VOLONTARIATO E GIUSTIZIA DI COMUNITÀ. UN VIAGGIO TRA LE ESPERIENZE NEL SUD PONTINO

Un ciclo su volontariato e giustizia di comunità. Il 26 maggio alle 15 si svolgerà un incontro sulle esperienze nel territorio pontino. Sonia Baldetti, direttrice ULEPE di Latina: «Con questo ciclo di incontri vogliamo valorizzare le esperienze già attive nel territorio pontino e rafforzare la collaborazione tra volontariato e giustizia, promuovendo percorsi concreti di responsabilità, inclusione e comunità»

di Ilaria Dioguardi

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Volontariato e giustizia di comunità. Storie di inclusione nel territorio pontino è il titolo dell’incontro previsto per domani, 26 maggio alle ore 15 presso la Curia Vescovile di Latina (via Sezze 16). Promosso da CSV Lazio e ULEPE Latina nell’ambito del protocollo tra  UIEPE per il Lazio, l’Abruzzo e il Molise e il CSV, l’appuntamento sarà dedicato, oltre che al ruolo del volontariato, anche al lavoro di pubblica utilità inteso come percorso di inclusione nella costruzione di una giustizia di prossimità, capace di coinvolgere attivamente il territorio, gli enti del Terzo settore e le istituzioni. Sonia Baldetti, direttrice Ufficio Locale di Esecuzione Penale Esterna-ULEPE di Latina: «L’obiettivo è quello di valorizzare le esperienze già attive nel territorio pontino e di rafforzare la collaborazione tra volontariato e giustizia, promuovendo percorsi concreti di responsabilità, inclusione e comunità. I lavori di pubblica utilità sono anche un modo per vivere le conseguenze di una propria azione in maniera attiva e consapevole, piuttosto che passiva e isolata».

Volontariato e giustizia di comunità: un ciclo di quattro incontri

 «Quello del 26 maggio (qui il programma) è il terzo di quattro incontri, promossi insieme al CSV Lazio, che cerchiamo di organizzare in luoghi facili da raggiungere per le varie associazioni del territorio», prosegue Baldetti. «Il 12 maggio abbiamo svolto un incontro al palazzo comunale di Cisterna e il 19 maggio nella sede del Comune di Priverno. Il 9 giugno saremo ospiti dell’amministrazione comunale di Formia (qui il programma). Abbiamo organizzato, per la prima volta, un ciclo di appuntamenti intorno al tema volontariato e giustizia di comunità sparsi su tutto il territorio della provincia per favorire il contatto con le associazioni dei territori, anche con quelle che non hanno ancora mai collaborato con noi; partecipiamo ogni volta con i funzionari del luogo, in maniera che ci sia un contatto diretto fra loro e gli esponenti delle associazioni che vogliono intervenire».

Negli incontri viene illustrato «quali sono le modalità di collaborazione che riguardano le varie forme di lavoro di pubblica utilità, quali possibilità le associazioni possono offrire. Mettiamo a disposizione le nostre competenze in termini di mediazione burocratica e amministrativa con il tribunale presso il quale bisogna necessariamente fare una convenzione per accogliere queste persone, e rispetto alla normativa», prosegue la direttrice. «È importante che le varie associazioni del territorio ci conoscano e possano facilmente mettersi in contatto con noi, siamo presenti in tutto il periodo in cui le persone sono sottoposte a misura. Durante gli incontri, viene predisposto un foglio firme in cui le varie associazioni indicano la persona che interviene fisicamente ma anche un recapito telefonico e una mail dell’associazione», spiega Baldetti. Dopo l’incontro «mandiamo il manuale per la stipula della convenzione e uno schema che ha elaborato la referente per il lavoro di pubblica utilità dell’Ulepe di Latina, in maniera da facilitare gli adempimenti burocratici, che a volte possono risultare non di immediata comprensione. Ad esempio, vengono spiegati tutti i passaggi che bisogna fare sul sito dell’Inail per stipulare l’assicurazione. L’obiettivo è fornire degli strumenti pratici per aiutare le associazioni».

