I VOLONTARI DEL “FINE VITA”: IL NOSTRO EQUILIBRIO TRA EMOZIONI E SOFFERENZA

Una giornata con l'AVO in un hospice a Roma. “Non veniamo a trovare uno che muore, ma uno che è vivo. Qui c’è l’essenza dell’esistenza”.

di Paola Springhetti

L’hospice è luminoso e silenzioso. Roberto De Falco cerca di farci credere che è qui per fare una “cosa normale”: «Per me è come venire a trovare un amico che sta male: ti vengo a trovare, se hai bisogno di qualche cosa io cerco di farlo… Non mi sento un volontario».

Invece lo è, un volontario: fa parte dell’AVO (Associazione Volontariato Ospedaliero) Roma ed è uno di quelli che accompagnano i malati verso il fine vita, nell’hospice del Nuovo Regina Margherita a Trastevere. La struttura ha dieci posti letto: per alcuni è l’ultimo soggiorno, per altri una tappa di un percorso che proseguirà a casa, per poi tornare qui, magari a distanza di tempo. A casa i pazienti sono seguiti dalla stessa équipe della cooperativa che gestisce l’hospice, qui i volontari dell’AVO danno un valore aggiunto.

Incontriamo Roberto insieme a Gina Pitascio, responsabile del gruppo di volontari che fanno servizio nell’hospice, Rosalba Di Carlo e Alessia Biasco, che di anni ne ha appena 21 e ha iniziato questa esperienza appena possibile, cioè quando ha compiuto i 18 anni e ha potuto fare il corso di formazione obbligatorio prima di cominciare.

Non nascondiamo la sorpresa nel trovare una persona così giovane… (continua a leggere).

 

In copertina: Foto @Paolo Ferrari e Simona Bertarelli: Progetto Fiaf – CSVnet “Tanti per tutti. Viaggio nel volontariato italiano”.

 

 

I VOLONTARI DEL “FINE VITA”: IL NOSTRO EQUILIBRIO TRA EMOZIONI E SOFFERENZA

I VOLONTARI DEL “FINE VITA”: IL NOSTRO EQUILIBRIO TRA EMOZIONI E SOFFERENZA