’altra. «La signora era molto malata ed era costretta a letto. Il marito, nonostante avesse 96 anni, si prendeva cura di lei. Di loro mi è rimasto l’amore profondo che si dimostravano ogni giorno. Mi rimangono le loro storie e i loro racconti degli anni della guerra, del fatto che sono rimasti insieme e hanno lottato in quegli anni per restare insieme. Un amore puro che oggi difficilmente vediamo.» Sfortunatamente, anche un altro signore è venuto a mancare nello stesso periodo. «È stato un fulmine a ciel sereno poiché questo signore era assolutamente lucido fino al giorno prima della scomparsa. Soffriva di ischemie transitorie, ne ha avuta una più forte del solito ed è stato portato in ospedale. Lì ha contratto il Covid-19. Purtroppo anche io ero risultata positiva alcune settimane prima, per cui non lo vedevo da un pò. Il dispiacere che mi rimane è proprio il fatto di non esser potuta stare lì con lui negli ultimi istanti della sua vita.» A conclusione dell’intervista, anche Lucrezia ha voluto esprimere le proprie sensazioni riguardo l’esperienza da lei vissuta: «Mi sento di dire che ne esco migliore e posso affermare ciecamente che sono i destinatari del progetto ad averci trasmesso tanto e di più di quanto noi abbiamo potuto dare loro. È stata un’avventura gratificante e motivante. Ho gestito situazioni per le quali non mi sentivo all’altezza, ma mi sono fatta coraggio perché sentivo di avere il dovere morale di aiutare chi in difficoltà e l’ho fatto con il cuore. Mi sono messa alla prova e ce l’ho fatta.»

Immagine di copertina: AIPD Sud Pontino

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