Il ruolo strategico di ETS e UIEPE nella Giustizia di Prossimità

Nel ciclo di incontri promosso da CSV Lazio e UIEPE per il Lazio si ragiona sulla giustizia di comunità «in riferimento al mandato normativo. Noi siamo il Dipartimento della giustizia di comunità, quindi siamo incaricati di metterla in pratica. A parte questo, per noi è proprio una scelta valoriale. Se la persona che ha avuto comportamenti anti giuridici, qualunque essi siano (sia quelli un po’ meno gravi della messa alla prova sia quelli un po’ più gravi che portano ad un percorso di condanna), crea una frattura col resto della comunità, il lavoro di pubblica utilità svolto nel territorio di riferimento, con persone che abitano quel territorio e che lo vivono dando senso e significato al tempo libero che trascorrono presso l’ente, è secondo noi la soluzione, la cura giusta rispetto a quella frattura», continua la direttrice. «Se la persona fa esperienza di significato, mette alla prova delle capacità che nemmeno pensava di avere, trova soddisfazione in un lavoro collettivo svolto in maniera gratuita. Ne esce migliore, ne esce un cittadino più responsabile che ha a cuore il bene comune, per difendere il quale spende tempo ed energie».

I primi due incontri hanno ottenuto un ottimo riscontro. «In entrambi i casi c’erano diverse associazioni che non conoscevamo, che si approcciavano per la prima volta a noi, era esattamente l’obiettivo di questi nostri appuntamenti così decentrati sul territorio», sottolinea Baldetti. «Le associazioni con cui già collaboriamo le vediamo costantemente, i funzionari dell’Uepe quando inseriscono una persona che svolge lavori di pubblica utilità presso un’associazione vanno con una certa frequenza ad incontrarla, si instaura un rapporto vivace. Questi incontri avevano l’obiettivo di aprire il range delle associazioni di riferimento, il fatto che ad ogni incontro ci siano tra le tre e le cinque associazioni nuove che si approcciano per la prima volta, che chiedono informazioni e hanno voglia di approfondire è, secondo noi, segno di successo. C’è un grande passaparola tra i territori».

Facilitare la disponibilità delle associazioni

Questi incontri hanno anche un altro obiettivo, «abbassare un po’ l’ansia. L’idea di far entrare nella propria organizzazione una persona con un procedimento penale pendente porta spesso a pensare a obblighi burocratici pesanti. Invece, sapere che c’è un ufficio pubblico deputato, con dei funzionari a disposizione che hanno risposte, che sono competenti dà un senso di tranquillità maggiore, rende la curiosità qualcosa di più concreto», prosegue Baldetti. «Questa è la nostra speranza. Cerchiamo di mettere a disposizione le nostre competenze per facilitare la disponibilità, per fare in modo che la disponibilità diventi un impegno concreto».

«Chi fa richiesta di fare lavori di pubblica utilità, e la vive come un’occasione, è importante che abbia la possibilità di sperimentare delle parti di sé di impegno, di cura del bene comune della collettività di riferimento», spiega Baldetti. «Quest’impegno gratuito permette alla persona di essere riconosciuta per quello che ha dato, per il tempo dedicato». Anche l’attività che può sembrare più umile, come quella di pulire l’aiuola o il giardino dove i bambini del paese poi passano il pomeriggio «restituisce alla comunità un senso di bellezza e di cura che contagia positivamente chiunque frequenta quel pezzetto di giardino. Poi fa sentire la persona utile piuttosto che star lì e semplicemente aspettare che passi il tempo della pena. I lavori di pubblica utilità sono un modo anche per vivere le conseguenze di una propria azione in maniera attiva e consapevole, piuttosto che passiva e isolata».

 

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