ROMA. IL VILLAGGIO DELLA PACE SI FA SCOMODO

Il Villaggio della Pace dà il via a una serie di appuntamenti dedicati all'ascolto dei giovani. Salvatore Pisciotta: «Bisogna sfatare il mito per cui sono gli adulti a dover aggiustare le cose»

di Lucia Aversano

Entrando a Spin Time Labs la percezione che si ha è quella di un luogo sicuro, accogliente e inclusivo, uno spazio che ha ricevuto attente cure e che a sua volta è diventato un luogo di cura. Lo spazio sociale Spin Time ha sede nei piani bassi dell’edificio occupato nel 2012 da Action per accogliere famiglie in emergenza abitativa. Grazie all’azione di recupero fatta dagli attivisti, oggi quell’edificio è considerato un punto di riferimento per tutto il territorio, e non solo per le 300 persone che lo abitano. Qui vengono svolti corsi di formazione professionale, sono presenti aule studio e ludiche, è presente la redazione di un mensile e molto altro. E dunque il Villaggio della Pace non poteva scegliere luogo diverso per organizzare la sua iniziativa in occasione della Giornata nazionale della Cura della vita e delle persone del Pianeta.

La giornata della Cura

villaggio della pace
«Se vogliamo che le cose cambino realmente, dobbiamo imparare a prenderci cura degli altri come di noi stessi»

La giornata della Cura è stata promossa dalle numerosi reti e organizzazioni italiane che si occupano di pace in collaborazione con Equal Care Day, perché se è vero che senza giustizia non c’è pace, una società veramente giusta è possibile sole se mira a sviluppare una mentalità e una cultura che mettono al centro la cura. Cura intesa come contrasto all’indifferenza, all’individualismo, alle discriminazione e alle disuguaglianze. Qui il concetto di cura non si rifà solo al tema della salute ma coinvolge tutte le persone fragili e vulnerabili.  «Se vogliamo vivere meglio», si legge nel manifesto della giornata, «se vogliamo che le cose cambino realmente, dobbiamo imparare a prenderci cura degli altri come di noi stessi, del “noi” e non solo dell’ “io”, del pianeta come della nostra vita.»

Il Villaggio della Pace Scomodo

Il Villaggio della Pace ha pertanto deciso di celebrare questa giornata dando il via una serie di appuntamenti che metteranno al centro i ragazzi con le loro proposte e le loro idee. Il primo si è svolto il 1 marzo, e altri ne seguiranno fino al 21 settembre, Giornata della Pace. Nato nel 2020 come progetto sulle politiche giovanili, oggi il Villaggio della Pace ha iniziato una nuova avventura insieme alla rivista Scomodo, (mensile cartaceo ideato nel 2016 da giovani under 25 che ha la sua sede a Spin Time Labs) dando vita al Villaggio della Pace Scomodo.

La palestra dell’ascolto

villaggio della pace
Gli incontri proposti dal Villaggio della Pace proseguiranno fino al 21 settembre, Giornata della Pace.

Nella giornata si è svolto un tavolo dove esperti di diversi ambiti hanno discusso con i ragazzi. Nessuno in cattedra, ma uno scambio alla pari. Una «palestra dell’ascolto» come l’ha definita Clara Habte, coordinatrice del Villaggio, dove i giovani «non hanno solo domande da fare ma hanno anche le loro considerazioni e le loro proposte da sottoporre agli esperti degli ambiti che vengono trattati. Inoltre gli incontri sono destinati ai ragazzi dai 10 ai 30 anni e dunque non sono solo adulti che ascoltano i ragazzi ma anche ragazzi che ascoltano i ragazzi». Anche perché, così come afferma Salvatore Pisciotta, direttore artistico di Scomodo, «bisogna sfatare questo mito in cui si racconta che sono gli adulti a dover aggiustare le cose. In realtà dobbiamo essere noi a comprendere cosa vogliamo dal nostro futuro. Io inoltre ce l’ho un po’ con gli adulti perché credo che chi è adulto pensa solo a sé stesso ignorando le istanze di chi verrà dopo». E dunque non è un caso se durante l’incontro Daniele, giovane adolescente, si domanda e chiede soprattutto agli adulti il senso dell’ennesima giornata nazionale, che ai suoi occhi e agli occhi dei suoi coetanei è un qualcosa svuotato di senso; e se a Brayan, ventenne abruzzese, uno spazio occupato, e quindi di fatto illegale, sembra invece tutt’altro, poiché guarda il luogo che ha di fronte senza la lente del legalismo. Viste le premesse, i futuri momenti di dialogo e partecipazione che intende progettare il Villaggio della Pace Scomodo saranno un’occasione preziosa per tutti coloro che hanno a cuore la pace e la cura, e di certo una palestra dove gli esperti avranno più da imparare che da insegnare. A questo primo incontro hanno preso parte tra gli altri: Yasmin Abo Loha, di ECPAT Italia; Don Mattia Ferrari, cappellano di Mediterranea Saving Humans; Francesco Barone, portavoce del documento di denuncia e di pace del premio Nobel per la Pace Denis Mukwege; l’urbanista Luca Montuori e Mauro Astuto di S.S. Lazio Plogging.

 

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