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CONTRO IL CANCRO IN UGANDA, DOVE LA SALUTE È UN LUSSO

CONTRO IL CANCRO IN UGANDA, DOVE LA SALUTE È UN LUSSO

La battaglia di Afron contro i tumori, attraverso la prevenzione e l'educazione nelle scuole, ma anche gli screening e il sostegno ai malati

Continua la battaglia di Afron Oncologia per l’Africa contro il cancro infantile in Uganda. Con il progetto 3C – Children Caring about Cancer, iniziato l’anno scorso con i fondi dell’8 per mille alla Chiesa Valdese, è iniziata la collaborazione con l’Organizzazione non governativa Uganda Child Cancer Foundation. Nell’istituto Kangole Girls Secondary School di Moroto i volontari hanno fondato il 3C club, un network che fornisce informazioni sui tumori e organizza raccolte fondi per l’assistenza ai malati. In tutto i 3C club sono sette e hanno sensibilizzato dal 2014 oltre 12 mila studenti. In particolare quello della Kangole Girls SS  si è distinto per la messa in scena di commedie teatrali incentrate sui fattori di rischio dalle malattie, come l’obesità, il fumo e l’alcool. Non solo. Le ragazze hanno impiantato un orto di frutta e verdura all’interno della scuola, in modo da stimolare un’alimentazione corretta, efficace strumento di prevenzione dei tumori. Curare delle piante con temperature ben più elevate di quelle europee non è facile. Per questo Afron ha in cantiere la costruzione di una cisterna capace di far fronte alla siccità.

 

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Le attività di prevenzione nelle scuole

LA FONDAZIONE. Afron Oncologia per l’Africa è stata fondata da cinque medici specialisti dell’Istituto Regina Elena di Roma. La mission è il contrasto al cancro attraverso la formazione del personale, l’informazione e la sensibilizzazione dei cittadini. Lo scorso 30 maggio la fondazione ha festeggiato otto anni di attività. La cena di beneficienza è stata l’occasione per illustrare i risultati raggiunti: finora sono state 600mila le persone sensibilizzate da Afron, 15.587 gli screening ginecologici e senologici effettuati; 34 i medici volontari coinvolti, che  tra l’altro hanno aiutato un collega ugandese a raggiungere la specializzazione in ginecologica e ostetricia; 90,32% la percentuale dei fondi raccolti destinata ai beneficiari effettivi. Afron ha contribuito anche a introdurre le cure chemioterapiche presso il Nsambya Hospital di Kampala e alla realizzazione della Family House, per ospitare le donne affette da cancro durante i trattamenti.

 

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Inaugurazione della cisterna presso la Kangole Girls Secondary School

IL PROGETTO ABLE. Sempre per l’Uganda è pensato Able – Awareness for Burkitt’s Lymphoma Eradication. Questa seconda iniziativa ha come obiettivo la protezione dei duecento bambini dei villaggi di Acholi, regione a Nord dell’Uganda, dal Linfoma di Burkitt. Questo tipo di tumore infantile colpisce ogni anno tra i 175 e i 250 mila bambini al mondo. E se in Occidente viene diagnosticato in tempo e il tasso di sopravvivenza è tra il 75 e l’85%, l’80% delle diagnosi proviene da Paesi a basso reddito, dove sopravvive solo tra il 20 e il 50% dei casi. In Uganda la percentuale si sopravvivenza crolla drammaticamente al 2%. E i bambini che si presentano in ospedale in tempo utile per essere curati non sono la totalità.

Le campagne informative di Afron vorrebbero agevolare l’individuazione della malattia quando è ancora in stato precoce ed è possibile intervenire attraverso il ricovero in ospedale e il ricorso a cure chemioterapiche.

 

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La Fondazione Afron è stata fondata da cinque medici specialisti dell’Istituto Regina Elena di Roma

L’OSPEDALE. Il progetto Able ha sede presso il Saint Mary’s Hospital Lacor di Gulu. Nato nel 1959 come piccolo presidio missionario, oggi è il principale ospedale non a scopo di lucro dell’Africa equatoriale. La struttura ospita ogni anno circa 250 mila pazienti, garantendo a tutti le cure mediche, indipendentemente dalle possibilità economiche dei pazienti.

Un dettaglio non da poco, in quanto in Africa la maggior parte della popolazione vive con circa un dollaro al giorno e le cure oncologiche, a totale carico dei malati, costano intorno ai mille. Il Lacor applica un protocollo composto da sei cicli di trattamenti di tre giorni l’uno, distanti tra i 10 e i 21 giorni. Purtroppo, spesso i miglioramenti iniziali convincono i genitori che i figli siano guariti e tendono ad abbandonare il ciclo di cure, con ricadute molto spesso fatali per i bambini.

 

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In Uganda la mortalità da tumori è altissima, per l’impossibilità di sostenere le spese delle cure

LA DIFFUSIONE DEI TUMORI. La fondazione Afron è nata a seguito dell’allarme lanciato nel 2008 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla diffusione dei tumori in Africa: «Se non si interverrà tempestivamente con opportuni programmi di prevenzione e cura, l’Africa si troverà ad affrontare, entro il 2020, 13 milioni di nuovi casi di cancro e circa 1 milione di decessi l’anno».

In Uganda e Rwanda il cancro alla cervice uterina è il più diffuso e colpisce 46 donne su 100 mila con un tasso di sopravvivenza del 20%. Il cancro alla mammella ha una sopravvivenza del 54% a 5 anni: non sopravvivono la metà delle donne colpite dalla malattia. In Italia, la stessa percentuale si attesta all’86%. La mancanza di informazione e la povertà portano a diagnosi tardive. Spesso il cancro viene percepito una “condanna divina”, che colpisce però solo i più poveri.

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Mirko Giustini

Laureato con lode in Lettere moderne ed Editoria e scrittura, si è sudato il tesserino da giornalista scrivendo per varie testate locali di Roma e dei Castelli romani. Lavora come analista televisivo presso la Geca Italia e scrive per Lazio sette (Avvenire).

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